Allarme bolla, operatori scettici

La Bce lancia l'allarme: i prezzi raggiunti dalle case in alcuni Paesi rischiano di diventare “insostenibili”. “L'effetto congiunto dell'abbondante liquidità e della forte espansione del credito – avverte la Banca centrale europea nell'ultimo bollettino statistico diffuso ieri – potrebbe indurre incrementi non sostenibili dei prezzi sui mercati immobiliari in alcune parti dell'area euro”.


La domanda di mutui per l'acquisto di abitazioni “continua a essere sostenuta, contribuendo alla vigorosa dinamica dei prezzi degli immobili residenziali”. Affermazione che trova riscontro negli ultimi dati della Banca d'Italia, dai quali emerge che a dicembre 2004 le richieste di mutui hanno raggiunto il livello record di 180 miliardi di euro, circa 30 miliardi in più rispetto all'anno precedente.

Insomma, si profila all'orizzonte il tanto temuto rischio-bolla? La risposta è un no, stando almeno all'opinione dei principali operatori e analisti del mercato immobiliare, concordi nel ritenere il 2005 un anno di equilibrio con prezzi in crescita più contenuta – poco sopra il tasso d'inflazione – rispetto a quella segnata negli ultimi anni.
Il monito lanciato dalla Bce potrebbe dunque riguardare altri paesi, soprattutto Francia e Spagna, oltre alla Gran Bretagna anche se esterna alla zona euro, che negli ultimi anni hanno segnato incrementi dei prezzi superiori alla media europea.

“Negli ultimi cinque anni le quotazioni in Italia sono cresciute del 45%, pressoché in linea con il 40-60% registrato a livello europeo”, spiega Mario Breglia di Scenari Immobiliari. “L'aumento ora è rallentato, ma la pressione dei consumatori continua ad essere forte: chi acquista lo fa turandosi il naso, compra nonostante i prezzi alti perché non ha altra alternativa in cui investire”.

“Non ipotizziamo nessuna bolla per il mercato immobiliare italiano a breve”, sottolinea Guido Lodigiani del centro studi di Tecnocasa, anche perché la crescita dei prezzi dovrebbe rallentare al +4,1%, con le quotazioni delle abitazioni dei centri storici delle città stabili visto che “ormai hanno raggiunto il picco”.

E secondo Breglia, “la preoccupazione della Bce non è tanto l'aumento dei prezzi, ma il crescente indebitamento delle famiglie che, se i tassi torneranno a salire, potrebbero trovarsi nella condizione di non poter far fronte ai pagamenti”.

Fonte:MiaEconomia

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