Italiani e risparmio, Acri- Ipsos: la situazione migliora (al Nord più che al Sud)

 Un “lento ritorno alla normalità” sembra aver caratterizzato il 2017. La crisi non è ancora finita, ma il clima di fiducia migliore: paura e preoccupazioni, pur ancora presenti, stanno lasciando spazio a un atteggiamento più tranquillo e fiducioso nel futuro. Tuttavia non si tratta di una percezione realmente “nazionale” e il Paese continua a essere attraversato da una frattura lungo l’asse Nord-Sud.

In linea generale, crescono le famiglie che si dicono soddisfatte della propria situazione economica e che escono dalla crisi. L’indagine sugli “Italiani e il Risparmio” di Acri-Ipsos mostra infatti “un trend positivo, dopo l’interruzione dello scorso anno”. Le famiglie colpite direttamente dalla crisi sono meno di una su cinque (19% contro il 28% del 2016) e i soddisfatti superano gli insoddisfatti (sono il 56% contro il 44% di insoddisfatti), con un incremento di 5 punti percentuali rispetto al 2016.

Da un’attenta analisi emerge, però, un’Italia divisa: il miglioramento è concentrato nel Nord, soprattutto nel Nord-Ovest (oggi c’è il 69% di soddisfatti, 16 punti in più del 2016, mentre nel Nord-Est i soddisfatti sono il 64%, 6 punti in più del 2016). Il Centro e il Sud invece arretrano lievemente (-3 punti percentuali), dove i soddisfatti sono il 52% al Centro e il 43% al Sud. Inoltre si allarga la forbice tra chi se la cava e chi rimane in seria difficoltà. Rimangono, infatti, costanti coloro che si trovano in una situazione di grande insoddisfazione: negli ultimi tre anni sono stabilmente al 15%.

La percezione della crisi, per la prima volta, sembra attenuarsi, cosa che si riverbera su una maggiore propensione al consumo, anche a scapito del risparmio, sebbene la percentuale di coloro che amano mettere da parte qualcosa resta molto elevata (86%).

Tra coloro che hanno risparmiato di più nel 2017 ci sono i giovani (il 41%) mentre le persone fra 31 e 44 anni hanno risparmiato meno (6 punti meno della media della popolazione). Combinando l’andamento del risparmio delle famiglie italiane nell’ultimo anno (2017) e le previsioni per quello futuro (2018), si nota che aumenta il numero di coloro che riescono a “galleggiare” o a migliorare lievemente e si riducono un poco le situazioni problematiche.

Per il 65% degli italiani il risparmio significa attenzione alle spese superflue e agli sprechi: si risparmia per il futuro, per tutelarsi personalmente (37%) o – per chi ha figli – per poter pensare al loro futuro (25%). Tra gli altri motivi per cui si risparmia, il 14% – specie i più giovani – lo fa perché ha in mente un progetto personale, l’8% per un atteggiamento etico, il 7% perché si sente portato come indole, il 4% perché ha in mente un progetto imprenditoriale e vuole avere una propria attività, mentre il 3% perché vi è costretto per ridurre i debiti cumulati.

Gli italiani sono abbastanza soddisfatti di come gestiscono i propri risparmi (54%), ma pochi si ritengono in grado di individuare l’investimento adatto alle proprie esigenze (il 36%). Questo è dovuto alla ridotta cultura finanziaria e alla bassa fiducia in leggi e regolamenti che tutelano il risparmio: il 66% ritiene che gli strumenti di tutela siano inefficaci, dato preoccupante, anche se in miglioramento rispetto al 74% del 2016. La preferenza per la liquidità è sempre elevata e riguarda più di 2 italiani su 3; chi investe lo fa solo con una parte minoritaria dei propri risparmi.

In uno dei momenti più difficili per l’Ue, gli italiani divengono meno negativi rispetto all’Unione. Pur criticando l’eccesso di regole (il giudizio è negativo per il 56%), ne valutano la positività più che nel recente passato. Il 62% pensa che senza l’Unione Europea l’Italia sarebbe più arretrata e meno importante sulla scena internazionale (60% vs il 31% che pensa il contrario, il 9% non si esprime), avrebbe un minore livello di sicurezza (54% vs il 37% che pensa il contrario, il 9% non si esprime) e meno giustizia sociale (51% vs il 34% che pensa il contrario, il 15% non si esprime); per i più sarebbe anche più povera (48%), ma sono molti coloro che la pensano diversamente: il 41% ritiene che sarebbe più ricca, l’11% non si esprime.

Inoltre cresce (dal 25% al 26% nell’ultimo anno) l’importanza percepita dell’Europa nei prossimi 20 anni; e il numero di coloro che ritengono l’Euro uno svantaggio fra 20 anni diminuisce significativamente: sono il 33% (erano il 36% nel 2015, il 42% nel 2016) anche se oggi circa 2 italiani su 3 ne sono insoddisfatti.

 

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