Anti-infiammatorio molto naturale…

La ciliegia, frutto di stagione, ha anche un'azione contro il dolore e protettiva per il cuore. Rosse, tonde e buonissime. Sono le ciliegie, frutto antico, colorato e di così elevata soddisfazione da aver dato luogo al detto che “una tira l'altra”. Forse portate in Italia per la prima volta, circa 70 anni prima di Cristo, dal console romano Lucullo, (vincitore del re Mitridate, che si era innamorato dei frutti di questa pianta e l'aveva portata nella nostra penisola dal lontano Ponto), le ciliegie sono frutti ricchi di vitamine, in particolare A e C, fibre, sali minerali (potassio, calcio, ferro) e composti antiossidanti (polifenoli). Le ciliegie entrano bene anche nei regimi ipocalorici poiché hanno solo 38 calorie per ogni 100 grammi di prodotto.


di Isabella Egidi
Ma non è tutto. Da qualche anno importanti ricerche scientifiche hanno messo in luce ulteriori proprietà terapeutiche come ad esempio l'effetto benefico nel combattere le infiammazioni delle articolazioni determinate dall'artrite (S. Kelley e collaboratori della Western Human Nutrition Research Center di Davis in California e un gruppo di ricercatori dell'Institute of Basic Theory, China Academy of Traditional Chinese Medicine), ma anche un'azione antidolorifica che le renderebbe simili all'aspirina e una funzione di protezione del cuore e dell'apparato cardiocircolatorio (Wang, Nair e collaboratori della Michigan State University). Da quest'ultimo studio è emerso che le sostanze responsabili degli effetti antidolorifici attribuiti alle ciliegie sono gli antociani che oltre a conferire la colorazione rosso-violetta rendono queste golosità simili all'aspirina senza però averne gli effetti collaterali. Basterebbe, pare, introdurre nella dieta 20-25 ciliegie al giorno per ottenere risultati benefici.
Sulla scia di queste argomentazioni sono stati condotti numerosi studi anche in Italia, grazie all'impegno congiunto dell'Ivalsa del Cnr di Firenze e del Dipartimento di Scienze Farmaceutiche dell'Università di Firenze. “Le ricerche effettuate oltreoceano fanno riferimento a varietà di ciliegio “acido” (tipo visciole ed amarene)”, spiega Pierluigi Mariotti specialista tecnico del Cnr, che insieme a Giancarlo Roselli ha condotto questi studi, “mentre le nostre ricerche riguardano i contenuti in antiossidanti (antociani, acidi fenolici e flavonoidi) presenti nei frutti di varietà ed ecotipi (censiti soprattutto in Toscana e Umbria) di ciliegio “dolce” caratterizzati dalla polpa molto colorata. D'altro canto essendo i composti antocianici i soli costituenti del pigmento delle ciliegie è naturale che la ricerca si indirizzi verso le varietà dal colore più intenso, perché più ricche di queste molecole e quindi con potenzialità maggiori. In Toscana ciliegie come “Morella”, “Selvatico Nero” e “Màggiola”, di scarsa diffusione, sono risultate in questo senso interessanti”.
L'utilizzo di questi genotipi o di altri con caratteristiche simili, particolarmente ricchi in polifenoli, potrebbe essere prospettato, oltre che per il consumo fresco, anche nell'industria conserviera e nel settore della nutraceutica, come “food supplements”. “Lo scopo dei nostri studi”, spiega l'esperta Catia Giaccherini, appartenente al gruppo di ricerca che fa capo ai docenti Nadia Mulinacci e Franco Vincieri, ” era quello di quantificare il corredo fenolico di alcune cultivar locali. Da questo lavoro è emerso che gran parte delle varietà di ciliegio nostrane, incluse quelle di tipo “acido”, mostravano all'analisi in laboratorio, quantità di antociani di rilevante interesse. Il range- per intenderci- variava per le varietà acide da 0,13 a 1,59 milligrammi per grammo di polpa, un contenuto di sostanze benefiche dunque assai più elevato rispetto alle varietà indagate negli Stati Uniti (circa 0,2 milligrammo per grammo) mentre si arriva anche a 5,2 milligrammo grammo per alcune varietà dolci”.
Fermo restando i meriti ascrivibili alle ricerche dedicate a questa o a quella sostanza contenuta in un alimento, ricordiamoci che abboffarsi di ciliegie per scopi curativi non è un comportamento consigliato. Perché – come affermano gli esperti- non esiste un solo alimento “protettivo”, esistono invece una dieta ed uno stile di vita che protegge.

Fonte: & lt;/FONT>www.repubblica.it

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