Acque minerali naturali

L'acqua minerale naturale, di seguito definita per semplicità acqua minerale, è stata usata, principalmente in passato, come acqua con caratteristiche curative. In anni recenti l'uso di queste acque è divenuto principalmente quello di acque da tavola, in sostituzione delle acque di acquedotto. Le acque minerali possono avere proprietà favorevoli alla salute ma questa non è una caratteristica peculiare, infatti la normativa vigente le definisce come acque “…con caretteristiche igieniche particolari e, eventualmente, proprietà favorevoli alla salute”.


L'acqua minerale naturale, di seguito definita per semplicità acqua minerale, è stata usata, principalmente in passato, come acqua con caratteristiche curative. In anni recenti l'uso di queste acque è divenuto principalmente quello di acque da tavola, in sostituzione delle acque di acquedotto. Le acque minerali possono avere proprietà favorevoli alla salute ma questa non è una caratteristica peculiare, infatti lanormativa vigente le definisce come acque “…con caretteristiche igieniche particolari e, eventualmente, proprietà favorevoli alla salute”.
La composizione di un'acqua minerale è definita da 48 parametri che costituiscono un insieme di sostanze che vengono sottoposte ad analisi per verificarne la qualità. La tipologia di questi parametri è definita dalla normativa, che stabilisce la ricerca e la determinazione dei componenti principali e dei possibili contaminanti.
Le etichette dei contenitori in cui sono commercializzate le acque riportano da questo punto di vista preziose informazioni.

L'acqua minerale si differenzia dall'acqua potabile sotto vari aspetti, innanzitutto per l'assenza di qualsiasi trattamento di disinfezione. Ne consegue che l'acqua minerale è spesso, anche se non sempre, di qualità superiore ad un'acqua potabile soprattutto nelle caratteristiche più evidenti come sapore e odore. Le acque minerali, pertanto, sono generalmente più gradevoli e garantiscono l'assenza di prodotti secondari della disinfezione: in questo senso esse sono più “pure” delle acque di acquedotto. L' assenza di trattamenti di disinfezione richiede una serie di precauzioni e l'uso di impianti avanzati per l'estrazione e l'imbottigliamento. Gli investimenti conseguenti sono spesso elevati: per questo un'acqua minerale ha costi tanto differenti rispetto ad altre tipologie di acque.

Le acque minerali presentano una grande varietà di composizione: non c'è un limite per il contenuto dei sali disciolti, al contrario di quanto avviene per le acque potabili per le quali tale limite è fissato a 1500 mg/L. Molte acque minerali presentano comunque una composizione che cade nel campo caratteristico delle acque potabili, pertanto in molti casi possono essere sostitutive delle acque potabili;solo con riferimento ad acque con residuo fisso molto elevato o bassissimo l'uso alternativo e costante alle acque potabili può determinare degli squilibri e il loro impiego dovrebbe essere limitato ai casi nei quali è opportuna un'azione coadiuvante alle terapie mediche.

Le acque minerali presentano dei limiti di accettabilità per alcune sostanze definite contaminanti o indesiderabili (articolo 6 Decreto 542/92) diversi dai corrispondenti limiti per le acque potabili. Ciò dipende dal fatto che le acque minerali erano in passato utilizzate prevalentemente a scopo curativo e ne era previsto un uso limitato nel tempo. La recente modifica dell'articolo 6 del citato decreto, attuata con Decreto Legislativo 31 maggio 2001 n.31, va nella direzione di operare un ravvicinamento dei valori limite fra le due tipologie di acqua, anche se ancora si osservano evidenti differenze fra alcuni parametri tra i quali, ad esempio, l'arsenico.

Per la valutazione delle caratteristiche delle acque minerali sono inoltre previsti esami farmacologici e clinici e valutazioni degli effetti sull'organismo umano (articolo 2, punto d, Decreto lgs. 105/92 e successive modifiche).

Mentre è evidente la differenza fra acque potabili e minerali, sembra più difficile cogliere la diversità fra queste ultime e leacque di sorgente; in sintesi si rimarcano le principali differenze fra le due tipologie di acque:

per le acque di sorgente si adottano gli stessi valori limite delle acque potabili;

sono diversi i valori limite per le sostanze contaminati;

non è prevista per le acque di sorgente la valutazione sul piano farmacologico, clinico e fisiologico (Articolo 1 punto 3, lettera d del Decreto lgs. 105 e succ. modifiche); non si possono quindi attribuire alle acque di sorgente proprietà favorevoli alla salute. Questa differenza è comunque “sfumata” in quanto il citato punto 3, in relazione a quelle valutazioni, riporta per le acque minerali: ” se necessario, farmacologico, clinico e fisiologico”;

le acque minerali sono imbottigliate in contenitori della capacità massima di 2 litri; per le acque di sorgente non sono previste limitazioni di capacità.

