Ansie alimentari Ne soffrono tre italiani su quattro.

Ricerca Ires: il 75,8% dei nostri connazionali sono terrorizzati da pesticidi, ormoni, Ogm e antibiotici A tavola con il nemico. Così i tre quarti degli italiani affrontano il momento del pasto.


Il 75,8% dei nostri connazionali si dichiara “ansioso” e “preoccupato” per la qualità del cibo che ingerisce quotidianamente. In particolare impensierisce il sospetto di pesticidi, ormoni e antibiotici contenuti negli alimenti. Lo rivela il rapporto “Gli italiani a tavola. Stili di vita e rischi alimentari” presentato dal Movimento per la difesa del cittadino sulla base di un'indagine realizzata dall'Ires (Istituto di ricerche economiche e sociali).
Dall'indagine, condotta sulla base di un questionario sottoposto a 750 persone adulte sull'intero territorio nazionale, si evince che ansia e preoccupazione sono le emozioni più sentite dagli italiani a tavola: ben l'87% considera “molto rischioso” il sistema di produzione. I principali timori sugli alimenti riguardano gli ormoni (67,1%), seguiti dai pesticidi (66%) e dagli antibiotici (64,3%). Elementi di rischio nel sistema di produzione degli alimenti sono ritenuti nell'ordine i prodotti chimici (95,2%), gli Ogm (88,3%) e poi il sistema di trasporto, la gestione dei punti vendita, la produzione in paesi extra-Ue, mentre l'assenza di marca preoccupa poco più di un consumatore su due.
Per quanto riguarda le fonti di informazione, secondo i consumatori quella più affidabile è l'etichetta dei prodotti, seguita dai consigli del medico, dalle riviste e dai siti Internet specializzati, dalla televisione e dalla pubblicità. I prodotti più conosciuti sul versante della qualità sono i Dop (li conosce l'83,4% del campione), seguiti dai biologici (81,1%) e dai Doc (74,6%); i meno conosciuti sono quelli del commercio equo e solidale (sa di cosa si tratta solo un terzo del campione). Uno scenario apparentemente positivo che però riserva delle sorprese: un intervistato su tre pur conoscendo il biologico non ne sa dare una definizione corretta; e su cosa siano i prodotti tipici regna una profonda ignoranza: sono molti infatti gli intervistati convinti che “tipici” siano le melanzane alla parmigiana e il “vino del contadino”.
A tavola, secondo la ricerca, gli italiani si dividono in quattro categorie.
Una è quella degli “ottimisti”, il gruppo maggiore con il 47% del campione, rappresentano i consumatori con la più bassa percezione dei rischi alimentari, poco disposti a pagare di più in cambio di più qualità, abbastanza informati. Sono persone tra i 45 e i 64 anni di età, coniugati, diploma di scuola media superiore, lavoratori occupati stabilmente o pensionati.
Poi ci sono gli “incuranti”, uno su quattro circa con il 24,6% del campione: poco informati, poco attenti ai rischi e alla qualità degli alimenti. è una fascia costituita per lo più di anziani, abitanti nei piccoli centri, di sesso femminile, non lavoratori o pensionati, con la più alta percentuale di persone prive di titolo di studio. Al terzo posto con il 22% del totale gli «allarmisti»: preoccupati, ansiosi con una altissima percezione dei rischi alimentari, sarebbero disposti a pagare prezzi anche molto alti in cambio di sicurezza sulla provenienza e sulla qualità. Ultimo posto, con solo il 6,8% del campione, la categoria degli “edonisti equilibrati”. Alta propensione all'informazione, elevata percezione dei rischi, elevato livello culturale, coloro che rientrano in questa categoria scelgono prodotti di alta qualità alimentare, ma senza ansie particolari, sono giovani e colti, leggono sempre le etichette sui prodotti anche se si dimostrano poco propensi a seguire le indicazioni della pubblicità.

Fonte: Tuoquotidiano

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