Sviluppo sostenibile, Fondazione Barilla: cambiare approccio al cibo. Mediterraneo, tante le sfide alimentari

 Per raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile fissati dall’Onu al 2030 bisogna cambiare l’approccio al cibo. Ripensare il sistema alimentare in termini di salute personale, per fronteggiare la contrapposizione fra diffusione dell’obesità e della malnutrizione, e in termini ambientali, perché l’agricoltura ha un impatto forte sull’ambiente – basti pensare alla quantità d’acqua che consuma. E tante sfide passano attraverso il Mediterraneo. Si tratta di un’area che riunisce paesi diversi, quelli europei e i paesi del Sud e dell’Est, ma con sfide comuni dal punto di vista della sostenibilità alimentare.

Una serie di minacce comuni riguarda, anche se in misura diversa, tutti i paesi che si affacciano sul Mediterraneo: cambiamento climatico, mancanza d’acqua, degrado del suolo, pressione ambientale lungo le coste, pratiche agricole insostenibili e carenze nutrizionali. Nell’area si sta abbandonando la dieta mediterranea verso un’alimentazione ad alto contenuto di proteine animali, grassi e poche fibre. A evidenziare questa dinamica è il Barilla Center for Food & Nutrition, che sarà presente al Festival del Giornalismo alimentare di Torino con una serie di eventi sul cibo, sulle migrazioni e con un focus sull’area mediterranea.

Il cibo, sottolineano dal Barilla Center, è l’elemento più trasversale sul quale intervenire per rendere il sistema di vita finalmente sostenibile e raggiungere i 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030 dell’ONU. “Quando si parla di “obiettivo zero fame” s’intende ripensare un sistema che ha portato, nel mondo, 1 persona malnutrita o che non accede al cibo per ogni 2 persone sovrappeso o obese – dicono dalla Fondazione –. Quando si chiede di perseguire una “vita sana per tutti” dobbiamo considerare che anche in Italia, patria della Dieta Mediterranea, il progressivo allontanamento da modelli alimentari sani ha reso sovrappeso o obeso (36,8%) 1 ragazzo su 3 (tra i 5 e i 19 anni). E anche a livello ambientale, quando si chiede di “tutelare l’acqua” si deve ricordare che, in media, il 70% del prelievo totale di acqua dolce è destinato all’irrigazione (mentre l’industria ne consuma “solo” il 22%)”.

“Il cibo, per la sua trasversalità, svolge un ruolo fondamentale nel centrare gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’ONU – spiega Luca Di Leo, Head of Media Relations del Barilla Center for Food & Nutrition – ma molte persone nel mondo non ne sono ancora pienamente consapevoli. Per questo, insieme alla Fondazione Thomson Reuters, abbiamo ideato il Food Sustainability Media Award, per incoraggiare i media a raccontare il cibo al di là del semplice gusto e a mettere in evidenza i paradossi del nostro sistema alimentare proponendo soluzioni concrete per superarli”.

Il cibo gioca un ruolo centrale nei processi migratori. La mancanza di cibo spinge infatti un miliardo di persone (fonte Oim) a cambiare paese dove vivere: 760 milioni si spostano all’interno dei confini nazionali, 244 milioni cambiano paese. Secondo il World Food Programme, ogni punto percentuale di aumento dell’insicurezza alimentare costringe l’1,9% della popolazione a spostarsi, mentre un ulteriore 0,4% fugge per ogni anno di guerra. Un’insicurezza alimentare generata soprattutto dai cambiamenti climatici, che rendono impossibili le coltivazioni e la produzione di cibo in alcuni Paesi.

E nel Mediterraneo? Secondo lo studio sull’area mediterranea diffuso dal Barilla Center e The Economist Intelligence Unit Fixing Food: la regione del Mediterraneo, le attuali sfide alimentari e nutrizionali sono “particolarmente evidenti nell’area del Mediterraneo”. Si legge nel Report: “In primo luogo nella regione si registra una “transizione nutrizionale”, con abitudini alimentari che stanno abbandonando il tradizionale consumo di frutta, verdura, pesce e oli sani, universalmente riconosciuto come un modello di vita sana e di sostenibilità ambientale. In secondo luogo, il cambiamento climatico comporta una serie di sfide sul fronte della sostenibilità agricola e della sicurezza alimentare, aumentando la concorrenza per le risorse naturali e mettendo a rischio l’agricoltura”. Servono pratiche agricole più produttive e sostenibili, perché la disponibilità di terra è limitata e le minacce del cambiamento climatico, prima di tutto la riduzione delle piogge, sono particolarmente gravi. Il cambiamento di dieta e la transizione nutrizionale stanno facendo aumentare il numero di persone che soffrono di obesità, in sovrappeso o con problemi di salute.

“Tali cambiamenti nell’alimentazione, che spesso si associano a una ridotta attività fisica, stanno provocando il diffondersi dell’obesità a livelli epidemici – si legge nel rapporto sull’area mediterranea –Per contrastare tale fenomeno occorrono più campagne promosse dai governi per far comprendere l’importanza di un’alimentazione sana e bilanciata. Un programma articolato per sensibilizzare la popolazione dovrebbe idealmente introdurre la nutrizione come elemento obbligatorio nei programmi scolastici. Tuttavia, a tali sforzi dovrebbero accompagnarsi anche delle misure molto più incisive, quali l’introduzione di imposte su bevande zuccherate e restrizioni sulla pubblicità e la commercializzazione di alimenti poco sani (soprattutto se mirati ai bambini)”.

 

@sabrybergamini

 

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