Saldi invernali, si parte. Quanto si comprerà?

Le prime a partire sono state Basilicata, Campania, Sicilia e Valle d’Aosta. Per tutte le altre regioni l’appuntamento è per domani, quando inizieranno ufficialmente i saldi invernali di quest’anno. Con quali previsioni? Le attese ci sono e sono tante, Confcommercio parla di una spesa media a famiglia di 346 euro, in aumento del 3% rispetto allo scorso anno, mentre le associazioni dei consumatori sono più caute: i saldi saranno seguiti, è vero, ma quella che si attende non sarà un’impennata delle vendite. Anche se i prezzi e gli sconti si presentano competitivi.

Saldi invernali dunque al via da domani, 5 gennaio, con eccezione di Campania, Valle d’Aosta, Basilicata e Sicilia che li hanno anticipati al 2 gennaio. Secondo le stime diffuse da Confcommercio, ogni famiglia quest’anno spenderà 346 euro per l’acquisto di capi d’abbigliamento, calzature ed accessori (il 3% in più rispetto all’anno scorso), per un valore complessivo di 5,4 miliardi di euro. Il sondaggio realizzato da Confcommercio insieme a Format Research indica un aumento dei consumatori che faranno acquisti: il 55% contro il 51% del gennaio 2015. In crescita la percentuale degli italiani che considera “importante” il periodo dei saldi. Le preferenze vanno, come da tradizione, a capi di abbigliamento, calzature, accessori e biancheria intima, mentre sono in leggera flessione gli articoli sportivi e i prodotti di pelletteria. Dice Renato Borghi, presidente di Federazione Moda Italia–Confcommercio: “I saldi sono occasioni importanti per i consumatori a caccia dell’affare. Per gli operatori commerciali sono fondamentali più per dare continuità a quei piccoli – quasi impercettibili – segnali di ripresa, che per le loro casse. Con questo tipo di vendita, aumentano i ricavi, ma diminuiscono i margini. Le nostre stime sulle vendite in saldo prevedono una crescita media del 3%. Servono ora segnali forti e politiche di sostegno e rilancio dei consumi nei negozi che stanno abbandonando le vie dei nostri centri. Il clima è diventato sempre più mite dal punto di vista metereologico, ma non così clemente nei confronti degli operatori commerciali che hanno visto ridurre fortemente le vendite di capi più pesanti e di calzature ed accessori di stagione. Anche per questo siamo sempre più determinati a chiedere lo spostamento dei prossimi saldi ad effettiva fine stagione, almeno a fine gennaio, scelta confermata da circa l’80% delle aziende del settore”.

I consumatori danno stime generalmente caute. Secondo Adusbef e Federconsumatori non ci sarà enfasi negli acquisti, quanto piuttosto una situazione di generale “galleggiamento”: i dati dell’Osservatorio Nazionale Federconsumatori indicano che quest’anno la spesa per i saldi si attesterà a circa 179 euro a famiglia, come lo scorso anno. “La situazione che abbiamo davanti è di ‘galleggiamento’, poiché non si spenderà di più ma ci sarà un leggero ampliamento del numero di famiglie che acquisteranno a saldo: saranno 9 milioni e 100 mila (cioè il 38%) le famiglie che approfitteranno degli sconti, per un giro di affari complessivo di 1,68 miliardi di euro”, dicono le due associazioni, che chiedono fra l’altro “una totale liberalizzazione dei saldi nel prossimo futuro, non solo per aiutare la ripresa dei consumi ma anche per evitare varie operazioni di saldi mascherati che producono concorrenze sleali all’interno della categoria oltre a discriminazioni inaccettabili all’interno della stesse clientela”.

Il Codacons dal canto suo ha rilevato che già all’inizio di gennaio i saldi erano di fatto partiti in un negozio su tre. “Ufficialmente la partenza dei saldi è prevista per il prossimo 5 gennaio, ma gli esercenti applicano già sconti medi dal 20 al 40%, proponendoli direttamente ai consumatori in fase di acquisto, accettando le richieste di sconti dei cittadini o inviando mail e sms ai clienti fidati – spiega l’associazione – Nessuna impennata delle vendite è tuttavia prevista durante i saldi invernali, ma crescerà il numero di famiglie che potrà permettersi qualche acquisto durante il periodo di sconti”. Sono in leggero aumento le famiglie che faranno acquisti: quasi una sua due (il 45%) approfitterà dei saldi, ma con acquisti mirati e con un budget che il Codacons stima in circa 184 euro a famiglia. Nel frattempo, la partenza degli sconti nelle quattro regioni che hanno già dato il via ai saldi è stata buona e anche nel resto d’Italia il dato è positivo, perché i negozi – ribadisce il Codacons – hanno di fatto anticipato i saldi proponendo sconti speciali ai clienti. “Il grande afflusso di consumatori per negozi non deve tuttavia indurre in errore – ha detto il presidente Codacons Carlo Rienzi – Molti sono infatti i cittadini che si limitano a girare, osservare i capi in vetrina e monitorare i prezzi, e non si registra al momento alcuna impennata delle vendite, che secondo le stime ufficiali Codacons rimarranno sostanzialmente stabili rispetto allo scorso anno, con una spesa attorno ai 184 euro a famiglia”.

Gli sconti, in ogni caso, ci sono. L’Unione Nazionale Consumatori ha parlato di “sconti record” per i saldi invernali. L’associazione ha analizzato gli sconti effettivamente praticati dai commercianti dal 2011 al 2015 secondo le rilevazioni dell’Istat e stimato il trend per quest’anno: nel periodo di riferimento, per tutte le voci di spesa coinvolte nelle vendite di fine stagione, dall’abbigliamento alle calzature, si registrano sconti in continuo rialzo. I commercianti, insomma, sono stati indotti dalla crisi a ridurre sensibilmente i prezzi e anche quest’anno gli sconti continueranno a salire. Così l’abbigliamento sarà scontato di oltre il 30%, i prezzi delle calzature scenderanno del 27%, mentre i prezzi degli accessori si fermeranno a meno 15%. “Dall’indagine dell’associazione di consumatori emergono in modo chiaro due cose. In primo luogo, che durante la recessione gli sconti sono progressivamente saliti – dice l’Unione Nazionale Consumatori – In secondo luogo che gli sconti solitamente pubblicizzati in vetrina (70%, 50%) sono gonfiati. Anche se i dati Istat sono una media, la differenza è troppo elevata per non destare sospetti. L’abitudine, insomma, di aumentare il prezzo vecchio, così da alzare la percentuale di sconto ed invogliare maggiormente all’acquisto, è dura a morire. Il consiglio dell’UNC, quindi, è di guardare sempre al prezzo effettivo da pagare e di diffidare di riduzioni troppo elevate, superiori al 50%. Salvo nell’Alta moda, infatti, un commerciante non può avere ricarichi così alti. Con percentuali così grandi, dovrebbe vendere sottocosto”.

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