Aflatossine nel latte, Adiconsum si costituisce parte civile nel processo

“Adulterazione o contraffazione di sostanze alimentari”: è questo il reato previsto dall’articolo 440 del codice penale di cui dovranno rispondere oltre 100 indagati, tutti titolari di allevamenti e di due caseifici per la maggior parte nella zona di Brescia, nella maxi inchiesta sul latte contaminato dalle aflatossine. La pena che rischiano gli indagati va dai 3 ai 10 anni di reclusione. Il latte alle aflatossine è partito da un allevatore di Leno che, di fronte al latte contaminato, invece di distruggerlo come prevede la normativa, lo ha diluito abbassando quindi in un certo qual modo la presenza di aflatossina e lo ha rivenduto a un caseificio sul quale tra l’altro già pende un’indagine per frode in commercio. Il lavoro dei NAS dei Carabinieri ha fatto emergere la vicenda che alla fine ha coinvolto più di 100 persone. Nell’ambito del procedimento, la sede di Brescia di Adiconsum che ha seguito da vicino la vicenda si è costituita parte civile.

Ma cosa sono e perché sono così pericolose le aflatossine? Il fatto che siano sempre segnalate nei Rapporti annuali sull’attività del RASFF, il sistema di allerta rapido messo in campo tra i Paesi membri dell’Unione europea per provvedere al ritiro, al richiamo o al sequestro di prodotti rischiosi per la salute, è segno che non sono proprio benefiche. Le aflatossine sono prodotti dal metabolismo secondario di alcuni ceppi fungini (Aspergillus) che si sviluppano su cereali, in particolare mais, su semi, quali le arachidi, ma anche su spezie, granaglie, frutta secca ed essiccata.

In tutto sono state isolati 17 tipi di aflatossine, ma quelle considerate più tossiche sono 5: le aflatossine B1, B2, G1, G2 e l’aflatossina M1, che è un derivato del  metabolismo dell’aflatossina B1 da parte di animali alimentati con mangimi contaminati con aflatossina B1. La serie B è quella più tossica. In particolare l’aflatossina B1 è stata inserita dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro nel Gruppo 1 dove rientrano gli agenti cancerogeni per l’uomo.

Per evitare la contaminazione dei mangimi, e quindi del prodotto finale, ossia il latte, l’Istituto Superiore di Sanità consiglia ai produttori alcuni accorgimenti:

  1. Non lasciare essiccare il mais in campo, raccogliendo a seconda del mese a livelli di umidità intorno al 25-27%, e comunque non inferiore al 22%;
  2. Anticipare la raccolta, diminuendo il tempo di permanenza in campo del mais dopo la maturazione fisiologica;
  3. Regolare al meglio la trebbiatrice per ridurre le rotture ed eliminare la maggiore quantità di impurità possibile;
  4. Ridurre l’intervallo di tempo tra la raccolta e l’essiccazione;
  5. Mantenere l’umidità finale della granella adeguata alla tipologia dell’impianto, alla durata dello stoccaggio ed alle caratteristiche del prodotto in entrata;
  6. Eliminare le parti piccole e leggere e le cariossidi spezzate.

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