2050, le pensioni italiane tra le migliori in Ue

Lo scenario non è dei migliori, anzi. Secondo la Banca Centrale Europea, da oggi al 2050 la popolazione del Vecchio Continente registrerà un trend demografico negativo, con principali problemi per Italia e Germania dove la popolazione conoscerà un notevole calo.

 Il rapporto che arriva da Francoforte, che conferma in parte un precedente studio di Bruxelles, mostra anche un risvolto positivo. Sebbene infatti per la Bce i cambiamenti demografici provocheranno un aumento cumulato della spesa pensionistica di oltre 3 punti percentuali del Pil in gran parte dei paesi e soprattutto in Spagna, Belgio, Lussemburgo e Portogallo.

Per l'Italia il discorso è opposto. Il Bel Paese registrerà una stima di effetto negativo tra le più basse al 2030 e la più bassa tra i paesi di Eurolandia al 2050 rispettivamente con un impatto limitato a 0,8 e a 0,4 punti sul Pil.

Lo studio della Banca centrale europea segue le stime già diffuse dalla Commissione Ue nel febbraio scorso, che mettevano comunque in risalto come al momento la spesa dell'Italia sia tra le più elevate rispetto al Pil. Un'analoga conclusione delle previsioni Bce erano state formulate dalla Bri, la Banca dei Regolamenti Internazionali, secondo cui ''la spesa pubblica per le pensioni di vecchiaia aumenterà in media di quasi il 3% del Pil entro il 2050''.
Tuttavia, aveva osservato nell'ultimo rapporto annuale, ''gli incrementi previsti variano considerevolmente da paese a paese: rispetto al 2000 l'incidenza delle pensioni di vecchiaia sul Pil diminuirebbe in Italia e Regno Unito mentre aumenterebbe di 8 punti percentuali in Spagna''.
Anche la spesa per la sanità, secondo l'organismo internazionale di Basilea, ''è destinata a salire vistosamente''. In media, e in assenza di correzioni, nei paesi industrializzati dal 7% del Pil nel 2005 al 13% nel 2050.

Nel 2004, secondo i dati presentati nei mesi scorsi dalla Commissione, l'Italia ha speso in pensioni il 14,2% del Pil, più di qualunque altro paese europeo, ma i suoi sforzi su questo fronte sono destinati ad aumentare assai meno di quelli di altri paesi. Si tratta dell'incremento minore dell'area euro escludendo l'Austria, la cui spesa si prevede in flessione dell'1,2% entro il 2050, a fronte di un incremento del 5,1% in Belgio, del 7,1% in Spagna, del 6,4% in Irlanda e del 9,7% in Portogallo. Per spiegare la situazione abbastanza confortevole dell'Italia sul fronte pensionistico, gli esperti della Commissione hanno sottolineato che ''negli ultimi anni sono state fatte riforme delle pensioni molto significative. In particolare è stato introdotto il 'fattore di sostenibilità”, che rappresenta un meccanismo efficace per tenere a bada l'aumento della spesa'', tanto che Bruxelles non annovera quindi l'Italia tra i paesi nei quali la spesa per le pensioni potrebbe mettere a repentaglio la sostenibilità dei conti pubblici

Fonte: Mia economia

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