Redditi e consumi, Federconsumatori: la spesa cresce più dei redditi

 La crisi sembra essere ormai alle spalle e, seppure con le dovute cautele, l’economia italiana può iniziare a tirare un sospiro di sollievo e a guardare con più fiducia al futuro. Ma cosa hanno lasciato dietro di sé i difficili anni appena trascorsi? Per tracciare il quadro completo della condizione vissuta dalle famiglie, del loro grado di benessere e delle prospettive percepite Federconsumatori ha studiato l’evoluzione dei consumi delle famiglie o dei nuclei conviventi nei diversi settori e per le diverse collocazioni sociali. 

Nel 2013, in Italia, seppure superata la fase più acuta e drammatica, la crisi economica e finanziaria ancora faceva sentire i suoi pesanti strascichi e gettava importanti ombre sugli sviluppi economici degli anni a venire.

Da non sottovalutare è poi l’aumento dell’IVA ordinaria al 22% avvenuto a decorrere dal 1° ottobre 2013 a fronte del quale ci si aspetterebbe di registrare il maggiore aumento dei prezzi e delle tariffe in occasione dell’innalzamento dell’aliquota. In realtà, negli anni tra il 2013 e il 2018, l’accelerata più marcata viene, in previsione, nel 2018, sostenuta dal forte incremento del 2017.

Nel dettaglio: nel 2017 si è registrato un aggravio della spesa di +796,90 euro e nel 2018 se ne prevede uno di +947,74 euro (nel 2013 era stato pari a +810,90 euro e nel 2014 a +648,40 euro).

Negli stessi anni la spesa delle famiglie si attesta al +1,9% nel 2017 (rispetto al 2016), mentre la previsione relativa al 2018, effettuata sulla base delle rilevazioni condotte dalla Federconsumatori, lascia intravedere un aumento del +2,2%.

Il cambio di rotta rispetto agli andamenti incerti che caratterizzano gli anni della crisi si ha nel 2016: anno in cui la spesa torna a crescere in maniera più decisa, attestandosi in media al +1%.

Dal 2013 al 2017, il reddito medio di una famiglia è aumentato di 211,20 euro l’anno ma i consumi delle famiglie, nel periodo analizzato, risultano invece in diminuzione, con decremento medio annuo del -0,2%.

È interessante notare come i redditi risultino fortemente differenziati a seconda dell’inquadramento professionale del principale percettore di reddito all’interno del nucleo familiare. Analizzando il discostamento del reddito dei differenti nuclei familiari rispetto al reddito medio, nell’intero periodo di riferimento emerge come il reddito del nucleo in cui il principale percettore è un pensionato risulta inferiore del -18% rispetto al valore medio, mentre quello in cui il principale percettore è un dirigente è maggiore del +408%.

Esiste un forte squilibrio tra l’andamento della spesa e la mancata crescita dei redditi. Questo andamento riguarda in particolare quelli medio bassi, per i quali la spesa cresce di più rispetto al reddito. Tale tendenza si inverte con l’aumentare del reddito: per le famiglie il cui percettore di riferimento è un quadro o un dirigente il reddito cresce più della spesa.

Sulla composizione del reddito delle famiglie una forte influenza è determinata dalla condizione occupazionale dei componenti. L’incidenza delle assunzioni a tempo indeterminato sul mercato del lavoro ha avuto una evoluzione altalenante nel periodo di riferimento 2013-2017, non lasciando intravedere prospettive di miglioramento stabili per i redditi da lavoro dipendente.

 

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