Anziani: anatema o risorsa? Uno studio per capire

Presentato alla Luiss di Roma il ‘Rapporto Nazionale 2006 sulla condizione ed il Pensiero degli anziani' dell'Ote.

Fotografia di 11 milioni di over-65 italiani Da loro dipenderanno le scelte politiche, la destinazione delle risorse, la diversificazione dei consumi: gli anziani italiani, 11 milioni di persone che diventeranno 18 (34% popolazione) nel 2050, sono destinati diventare sempre di più categoria sociale di “riferimento” per chi governa e per il mercato. In soli 20 anni ” dal 1984 al 2004 ” nel nostro paese la percentuale di ultra65enni è passata dall'11,4 al 18,4 della popolazione. I nati dal 2000 in poi avranno una vita media vicina al secolo, e quindi se oggi gli ultranovantenni sono poco più di 416 mila, fra mezzo secolo la società del nostro paese dovrà “fare i conti”, con una pattuglia di 1,9 milioni di vegliardi, di cui due terzi donne, vicini alle 100 candeline.

 “Un fiume in piena che andrà ad incidere sempre più sulla crescita economica del paese ” ha commentato il Segretario Generale dell'Osservatorio della Terza Età, Roberto Messina in occasione della presentazione, alla Luiss, del ‘Rapporto Nazionale 2006 sulla condizione ed il Pensiero degli anziani' ” e che provocherà un cambiamento radicale dalla domanda di lavoro, alla capacità di risparmio, con un impatto sostanziale sulla finanza pubblica, sulla scuola, sul lavoro, sulle pensioni e sulla sanità”. Il Rapporto, elaborato dal Dipartimento Studi Economici OTE-Ageing society diretto dal prof. Andrea Monorchio, rappresenta la prima ‘foto in movimento'' dei 12 milioni di ultra 65enni italiani: 1328 pagine con i dati e le dinamiche del pianeta dei capelli grigi del nostro paese, con molte sorprese e curiosità.


“Siamo di fronte ” ha sottolineato nella sua relazione il Presidente di Ageing society ” Emilio Mortilla ” al fenomeno più complesso fra quelli affrontati dagli essere umani. Andiamo incontro ad una società “diversa”, in cui la componente anziana sarà maggioritaria rispetto alla componenti in età fertile e in età lavorativa. Ogni uomo, donna o bambino ” ha aggiunto Mortilla ” subirà gli effetti di questa profonda trasformazione. Bisogna dire, però, che Quello che manca sono politiche di studio, di proiezione e di intervento per organizzare la società che verrà”.


Vediamo ora ancuni dei dati più impoirtanti emersi dallo studio, ovvero la “carta d'identità” dei nonni italiani nel 2006:
Lo stato civile. Il 62,5% degli ultra 60enni sono coniugati, il 28% sono vedovi, l'8,3% celibi o nubili e l'1,2% divorziati. Con grandi differenze tra donne e uomini: mentre l'82% dei maschi sono coniugati, tra le donne questa percentuale scende al 48%. Causa, ovviamente, l'alto numero di vedove (41,4%), mentre i vedovi sono solo il 10%.

Il reddito e la solidarietà dei nonni. Sebbene non navighino nell'oro, i nonni sono la salvezza delle coppie giovani. Senza il loro aiuto, non solo economico, molte famiglie non arriverebbero alla fine del mese. Gli anziani con una pensione sono circa 11 mln, con una entrata media netta di 900 euro mensili. Quelli che aiutano i figli sono circa il 76%, con un contributo medio erogato di 900 euro l'anno (oltre l'8% della pensione) soprattutto per i regali ai nipoti, ama che per rata della macchina nuova, il divano da sostituire, l'abbigliamento. A questo bisogna aggiungere la grande “banca del tempo” messa a disposizione per accudire i bambini, governare la casa e fare piccoli lavoretti.

Gli anziani non autosufficienti. In Italia gli anziani non autosufficienti, alla fine del 2004, erano 2.272.768 (15,5% del totale degli ultra 65enni): con percentuali variabili dal 18,4% della Lombardia all'11,0% del Molise. I comuni più ‘vecchi'. Ci sono amministrazioni comunali chiamate a gestire istanze di una popolazione formata in maggioranza da ultra 65enni, dove gli ultra80enni sono quasi un terzo della popolazione e il rapporto bambini-anziani è ormai di 1 a 1, con un incremento della popolazione anziana che viaggia su percentuali vicine al 10% annuo.

Chi assiste i non autosufficienti. Nel 75,1% dei casi sono i figli, nel 41,6% il coniuge o il convivente, 20,6% altri parenti, 4,1& i vicini e 3,6% le badanti. Solo nell'1,0% dei casi i Servizi sanitari territoriali e nello 0,8% i Servizi sociali. L'assistenza domiciliare in Italia non supera il 3,5% dei casi, contro il 20% di Norvegia, Svezia e Danimarca. Le abitudini della terza età. Il Comitato Scientifico dell'OTE ha contattato 2.500 ultra 60enni rappresentativo della popolazione, dal quale sono emersi dati interessanti che offrono un particolare spaccato di vita.


