Antitrust, stangata sui pastai: multe per 12 mln di euro

L'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha sanzionato 26 aziende produttrici di pasta e due associazioni di categoria per intese restrittive della concorrenza: hanno fatto cartello per aumentare il prezzo. La pasta è rincarata e le aziende hanno fatto cartello concordando il prezzo di vendita. Da qui la stangata dell'Antitrust che ha sanzionato 26 aziende produttrici di pasta e due associazioni di categoria per intese restrittive della concorrenza, con sanzioni complessive per oltre 12 milioni di euro.

Le multe sono state decise tenendo conto dell'eccezionale incremento del costo della materia prima e delle difficoltà del settore e valutando il ruolo specifico svolto dalle singole aziende alle quali è stata contestata la comune strategia di aumenti dei prezzi messa in atto. Insomma: comportamento anticoncorrenziale.

L'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, nella riunione che si è svolta ieri, ha dunque deliberato che “le società Amato, Barilla, Colussi, De Cecco, Divella, Garofalo, Nestlé, Rummo, Zara, Berruto, Delverde, Granoro, Riscossa, Tandoi, Cellino, Chirico, De Matteis, Di Martino, Fabianelli, Ferrara, Liguori, Mennucci, Russo, La Molisana, Tamma, Valdigrano, insieme all'Unipi, Unione Industriali Pastai Italiani, hanno posto in essere un'intesa restrittiva della concorrenza finalizzata a concertare gli aumenti del prezzo di vendita della pasta secca di semola da praticare al settore distributivo, sanzionata con multe per complessivi 12.495.333 euro”. Sono invece risultate estranee all'intesa, a diverso titolo, le società Gazzola, Mantovanelle e Felicetti. L'Autorità ha sanzionato anche l'intesa realizzata da Unionalimentari, Unione Nazionale della Piccola e Media Industria Alimentare.

I produttori sanzionati, spiega l'Antitrust, “sono rappresentativi della stragrande maggioranza del mercato nazionale della pasta (circa il 90%)”. Le intese fatte hanno interessato l'intero mercato della produzione di pasta, ha detto l'Antitrust, e hanno avuto “effetti evidenti sul mercato in termini di aumento medio dei prezzi di cessione alla grande distribuzione organizzata e, conseguentemente, del prezzo finale praticato dai distributori ai consumatori”.

L'intesa realizzata da Unipi e dai 26 produttori è durata dall'ottobre 2006 almeno fino al primo marzo 2008. Dal maggio 2006 al maggio 2008 il prezzo di vendita della pasta al canale distributivo ha registrato un incremento medio pari al 51,8%, in buona parte trasferito al consumatore, visto che il prezzo finale è cresciuto nello stesso periodo del 36%. Nell'ambito dell'intesa sono state fatte riunioni presso l'Unipi che ha comunicato al settore pastaio gli aumenti prestabiliti. Poi, aggiunge l'Antitrust, una volta raggiunta l'intesa sull'aumento da praticare al settore distributivo, ogni impresa ha condotto la propria politica di prezzo. Quello che è stata contestata non è dunque la necessità di autonomi aumenti di prezzo davanti ai rincari delle materie prime ma il fatto che la decisione sia stata congiunta e gli aumenti decisi in modo anticoncorrenziale.

“I copiosi documenti rinvenuti nel corso dell'istruttoria – afferma l'Antitrust – dimostrano inequivocabilmente che le imprese hanno concertato una comune strategia di aumenti dei prezzi”. Prosegue l& apos;Autorità: “L'istruttoria ha dimostrato che alcune società (Amato, Barilla, Divella, Garofalo, Rummo e Zara) hanno inoltre svolto un particolare ruolo di coordinamento dell'organizzazione dell'intesa, operando anche in stretta connessione con Unipi, con riunioni ristrette finalizzate a monitorare l'andamento dei listini e la 'tenuta' dell'intesa”. Fra le sanzioni irrogate, spiccano quasi sei milioni di euro (5.729.630 euro) per Barilla, quasi 1 milione 400 mila euro per De Cecco, 1 milione 260 mila per Divella, 748 mila euro per Colussi, 476 mila per Rummo, 474 mila per Garofalo.

2009 – redattore: BS

Fonte: helpconsumatori.it

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