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Acque minerali

Decreto 31 maggio 2001 – Modificazioni al decreto 12 novembre 1992, concernente il regolamento recante i criteri di valutazione delle caratteristiche delle acque minerali naturali. (G.U. n° 147 del 27.06.2001).

Legge 24 ottobre 2000 n. 323 – Riordino del settore termale (G.U. n. 261, 8 novembre 2000).

Decreto legislativo 4 agosto 1999 n. 339 – Disciplina delle acque di sorgente e modificazioni al decreto legislativo 25 gennaio 1992, n. 105, concernente le acque minerali naturali, in attuazione della direttiva 96/70/CE. (G.U. n. 231 del 1 ottobre 2001).

Circolare del Ministero della Sanità n° 19 del 12 maggio 1993 – Analisi chimiche e chimico fisiche di acque minerali naturali.

Decreto del Ministero della Sanità del 13 gennaio 1993. – Metodi di analisi per la valutazione delle caratteristiche microbiologiche e di composizione delle acque minerali naturali e modalità per i relativi prelevamenti dei campioni. (G.U. n° 14 del 19.1.1993)

Decreto 12 novembre 1992 n° 542 – Regolamento recante i criteri di valutazione delle caratteristiche delle acque minerali naturali. (G.U. n° 8 del 12.1.1993).

Decreto lgs. 25 gennaio 1992 n. 105: Attuazione della direttiva 80/777/CEE relativa alla utilizzazione e alla commercializzazione delle acque minerali naturali. (G.U. n° 39 del 17.2.1992).

Circolare n° 17 del Ministero della Sanità del 13 settembre 1991 – Analisi microbiologiche di acque minerali naturali.

Direttiva n. 80/777 CEE del Consiglio del 15 luglio 1980 in materia di ravvicinamento delle legislazioni degli stati membri sull' utilizzazione e la commercializzazione delle acque minerali naturali (G.U.C.E. n. L 229 del 30 agosto 1980)

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Acque potabili

Per acque potabili si intendono principalmente le acque distribuite tramite pubblici acquedotti, ma anche in cisterne, in bottiglie e altri contenitori, impiegate per usi domestici, nelle industrie alimentari e nella preparazione dei cibi e bevande.

Le fonti di approvvigionamento possono essere diverse: si possono usare sia acque sotterranee che superficiali anche salmastre, se opportunamente trattate.

Per essere considerata potabile un'acqua deve presentare alcuni requisiti, in particolare quelli stabiliti da apposite norme (DPR 236 del 24 maggio 1988 n° 236 e dal Decreto legislativo 2 febbraio 2001 n° 31,quest'ultimo di prossima attuazione), che riportano le concentrazioni massime ammissibili (C.M.A.) per le sostanze che possono essere presenti nell'acqua destinata al consumo umano: il superamento di un solo dei parametri previsti determina la non potabilità di un'acqua. Ilimiti sono stabiliti tenendo conto dell'assunzione massima giornaliera su lunghi periodi, della natura del contaminante e della sua eventuale tossicità.

Nella maggior parte degli acquedotti le acque sono sottoposte a disinfezione. Ad eccezione del trattamento con raggi ultravioletti, la disinfezione comporta sempre il contatto con sostanze chimiche che lasciano “tracce” e alterazioni dell'acqua; i composti del cloro, comunemente impiegati per tale scopo, determinano la formazione di derivati organoalogenati, sostanze dotate di una tossicità più o meno elevata in funzione della loro natura e quantità. Ne consegue che non tutte le acque di acquedotto manifestano quella “gradevolezza” che sarebbe necessaria per un loro impiego potabile: il trattamento di disinfezione, più o meno intenso, a cui deve essere sottoposta un'acqua da immettere in rete, modifica molto spesso i caratteri organolettici (odore e sapore).

Per questo motivo le acque di acquedotto vengono talvolta sottoposte atrattamenti, definiti genericamente (e impropriamente) di depurazione, sia presso l'utilizzo domestico, sia presso ristoranti, comunità e mense;

Le acque potabili possono venire distribuite anche tramite confezionamento in bottiglie o altri contenitori. Tutte le acque imbottigliate richiedono alcune cautele per la loro conservazione da parte dei consumatori: quando sono lasciate in bottiglie aperte in luoghi non idonei, assumono cattivi odori che non sono quasi mai imputabili alle caratteristiche dell'acqua in origine. Anche all'interno del frigorifero domestico, un'acqua in bottiglia aperta può assorbire sostanze che possono determinare un'alterazione dell'odore e del sapore.

