Salmone norvegese, polemica sulla Rai. Cosa rischia davvero il consumatore?

 

Da dove arriva veramente il salmone che troviamo nei supermercati? È davvero selvaggio come ci viene detto, o è tutta una bufala? È l’argomento centrale del servizio andato in onda nella puntata “Indovina chi viene a cena” su Rai 3, che ha sollevato un’onda di polemiche da parte del quotidiano online Fatto Alimentare sulla giornalista, accusata di aver causato allarmismo senza il supporto di concrete basi scientifiche. Nella puntata si parla del salmone, uno degli alimenti più consumati, che purtroppo però è anche pieno di policlorobifenili (PCB) e diossina che si accumulano nel suo grasso. L’Italia ne importa grandi quantità dalla Norvegia, dove il fatturato del mercato del pesce si aggira intorno ai sei miliardi. Qui a preoccupare sono le modalità con cui viene pescato e allevato. Il servizio mostra le immagini degli allevamenti di salmone, concentrati nei fiordi norvegesi, dove i pesci vengono tenuti in condizioni poco accettabili, costretti in gran numero in spazi ristretti e a “nuotare nel loro stesso vomito”.

Il problema principale è che, secondo le testimonianze raccolte, per combattere batteri o altre malattie gli allevatori utilizzino sostanze chimiche considerate cancerogene per l’uomo. Parliamo del diflubenzeron e dell’ endosulfan, i cui livelli di utilizzo sono stati aumentati nel 2013 dal Governo norvegese grazie a un parere dell’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare. Questo nonostante la stessa Commissione Europea le avesse definite “indesiderabili” per l’uomo.

Queste stesse sostanze, date in pasto ai salmoni, finiscono poi nel mare con conseguenze che non conosciamo, ma che potrebbero portare con il tempo a malformazioni negli animali che già si stanno verificando. In barba al mito del “pesce che naviga in acque migliori”, anche i pesci che troviamo nei fiumi e nei laghi italiani hanno alterazioni interne sicuramente dovute alla presenza di sostanze chimiche, presenti ormai in grandi quantitativi nelle nostre acque, che stanno modificando la fauna e la flora marine.

Le polemiche nei confronti della puntata sostengono che il servizio ha creato più confusione tra i consumatori, accusando il Governo Norvegese, il servizio sanitario italiano, ristoratori e imprese, autorità tra cui Nas, Capitanerie di porto, Istituto repressioni e frodi di essere incompetenti o truffatori e di essere responsabili di gravi falle nei controlli a tutti i livelli. Il tutto sulla base di spiegazioni semplicistiche come quella del pescatore intervistato che fa il paragone di un allevamento di salmoni in Norvegia con quello di una vasca in un’abitazione contenente sei pesci da due chili, o dell’analisi di tre campioni di salmone risultati positivi all’etossichina.

Eurofishmarket, leader nel mercato italiano per la consulenza, ricerca, formazione ed informazione specializzata nel settore ittico, ha invece risposto riportando un documento di ANSES (Agenzia francese per l’alimentazione, ambiente, salute e sicurezza sul lavoro) che sostiene che il consumo di pesce non è dannoso per la salute umana, in quanto il contenuto di metilmercurio è inferiore alla dose giornaliera definita tollerabile dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

di Ludovica Criscitiello

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