ALLA CACCIA DI MICROBI NEI SUCCHI DI FRUTTA

Nei succhi di mela prodotti in Italia la concentrazione di patulina è circa metà di quella dei succhi provenienti dall'estero.

Mangiare italiano e, per il fresco, scegliere prodotti di stagione.
Sono due regole che i nutrizionisti non si stancano di ripetere e il consumatore ne sta comprendendo l'importanza. Soprattutto – afferma Giorgio Calabrese,docente di dietologia presso l'Università di Torino – è fondamentale acquistare prodotti coltivati e lavorati in Italia, perché nel nostro Paese le leggi che regolano la sanità alimentare sono molto più rigorose che altrove.

Una conferma ulteriore viene da un progetto di ricerca volto a valutare l'eventuale presenza di sostanze pericolose nei succhi di frutta.
L'iniziativa è del Centro di Competenza in campo agro-ambientale dell'Università di Torino (Agroinnova), che è andato alla ricerca di micotossine nei succhi di frutta commercializzati in Italia.
In particolare – spiega il direttore del Centro, la professoressa Maria Lodovica Gullino – l'attenzione è stata focalizzata sulla presenza di patulina in succhi e puree di frutta a base di mela e pera.
Ma che cos'è questa misteriosa patulina?
«Si tratta di un metabolita secondario molto tossico prodotto da diverse specie fungine, tra le quali Penicillum expansum, che si forma con il marciume delle mele durante la conservazione», spiega la professoressa.

Lo studio ha dimostrato che i succhi di mela prodotti in Italia hanno un contenuto di micotossine inferiore rispetto ai succhi di mela prodotti in altri Paesi europei. I campioni analizzati, rappresentativi dei succhi di frutta disponibili sul mercato italiano, non hanno superato, tranne in un caso, il limite di legge che è stato stabilito da un regolamento della Commissione europea in 50 microgrammi per litro di succo di frutta.

Nei succhi di mela prodotti in Italia è stata trovata una concentrazione media di 7,8 microgrammi per litro di patulina, mentre la contaminazione media nei succhi di mela provenienti dall'estero e venduti in Italia è risultata quasi doppia (13 microgrammi).
«E' stata inoltre riscontrata – aggiunge Gullino – una minore contaminazione da patulina nei succhi di mela rispetto a quella ritrovata nei succhi di frutta misti».
Le analisi svolte sui succhi a base di mela hanno rivelato la presenza di patulina, pur rimanendo entro i limiti di legge, sia nei campioni provenienti da agricoltura biologica, sia in quelli da agricoltura convenzionale.
Essendo la patulina resistente ai processi industriali di lavorazione della frutta, i prodotti da questi derivanti costituiscono le principali fonti di assunzione per questa tossina.
La fermentazione alcolica è invece in grado di distruggere la patulina, pertanto i prodotti fermentati, come il sidro di mele o di pere non contengono patulina.
Gli studi – afferma la professoressa Gullino – proseguiranno su un numero maggiore di campioni analizzati ,estendendo anche le analisi ad altri succhi di frutta molto diffusi sul mercato italiano, quali quelli a base di pera, di pesca o di albicocca.

Fonte: La stampa

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