«Dopo secoli, la donna reale per la società ancora non conta»

Nicla Vassallo, docente di filosofia teoretica all'Università di Genova, ha inaugurato ieri a palazzo Ducale la mostra fotografica «Non ho mai subito violenze. è vero?», progetto da lei ideato per la giornata mondiale contro la violenza sulle donne. Ha senso questo appuntamento? O gli anni passano in dibattiti mentre la violenza non smette? «è utile che esista una giornata contro i molti tipi di violenza che non è solo sessuale nè solo maschile. Il problema è che ci si riduce a grandi dichiarazioni, e sennò se ne parla in modo strumentale. I media hanno dato risalto alla violenza degli extracomunitari. Ma il dato impressionante è che il contesto in cui avviene la maggioranza delle aggressioni è familiare».



Spesso l'aguzzino ha le chiavi di casa. è un problema, allora, di sicurezza sociale o una questione culturale?

«Un problema di sicurezza c'è, non lo contesto. Ma chi non ha gli strumenti per difendersi da certa propaganda è messo in condizione di temere lo straniero anziché il valicare lo zerbino di casa».

La violenza non è solo sessuale o maschile. Che faccia può avere?

«L'idea che le donne non siano violente per definizione è falsa. Pensiamo alle kapò naziste ieri e a quelle che gestiscono il racket della prostituzione oggi».

Chi gestisce un racket lo fa per motivi economici. è sempre abietto, ma non rientra in una casistica diversa?
«è difficile definire i motivi economici. Si rischia di giustificare quasi tutti i tipi di violenza: il marito che stupra la casalinga perché la considera inferiore, o se ha una posizione economica meno buona perché si sente infragilito. Come la motivazione biologica dell'uomo cacciatore rispetto alla donna passiva. Come esseri evoluti avremmo dovuto sviluppare una cultura dove la violenza è sempre fuori luogo».

Le donne sbagliano qualcosa? Subiscono troppo?

«C'è una società molto rassegnata che trasferisce alle donne immagini e stereotipi pericolosi. Uguali a quelli di una volta. la bellona seminuda e oca, o la Madonna ligia e madre di famiglia. Dopo secoli, la donna concreta si trova ancora di fronte a questo bivio.Mahaunmargine di scelta limitato».

Perché?

«Non conta se è un individuo che riflette su se stesso, che ha conquistato un buon rapporto con sé e gli altri uomini e donne. Considerarla una persona al di là del sesso di appartenenza interessa poco la società ».

I figli: molla per reagire o pretesto per sopportare?

«Dipende dalla donna e dal partner. E da come e quanto i figli sono stati desiderati, intesi, amati».

Quale violenza è la più nociva?
«Tutte. Quelle sessuali lasciano un segno indelebile, di quelle psicologiche siamo meno consapevoli. Tutto parte da una violenza di tipo conoscitivo: negarle consapevolezza di sé come essere che merita dignità. Così nonsanno valorizzarsi, credono di dover usare scorciatoie per raggiungere gli obiettivi».

Una donna che usa scorciatoie per acquisire potere e successo è vittima o libera?
«C'è molta ignoranza, e c'è anche chi ama molto il potere e lo sceglie. Ma alla fine, il problema è che la società sottovaluta e svalorizza le competenze. Così manca in uomini e donne la cognizione che a certi traguardi si arriva con il sapere, e allora si pensa alle scorciatoie».

La prima cosa che una vittima di violenza deve fare rispetto a se stessa?

«Ammetterla, non sminuire il trauma nè giustificare l'autore. Dirsi “beh, non è stato così grave” è umano ma sbagliato».

26 novembre 2009

di Federica Fantozzi

Fonte: www.unita.it

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