Abbigliamento outdoor, Greenpeace: “Troppe sostanze pericolose”

Scarpe, pantaloni e giacche, ma anche sacchi a pelo, tende e zaini: i PFC sono un po’ ovunque. Si tratta di composti chimici persistenti, dannosi per l’ambiente e per la salute, ancora molto usati nei prodotti dei maggiori marchi del settore outdoor. La denuncia è di Greenpeace, che già qualche mese fa aveva evidenziato nel rapporto “Impronte nella neve” come i composti chimici poli- e per-fluorurati (PFC) siano stati trovati anche in aree di montagna molto remote. Vengono usati per trattamenti idrorepellenti e antimacchia, quindi si trovano nell’abbigliamento outdoor, ma sono sostanze pericolose sia per l’ambiente sia per gli organismi viventi. Greenpeace chiede ai grandi marchi di smettere di usare PFC.

“Marchi come The North Face, Patagonia, Mammut, Salewa e Columbia continuano a usare PFC per impermeabilizzare i loro prodotti nonostante si dichiarino a parole sostenibili e amanti della natura”, denuncia il rapporto “Tracce nascoste nell’outdoor” presentato oggi da Greenpeace in una conferenza stampa a ISPO Monaco, la maggiore fiera del settore outdoor in Europa. L’associazione ha analizzato diversi prodotti di abbigliamento e attrezzature outdoor: su quaranta prodotti, solo quattro (il 10 per cento) non presentano PFC, “segno che è possibile produrre abbigliamento e attrezzature outdoor senza far ricorso a sostanze chimiche pericolose”. Si legge nello studio: “ I risultati relativi alla presenza di PFC nei più comuni capi di abbigliamento e attrezzature outdoor mostrano, per la prima volta, che i PFC sono presenti non solo in articoli come scarpe, pantaloni e giacche, ma anche nelle attrezzature per il campeggio e per il trekking come sacchi a pelo, zaini e tende”.

L’associazione ha analizzato 40 prodotti trovando PFC non solo nell’abbigliamento, ma anche in scarpe, tende, zaini, corde e perfino sacchi a pelo. Solo in 4 prodotti (il 10 per cento quindi) non sono stati rilevati PFC, “dimostrazione del fatto che solo poche aziende si stanno muovendo nella direzione giusta”. Allo stesso tempo, questo evidenzia che si può produrre abbigliamento impermeabile senza usare sostanze pericolose. L’associazione denuncia poi che sebbene molti marchi dichiarino pubblicamente di non usare più i PFC a catena lunga, questi sono stati trovati in numerosi prodotti analizzati. “Marchi popolari come The North Face e Mammut non mostrano grande rispetto della natura considerato il massiccio uso di sostanze chimiche nelle loro filiere produttive – denuncia Giuseppe Ungherese, campagna inquinamento di Greenpeace Italia – Insieme a tutti gli amanti della natura e degli sport all’aria aperta li sfidiamo a mostrarci che cosa vuol dire essere leader nel rispetto dell’ambiente: devono smettere di usare sostanze chimiche pericolose adesso”. Il primo marchio del settore outdoor ad annunciare ufficialmente oggi l’impegno Detox è Páramo Directional Clothing. Il marchio inglese ha già eliminato i PFC dall’intera catena di produzione.

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