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Valori limite per le acque ad uso umano

Le tabelle che seguono offrono un confronto fra i valori limite previsti per le varie tipologie di acque ad uso umano. Entrambe le tabelle riportano nella prima colonna i limiti previsti per le acque potabili dal DPR 236/88 che costituisce l'attuale normativa di riferimento, nella seconda colonna i limiti previsti dal Decreto Legislativo 2 febbraio 2001 n.31 che entrerà in vigore il 25 dicembre 2003.

Nella tabella 1, relativa ai parametri di composizione, si nota che per le acque potabili e di sorgente alcune sostanze non presentano valori limite (es.calcio, potassio, bicarbonati…) perchè queste sostanze non determinano rischi sanitari indipendentemente dalla loro concentrazione (fermo restando il non superamento della soglia di 1500 mg/L per il residuo fisso). Per le acque minerali la legge non prevede alcun limite, tuttavia, visto l'uso generalizzato come acque da tavola, è probabile che per alcuni parametri si proceda alla loro individuazione.

Tabella 1 – Confronto tra valori limite per i parametri di composizione in acque ad uso umano

 

Parametri

Unità di misura

Acque potabili (DPR 236/88)
Acque di sorgente
(D.lgs. 339/99)

Acque potabili
(D. lgs. 31/01)

Acque minerali
( Decreto 542/92)

Cloruri*

mg/L

200

250

-

Solfati

mg/L

250

250

-

Bicarbonati

mg/L

-

-

-

Sodio**

mg/L

150 – 175

200

-

Potassio

mg/L

-

-

-

Calcio

mg/L

-

-

-

Magnesio

mg/L

50

-

-

Residuo fisso

mg/L

1500

1500

-

Conducibilità

µS/cm a 20 °C

-

2500

-

* Per il parametro cloruri il DPR 236/88 non presenta una concentrazione amssima ammissibile ma una “concentrazione che è opportuno non superare”, pari appunto a 200 mg/L
** Per il sodio il DPR 236/88 indica due valori di concentrazione; la distinzione è stata superata dal D.Lgs 31/01 con la definizione di un unico valore

Nella tabella 2 è riportato il confronto tra i valori limite per le principali sostanze contaminanti in acque destinate al consumo umano e in acque minerali.

Tabella 2 – Confronto tra i valori limite per i principali contaminanti in acque destinate al consumo umano

< TD vAlign=center width="22%">

µg/L

< TD vAlign=center width="28%">

Tetracloroetilene e tricloroetilene

< TD vAlign=center width="22%">

µg/L

& lt;TD vAlign=center width=”13%”>

2000

Principali contaminanti

Unità di misura

Acque potabili
(DPR 236/88)
Acque di sorgente (D. lgs. 339/99)

Acque potabili (D. lgs. 31/01) di prossima attuazione

Acque minerali (Decreto 542/92 e Decreto 31/05/ 2001)

Antimonio

µg/L

10

5,0

-

Arsenico (As totale)

µg/L

50

10

50

Bario

mg/L

-

-

1

Benzene

-

1,0

-

Benzo (a) pirene

µg/L

-

0,010

-

Boro (come B)

mg/L

1*

1,0

5,0

Cadmio

µg/L

5

5,0

3

Cianuro

µg/L

50

50

10

Cromo (Cr III + Cr VI)

µg/L

50

50

50

Fenoli

µg/L

0,5

-

0,5< /SUP>

Piombo

µg/L

50

10 – 25

10

Mercurio

µg/L

1

1,0

1

Nichel

µg/L

50

20

-

Rame

µg/L

1000

1000

1000

Selenio

µg/L

10

10

10

Nitrati

mg/L NO3

50

50

45 _10(**)

Nitriti

mg/L NO2

0,1

0,50

0,02

µg/L

10

-

10

Idrocarburi policiclici aromatici

µg/L

0,2

0,1 -0,05 (***)

Pesticidi e bifenili policlorurati

µg/L

0,5 in totale – 0,1 comp. separato

0,5 in totale – 0,1 comp. separato

0,5 in totale – 0,1 comp. separato

µg/L

30

10

0,1-0,5 (***)

Comp. organoalogenati

µg/L

< P>30

30

0,1-0,5 (***)

Vanadio

µg/L

50

50

-

Zinco

µg/L

3000

-

-

Ammonio (come NH4)

mg/L

0,5

0,50

-

Alluminio

µg/L

200

200

-

Ferro

200

200

-

Manganese

µg/L

50

50

Tensioattivi anionici

µg/L

200

200

25-100(***)

Fluoruro

0,7 – 1,5

1,50

-

* valore guida: il DPR 236/88 non presenta una concentrazione massima ammissibile per il boro
** valore relativo ad acque da usare per l'infanzia
*** valori limite variabili in funzione della tecnica analitica, comunque compresi nell'intervallo indicato (modifiche introdotte dal Decreto 31.05.01)

Fonte: www.arpat.toscana.it

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