Antitrust: prezzi più bassi per farmaci e Rc auto

L'estensione dell'uso della Cid (Convenzione di indennizzo diretto) per garantire una diminuzione delle tariffe e dei costi degli incidenti, ma anche la necessità di aprire alla concorrenza il mercato farmaceutico obbligando i medici a prescrivere i medicinali non di marca ma il solo principio attivo ed ancora il monitoraggio della Telecom e l'apertura alla pubblicità per agli Ordini professionali ancora troppo protezionisti a causa delle tariffe non confrontabili.


Questi i punti principali toccati dal presidente dell'Antitrust, Antonio Catricalà, nel corso della trasmissione radiofonica Radio Anch'io.

In particolare, sulla questione del caro-polizza il garante non ha dubbi: “Il settore assicurativo è sulla strada del cambiamento e in tempi brevi si avranno risultati concreti sia in termini di aumento dei servizi che di riduzione dei costi”. Un risultato che si otterrà – ha spiegato Catricalà – anche grazie al tavolo di studio che Ania e Antitrust hanno deciso di aprire per vedere in che modo arrivare ad un “rapporto assicurativo più vicino ai clienti”.

A partire dall'estensione dell'uso della Convenzione di indennizzo diretto anche a motorini e macchine agricole per favorire comportamenti virtuosi da parte degli assicurati. Va infatti ricordato che attualmente la Cid non comprende le due ruote ed è su base volontaria. Mentre l'Antitrust ha già proposto, in una inviata una nota al Parlamento, di rendere obbligatorio un contratto di assicurazione, tale che ogni contraente avrà il risarcimento direttamente dalla propria compagnia che poi si rifarà su quella del danneggiante. Secondo Catricalà ciò consentirebbe “sotto il profilo tariffe, di ottenere una riduzione”, perché chi ha macchine ormai svalutate potrebbe accettare, già in sede di stipula del contratto, “pezzi di ricambio equivalenti e non originali”. Inoltre “ogni compagnia cercherà di offrire migliori prezzi ai propri assicurati sapendo poi di poter anche garantire migliori servizi”.
Il Garante ha poi rilanciato il suo impegno per combattere i cartelli delle compagnie assicurative e consentire un servizio più efficiente.

Capitolo a parte per il decreto taglia-prezzi promosso dal ministro della Salute, Francesco Storace, e apprezzato da Catricalà perché “riuscirà a ridurre i costi dei farmaci, i più alti in tutta Europa”.
Già negli scorsi giorni, durante un'intervista rilasciata alla nostra trasmissione Miaeconomia, in onda su Skytg24, il presidente ha ribadito la necessità di aprire alla concorrenza il mercato farmaceutico. Infatti già 7 anni fa l'Antitrust aveva riscontratoche quello dei farmaci “è un mercato molto rigido, poiché fortemente protetto”. Ma ora – aggiunge il garante – “si può essere più coraggiosi e obbligare i medici a prescrivere non i farmaci di marca, ma il solo principio attivo lasciando poi ai farmacisti la decisione su quale dare al cliente o, addirittura, permettere che i farmaci non pericolosi vengano venduti in altri luoghi”, a partire dai supermercati.
Tra le altre misure suggerite dall'Antitrust per ridurre i prezzi dei farmaci, Catricalà ha ricordato quella “della confezione a dosaggio limitato che consente di non andare a sprecare medicine che poi scadono” perché non consumate.

Per quanto riguarda invece il ruolo della Telecom, Catricalà ha ricordato che la società telefonica “ha una posizione dominante che, tuttavia, non implica l'essere abusivi. Stiamo monitorando Telecom, abbiamo un'istruttoria aperta e abbiamo irrogato una pesantissima sanzione”. Il garante ha, quindi, ricordato che ci sono ottimi segnali da parte della società telefonica con cui poter “arrivare anche ad un migliore rapporto con gli altri competitor”. Da questo – ha detto il presidente dell'Antitrust – “speriamo si possano trarre buoni frutti per la concorrenza”.

Infine, sul fronte delle professioni, Catricalà ha spiegato che “c'è ancora troppo protezionismo e poca apertura al mercato. Le tariffe sono troppo spesso fissate dagli Ordini e non confrontate con qualità del servizio e mercato”. Per questo – aggiunge – “l'apertura alla pubblicità diventerebbe un elemento di maggiore concorrenza e trasparenza”. Infine c'è il problema dei limiti all'accesso. Per il garante sono “troppo eccessivi, perché per alcuni professioni dopo aver fatto 5 anni di studio e specializzazione e dottorato, bisogna ancora fare un esame per accedere all'Ordine”.

Fonte:MiaEconomia

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