Allarme diossina in Germania, nessuna segnalazione in Italia

Ieri dalla Germania si è diffuso un nuovo allarme per i mangimi alla diossina. Le autorità tedesche hanno vietato a più di 4.700 aziende di vendere la carne e le uova da loro prodotte, a causa di mangimi contaminati con sostanze chimiche cancerogene.

Il Ministero dell'agricoltura ha fermato tutta la vendita di prodotti provenienti da aziende agricole in cui si crede che il bestiame sia stato allevato con mangime contenente grassi industriali. Si tratta di 527 tonnellate di mangime contaminato, 136mila uova con percentuali di diossina 3-4 volte superiori alla soglia consentita, esportate in Olanda e spedite, sotto forma di prodotti alimentari, al Regno Unito.

La Commissione Europea sta monitorando la situazionea stretto contatto con le autorità tedesche e tutte le informazioni rilevanti verranno immediatamente trasmesse attraverso il sistema RASFF.

Alle autorità italiane non è pervenuta nessuna segnalazione di alimenti a rischio diossina dalla Germania. Lo confermano fonti del ministero della salute che sono in contatto sia con le autorità tedesche sia con quelle europee che hanno allertato alcuni Paesi interessati al consumo a rischio.

Coldiretti, invece, sottolinea il fatto che la Germania è il principale fornitore di latte e derivati dell'Italia: un litro di latte su cinque consumati nel nostro Paese proviene dalla Germania che esporta da noi anche grandi quantità di carne di maiale e uova. Per questo secondo la Coldiretti “è necessario introdurre subito l'obbligo di indicare in etichetta la provenienza di tutti gli alimenti come previsto dal disegno di legge che dovrà essere discusso alla Camera per l'approvazione definitiva dopo il consenso raccolto da tutti i gruppi parlamentari al Senato”. “L'emergenza tedesca evidenzia la vulnerabilità di un Paese come l'Italia dove oltre il 50% della spesa è anonima con due fette di prosciutto su tre vendute come italiane che sono provenienti da maiali allevati all'estero, tre cartoni di latte a lunga conservazione su quattro sono stranieri senza indicazione in etichetta, oltre un terzo della pasta ottenuta da grano che non è stato coltivato in Italia all'insaputa dei consumatori, e la metà delle mozzarelle sono fatte con latte o addirittura cagliate straniere ma chi acquista – denuncia la Coldiretti – non puo' saperlo perché non è sempre obbligatorio indicarlo in etichetta”. Secondo l'ultima indagine Coldiretti/Swg 2010 ben il 97% degli italiani ritiene che dovrebbe essere sempre indicato il luogo di allevamento o coltivazione dei prodotti contenuti negli alimenti.

redattore: GA

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