Origine alimenti: consultazione Ue su etichettatura, cosa hanno detto gli italiani?

 Il primo febbraio si è conclusa la consultazione pubblica sulla bozza di Regolamento di attuazione sull’origine degli alimenti. Il testo implementa l’articolo 26, comma 2, del Regolamento 1169/11 sulle informazioni sugli alimenti ai consumatori. Parliamo dei casi in cui è obbligatoria l’indicazione del paese d’origine o del luogo di provenienza. La norma non si applica alle indicazioni geografiche e ai marchi registrati Ue anche con una sorta di nome italian sounding, ovvero che richiama l’italianità del prodotto. Meglio tardi che mai, dicono in molti. Help Consumatori ha esaminato i commenti principali dei partecipanti italiani alla consultazione.

La pagina europea dedicata riporta 143 feedback. In primis Coldiretti, associazione da sempre in lotta per una etichetta di origine delle materie prime trasparente. Il giudizio dell’organizzazione non è positivo: il regolamento “non fornisce una risposta alle richieste dei cittadini per una totale trasparenza attraverso l’etichettatura obbligatoria dell’origine dei prodotti alimentari. Questo progetto non è nemmeno sufficientemente ambizioso per risolvere il problema di informare senza fuorviare sulla vera origine dell’ingrediente primario quando è diverso da quello fornito per il prodotto principale. Essendo un sistema volontario, chiediamo alla Commissione europea di offrire molta meno flessibilità al fine di ridurre le deroghe e migliorare la coerenza dell’etichetta”.

Scettici anche gli agricoltori della Cia che sottolineano come l’etichettatura d’origine, sia volontaria, “ovvero si può anche non fare. Ma chi immette in commercio un bene sulla cui etichetta è indicata l’origine, deve essere obbligato ad indicare il luogo di provenienza della materia prima con lo stesso dettaglio geografico. Se così non fosse, staremmo avallando il pericolo di fuorviare il cittadino/consumatore inducendolo, con informazioni ingannevoli, ad un acquisto indesiderato.” La conclusione della Cia è che “la bozza di Regolamento non apporta un chiarimento lineare su questo punto e lascia, quindi, aperta la possibilità di adottare comportamenti scorretti”.

Più positivo Assolatte, che chiede una veloce approvazione del testo“al fine di fermare il processo di perturbazione del mercato interno causato dall’introduzione di norme nazionali sull’etichettatura di origine in diversi Stati membri”. Anche Federalimantare e Confcommercio Imprese per l’Italia chiedono una approvazione rapida. Federdistribuzione parla invece di “ambito di applicazione poco chiaro che lascia spazio all’incertezza e, quindi, alla possibile diversa interpretazione degli Stati Membri”. Riportando il punto di vista di chi si dovrà adeguare, esprime preoccupazione proprio sui tempi di transizione: troppo brevi, per le aziende sono necessari almeno due anni. (Il Regolamento dovrebbe entra in applicazione il 1° aprile 2019, ndr).

Cosa dicono i consumatori? Secondo il Codacons la proposta disattende in maniera preoccupante i principi posti dal Regolamento 1169/11. “Non si può non nascondere un certo disappunto – si legge nella nota allegata dell’associazione – anche in virtù del fatto, che un paese come l’Italia aveva adottato una normativa all’avanguardia sancendo, con riguardo a determinati alimenti, l’obbligo tout court di indicazione dell’origine della materia prima in etichetta e fornendo prescrizioni puntuali e precise per le indicazioni in etichetta”.

Tantissimi i singoli cittadini italiani che hanno espresso la loro opinione. In molti con una idea molto chiara: i consumatori hanno il diritto di conoscere esattamente l’origine del cibo e l’origine degli ingredienti primari.

 

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