Acqua, quanto mi costi. Cittadinanzattiva: tariffe in aumento

Città che vai, bolletta dell’acqua che trovi. Nelle due città più care d’Italia – Grosseto e Siena – la tariffa del servizio idrico integrato vale 663 euro l’anno, la più economica – Isernia – prevede invece una spesa annuale di 117 euro. Le città più care hanno tariffe intorno ai 600 euro, quelle più economiche non superano i 220 euro l’anno. In ogni caso, il costo dell’acqua non accenna a diminuire. Nel 2015 una famiglia italiana ha speso in media 376 euro per il servizio idrico integrato, con un aumento del 5,9% rispetto al 2014 e di ben il 61,4% rispetto al 2007. I dati vengono dall’Osservatorio prezzi e tariffe di Cittadinanzattiva.

L’associazione ha appena pubblicato il dossier sui costi del servizio idrico integrato. Tanti i dati, una costante: la grande differenza di costi e tariffe a livello regionale e da città a città. Cui si aggiunge (ancora) l’elevata dispersione idrica: in media il 33% dell’acqua immessa nelle tubature (per tutti gli usi) va persa. Il problema è particolarmente accentuato nelle aree meridionali del Paese, che hanno una dispersione superiore alla media nazionale (si arriva al 43%) ma ci sono regioni particolarmente sprecone come il Lazio (60% il livello di dispersione idrica nel 2014), la Sardegna (52%) e le Regioni in cui lo spreco d’acqua è superiore al 40% (Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Sicilia).

Le regioni centrali si caratterizzano per tariffe più alte con 511 euro annuali e un maggior incremento rispetto al 2014 (468 euro, +9,2%) Segue l’area settentrionale (+5,1%) e quindi quella meridionale (+3,2%). A livello regionale, le tariffe più elevate si riscontrano nell’ordine in Toscana, Marche, Umbria, Emilia Romagna e Puglia. La classifica dei capoluoghi di provincia dice che le città più care sono quelle toscane: Grosseto e Siena con 663 euro, seguono Livorno (628 euro), Pisa (621 euro), Carrara (609 euro). Nella classifica delle città più care ci sono poi Firenze, Pistoia, Prato e Arezzo, insieme a Frosinone.

Isernia si conferma invece come città meno cara (117 euro, erano 120 nell’anno precedente); segue Milano con i suoi 140 euro (ed un aumento del 3%), poi Campobasso, Cosenza, Caserta, Varese, Catania, Imperia, Rieti e Savona. In tutte queste città le tariffe variano da 117 a 220 euro l’anno. In generale, dunque, il primato dei costi più alti va alla Toscana, con una media di spesa annua di 590 euro e un aumento del 12,2% rispetto al 2014. Da segnalare anche il rincaro delle tariffe in Valle d’Aosta (+10,5%) e in Abruzzo (9,8%).

A fronte di questi costi, uno dei dati che continua a colpire in negativo è la percentuale di dispersione idrica: come detto, in media un terzo dell’acqua immessa nelle tubature va sprecata con punte anche maggiori. Al polo opposto di Lazio e Sardegna, le regioni relativamente più virtuose sono il Trentino Alto Adige con il 18% di dispersione idrica, le Marche al 19%, Valle d’Aosta al 21% e Lombardia al 22%.

“Auspichiamo che l’introduzione del nuovo sistema di regole omogenee, in tema di qualità contrattuale, possa essere un primo passo per porre tutti i cittadini italiani in una situazione paritaria a livello di diritti legati agli aspetti commerciali, in attesa di un simile provvedimento sulla qualità tecnica che garantisca a tutti l’accesso e la continuità del servizio stesso – afferma Tina Napoli, responsabile politiche dei consumatori di Cittadinanzattiva – Accanto ai tre elementi indicati dall’Europa: qualità, accessibilità fisica e accessibilità economica riteniamo inoltre indispensabile un ampliamento degli strumenti a tutela del consumatore e una maggiore partecipazione attiva alla definizione del servizio, anche tramite luoghi di consultazione pubblica”. L’associazione ricorda che sono già due le condanne ricevute dall’Italia da parte della Corte di Giustizia europea per inadempienze su sistema delle reti fognarie e trattamento delle acque reflue. Nel 2014 è stata avviata una nuova procedura di infrazione che interessa 817 agglomerati di cui 175 in Sicilia, 128 in Calabria e 108 in Campania.

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