Pasta, Coldiretti: bene stop Barilla a grano al glifosato

 L’annuncio di Barilla che al Canadian Global Crops Symposium ha sottolineato che “al momento non ha firmato nessun contratto per l’importazione del grano dal Canada” non poteva non suscitare la reazione compiaciuta dei produttori italiani che, secondo Coldiretti, a fronte di una giusta remunerazione del proprio lavoro, “sono pronti ad aumentare la produzione di grano duro in Italia dove è vietato l’uso del glifosato in preraccolta, a differenza di quanto avviene in Canada ed in altri paesi”. 

Alla convention canadese, Barilla che ha affermato di “aggiornato i parametri qualitativi per questa materia prima strategica e chiede ai produttori di grano duro di tutti i Paesi di non usare il glifosato prima del raccolto”, come avviene in Canada che fino allo scorso anno era il principale fornitore straniero dell’Italia.

In una situazione in cui un pacco di pasta su sette prodotto in Italia è fatto con grano canadese, si tratta, sottolinea la Coldiretti, di una svolta storica della principale industria pastaia del mondo che risponde alle sollecitazioni che vengono dai consumatori che chiedono garanzie di sicurezza alimentare.

Le importazioni di grano duro dal Canada erano crollate già nel 2017 del 39,5% in valore per un quantitativo comunque estremamente rilevate di 720 milioni di chili secondo una analisi della Coldiretti su dati Istat. A pesare, l’entrata in vigore in Italia del decreto con l’obbligo di indicare in etichetta la provenienza del grano impiegato.

Ora da Barilla fanno sapere di aver investito 240 milioni in progetti che coinvolgono 5.000 imprese agricole italiane che coltivano una superficie di circa 65 mila ettari con un incremento del 40% dei volumi di grano duro italiano nei prossimi tre anni.

La scelta di Barilla è una buona notizia perché dimostra la capacità di un’azienda di rispondere alle preoccupazioni dei consumatori del nostro Paese che chiedono pasta fatta con il grano italiano ma anche di sostenere l’economia e l’occupazione sul territorio contro la delocalizzazione”, ha precisato il presidente della Coldiretti, Roberto Moncalvo.

Nel mondo, evidenzia la Coldiretti, l’Italia detiene il primato sulla produzione di pasta con 3,2 milioni di tonnellate all’anno davanti a Usa, Turchia, Brasile e Russia. Ma è proprio sui mercati mondiali che si avvertono i primi campanelli di allarme visto che, in controtendenza rispetto all’andamento del Made in Italy all’estero che ha superato la storica cifra di 41 miliardi di euro, si riducono invece le esportazioni italiane di pasta che nel 2017 hanno fatto segnare un preoccupante calo in valore secondo le analisi Coldiretti su dati Istat.

“Ora ci sono le condizioni per frenare i pesanti effetti della delocalizzazione che dopo aver colpito la coltivazione del grano sta interessando la trasformazione industriale con pesanti conseguenze economiche ed occupazionali”, conclude la Coldiretti.

 

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