Nielsen: italiani si scoprono liberal, sì a pubblicità con famiglie moderne e gay

 

Quasi quattro italiani su dieci vorrebbero che la pubblicità mostrasse famiglie moderne e non tradizionali: famiglie con genitori single, multietniche, con genitori dello stesso sesso, multigenerazionali. Il 31% vorrebbe che fossero rappresentati orientamenti e identità sessuali diverse, il 39% persone con background, culture ed etnie “diverse”. L’Italia si scopre un paese “liberal” in fatto di pubblicità e rappresentazione della “diversità” – per quanto impropria questa parola sia – nel marketing dei prodotti. Almeno questo quanto emerge da un’analisi Nielsen sulla rappresentazione della diversità in pubblicità e sulla sostenibilità delle aziende.

La ricerca è la Global Survey Women & Diversity condotta da Nielsen nel terzo trimestre del 2016 su un campione di oltre 31mila persone in 63 Paesi. Spiega Nielsen nel suo approfondimento online: “I consumatori sono sempre più sensibili alle rappresentazioni della diversità in pubblicità e sulle confezioni dei prodotti. Per “diversità” s’intende una vasta gamma di background (come cittadinanza o etnia), caratteristiche fisiche (come colore della pelle, età o corporatura), abilità (fisiche e intellettuali), espressioni o identità di genere, orientamenti sessuali, e culture. In questo senso, il desiderio di vedere comunicazioni commerciali più inclusive, dove la diversità non sia rappresentata come un ostacolo, né nascosta, accomuna tutto il mondo industrializzato. I concetti di trasparenza e di sostenibilità – economica e ambientale – appaiono ancora più internazionali: in quasi tutto il mondo, infatti, influenzano la scelta di sostenere o meno un brand”.

Uno dei dati più interessanti che emerge dalla ricerca è il favore espresso nei confronti della rappresentazione di famiglie non tradizionali nella pubblicità dei prodotti, con marketing che si aprano dunque alla presenza di genitori single, multietnici, genitori dello stesso sesso, nuclei multigenerazionali: il favore espresso dagli europei è del 32% mentre in Italia questa percentuale sale al 38% e raggiunge punte del 43% fra i giovani della generazione ZIl 31% degli intervistati italiani afferma che vorrebbe vedere più persone con orientamenti sessuali e identità di sesso diverse (lesbiche, omosessuali, bisessuali, transgender), contro una media europea del 26%, e con un favore che raggiunge il 43% fra i giovanissimi. “L’Italia si configura come un paese sempre più liberal”, commenta Nielsen, anche se non raggiunge i picchi della Spagna.

Le altre “differenze” che si vorrebbe rappresentate in pubblicità sono le diverse corporature – persone in sovrappeso o sottopeso, 40% – le persone più anziane (40%), le abilità fisiche o mentali diverse (39%). Le differenze di preferenza sono generazionali. I più giovani sono i più aperti su identità di genere, sessualità e famiglia, tanto che nel 43% dei casi i teenager della Generazione Z si dichiarano favorevoli alle comunicazioni commerciali che mostrano famiglie non tradizionali, nonché persone con orientamenti sessuali e identità di sesso diverse. I giovanissimi sono anche i più aperti alle pubblicità inclusive di persone con background, culture ed etnie diverse (favorevoli nel 43% dei casi), contro il 38% dei millennial, il 37% dei quarantenni della Generazione X e il 42% dei baby boomer. I teenager appaiono invece meno sensibili al problema dell’imposizione di determinati canoni estetici: solo il 36%, infatti, afferma di voler vedere più persone con corporature diverse in pubblicità, contro il 41% dei millennial, il 40% dei quarantenni e il 41% dei baby boomer.

La ricerca evidenzia poi il crescente favore nei confronti di aziende e brand che abbracciano la sostenibilità e la difesa dell’ambiente. Sette italiani su dieci dicono di essere influenzati dall’eco-sostenibilità del prodotto. I fattori che hanno un impatto sulla decisione di acquistare o sostenere un brand sono il supporto dell’azienda all’economia locale, a cause ambientali, la trasparenza e il commercio equo, il sostegno a cause sociali. Le rappresentazioni della diversità in pubblicità, invece, per quanto apprezzate dai consumatori, influenzano davvero gli acquisti solo nel 47% dei casi. 

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