• Con chi vive: il 32,7% vive da solo, il 53,8% con coniuge o convivente e il 13,5% con altri familiari
• Reddito netto mensile: il 48% sotto € 600,il 32,2% tra € 600 e 1.000 e il 9,8% oltre € 1.000
• Abitazione: il 63,4% vive in casa di proprietà, il 18,4% in affitto e il 18,2% in case dell'IACP
• Età della pensione giusta? Il 43,6% sarebbe andato prima in pensione, il 56,4% dopo
• Collabora all'educazione dei nipoti? Ha risposto si il 63,9%, no l'11,8% e qualche volta il 24,3%
• Contribuisce al sostegno economico di figli o nipoti? Regolarmente il 33,6% degli anziani, qualche volta il 42,6% e mai solo il 23,8%
• Quante volte dal medico nell'ultimo anno: il 42,8% almeno una volta al mese, il 43,7 ogni 2 o 3 mesi e il 13,5% mai
• La spesa per medici e farmaci nell'ultimo anno: il 42,8% meno di € 500, il 31,9% circa € 750 e il 25,3% oltre € 1.000
• Lo stato di salute: rispetto all'età il 30,8% lo ritiene molto buono, il 43,8% buono e solo il 25,4% ‘non sta tanto bene'
• Di che cosa ha paura? Il 35,2% di essere aggredito, il 24,7 di essere truffato e il 36,9% di lasciare casa incustodita.

Le patologie disabilitanti. E' ovvio che la componente anziana della società sia quella in cui si concentrano comorbilità, fragilità e disabilità in percentuale maggiore, e che quindi finisca con il rappresentare la quota più ingente di servizi sanitari e socio-assistenziali a lungo termine. Queste le patologie che sono risultate più dffuse:


• Osteroartrosi: interessa oltre il 50% degli ultra 65enni, soprattutto di sesso femminile con una percentuale di disabili intorno al 20%
• Fratture del femore: interessano il 60% delle ultra 75enni, e di queste il 30% diventa disabile, il 30% non autosufficiente, 2 su 3 vengono istituzionalizzati, il 3% muoiono durante il ricovero e il 23% entro un anno dalla frattura
• Ictus: otre 194mila nuovi casi ogni anno, di cui il 75% in ultra 65enni
• Parkinson: in Italia ci sono in media circa 300 casi ogni 100mila abitanti, che arrivano a 2.000 fra i 70-80 anni. Nel 30% dei casi è associato a demenza, nel 40-50% a depressione
• Demenza: questa ‘epidemia silente' colpisce l'1% della popolazione tra 65 e 69 anni, con punte superiori al 30% tra gli ultra 85enni. I soli malati di Alzheimer in Italia nel 2000 erano oltre 600mila
• Depressione: i sintomi depressivi clinicamente significativi variano tra l'8 e il 15% degli anziani che vivono a casa, con punte che raggiungono il 30% tra gli isituzionalizzati
• Scompenso cardiaco: ne è affetto il 10% degli ultra80enni
• BPCO: interessa il 20% degli ultra60enni ed è causa del 13% dei ricoveri ospedalieri
• Ipovedenza: la cataratta interessa 118 anziani su 1000 fino a 74 anni e oltre un quinto degli ultra75enni. Degenerazione maculare e glaucoma ciascuno circa il 5% degli ultra 75enni
• Sordità: è la più frequente condizione cronica degli ultra 65enni, che oltre i 75 anni colpisce una persona su 2
• Incontinenza urinaria: varia dall'8 al 34% degli anziani, ma raggiunge il 50% degli ospedalizzati.

Anziani e media. Ecco come gli anziani vivono il rapporto con i mezzi di comunicazione e l'informazione:
• Televisione: per il 94% degli anziani è troppo carica di pubblicità, per l'88,9% presenta troppi spettacoli d'intrattenimento ‘banali' e per l'89,3% non offrono servizi dedicati alla condizione specifica degli anziani, che nell'87% dei casi vorrebbero trasmissioni che possano aiutarli a vivere meglio
• Tv satellitare: non è entrata nell'uso quotidiano degli anziani, soprattutto per il costo dell'abbonamento (42,4%) e dell'impianto (30,3%). Gli uomini (31,3%) si abbonano perchè c'è meno pubblicità, le donne perchè i programmi sono migliori (29,7%)
• Radio: la si ascolta principalmente per la musica, ma l'importanza del parlato cresce con l'età fino a diventare più importante della musica stessa nel 30,7% degli anziani
• Quotidiani: gli anziani rappresentano la categoria che ha più tempo a disposizione per approfondire i temi legati all'informazione e quindi anche i lettori più attenti e meno superficiali dei quotidiani, con alcuni suggerimenti: li vorrebbero facili da maneggiare (26,5%), meno costosi (24,5%), con articoli brevi (18,9%) che raccontino i fatti ci modo sereno (18,4%), con meno spazio alla cronaca (14,6%) e senza indulgere alla violenza (12,1%).
• Periodici: gli anziani sono sicuramente gli acquirenti più abitudinari, per i quali l'importanza dei contenuti raggiunge il 59,1% mentre poco interessano le copertine
• Internet: gli ultra65enni che usano il computer erano, nel 2003, meno del 6%, con problemi legati alle difficoltà fisiche proprie di alcune categorie di disabili, oltre a quelli economici
• Libri: più della metà degli italiani non legge libri, e per gli anziani storia e tema trattato dal libro è molto importante nel 67,4% dei casi mentre la curiosità non ‘tocca' più del 9,3% dei lettori meno giovani
• Cellulare: la vera differenza tra giovani e anziani non è tanto nella percentuale degli utilizzatori ma, soprattutto, nel fatto che i più grandi lo usano esclusivamente per… telefonare.

Fonte: Tuo quotidiano

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