A tavola con Bacco

Bacco è uno dei nomi del dio greco Dioniso, dio dell'ebbrezza, del vino e della vegetazione.


Bacco è uno dei nomi del dio greco Dioniso, dio dell'ebbrezza, del vino e della vegetazione, figlio di Zeus e di Semele.

Giunone per liberarsi della mortale rivale e del figlio che portava in grembo la invitò ad osservare il re dell'Olimpo in tutta la sua potenza: la donna seguendo ingenuamente quel suggerimento morì fulminata.

Per salvarle almeno il figlio, Giove glielo strappò dal grembo e se lo cucì nella coscia mantenendolo così fino alla nascita: per questa duplice gravidanza si diceva che Bacco fosse nato due volte.

Nella mitologia greca si racconta che Bacco chiese un giorno a Sileno, suo maestro e precettore, un consiglio su come fare una guerra senza l& apos;uso delle armi.

Sileno consigliò di usare tirsi e tamburi, i quali facevano solo rumore, e vino, parlando di una strana pianta:

“Se strizzi questi frutti ne viene fuori un liquido uguale al sangue; se te ne cibi, danno al corpo la stessa energia. Insomma è per questo che la pianta a me nota l'ho chiamata vite”.

Un vocabolo ittita, tuwarsa, che ha il significato di vite, passò nel greco jursos, con il significato di bastone delle baccanti, a testimonianza che la vite era una pianta sacra, probabilmente a motivo del fatto che la fermentazione appariva un autentico mistero.

Malvagio contro i suoi oppositori, ma generoso con i seguaci del suo culto, come Mida, si dice che fu Dioniso ad inventare la coltura della vite; aveva anche la capacità di trasformarsi o di trasformare chiunque in animale.

Omero, in uno dei suoi Inni, narra che, quando Bacco venne catturato dai pirati, si trasformò in leone, mentre i pirati, che in preda al terrore si erano gettati in mare, furono tramutati in delfini.

Il culto di Dioniso confluì nell'orfismo e nei riti misterici e alle sue feste è collegata l' origine delle rappresentazioni drammatiche e del dramma satiresco.

Pasteggiare con il vino e cucinare con esso sono due cose completamente diverse.

Le doti del vino come condimento sono note da secoli ed, in pratica, non esiste pietanza in grado di essere valorizzata con l'aggiunta del vino: il vino bianco leggero è ideale per le zuppe chiare, piatti a base di pollame o di pesce, oltre che per dolci e ricette a base di frutta; il vino rosso dà un sapore delicato alle zuppe scure, alle salse, e alla carne.

L'idea di usare il vino come ingrediente per cucinare, risale già ai tempi di Etruschi e Romani.

Testimonianze del passato raccontano che il vino era utilizzato anche come conservante dei cibi e in modo particolare della carne, la quale, lasciata a bagno nel vino per molte ore, talvolta anche giorni, subiva così la tecnica gastronomica della marinata.

Ricettari antichi mostrano chiaramente che la bevanda di Bacco era ampiamente utilizzata nelle diverse preparazioni culinarie, con la carne, nelle zuppe, nelle verdure e nei dolci.

La meta ambita del conoscitore di vini è quella di elaborare un giusto abbinamento eno-gastronomico, armonizzando il gusto di un cibo a quello di un vino, in modo tale da ottenere una valorizzazione reciproca.

I principi dell'armonia, ai quali occorre richiamarsi nell'accostamento dei caratteri gustativi di un cibo a quelli di un vino, trovano pieno riscontro al verificarsi di una o più delle seguenti condizioni:

di qualità sensoriale, in quanto in ogni accostamento deve essere sempre rispettato il rapporto qualitativo;

di associazione, per un effetto di completamento;

di analogia, per un effetto di rafforzamento caratteriale;

di contrasto, per un effetto di attenuazione o di reciproco azzeramento sensoriale.

In contemporanea agli effetti gustativi percettibili, la componente volatile odorifera del vino potrà accostarsi a quella del cibo ancora persistente, in sovrapposizione o prosecuzione, e, per quanto riguarda:

il tipo e la qualità sensoriale, in condizioni:

- di analogia, associazione, unità della qualità (nei casi migliori);

- di contrasto e dissonanza (nei casi peggiori).

il livello di intensità , in condizioni:

- di equilibrio od equivalenza (nel caso migliore);

- di squilibrio o preponderanza (nel caso peggiore).

Fonte: www.supereva.it

Condividi questo articolo