«Resveratrolo, scudo anti-tumore al seno»

Non solo un elisir anti-età. Nel resveratrolo, sostanza presente nel vino rosso e già disponibile in pillole di integratori alimentari anti-invecchiamento, si cela anche un possibile scudo contro il tumore al seno. Ricerche di laboratorio hanno infatti mostrato che questa sostanza spegne la formazione anomala di cellule che è all'origine di molti tipo di cancro al seno. Lo studio, pubblicato su «Cancer Prevention Research», suggerisce dunque un potenziale effetto preventivo della molecola che, in natura, si trova nei grappoli d'uva rossa, e dunque nel vino nero. La ricerca è stata condotta da Eleanor Rogan, dell'Eppley Institute for Research in Cancer dell'University of Nebraska (Usa).




La molecola nei grappoli d'uva rossa, dunque nel vino nero
«Il resveratrolo ha l'abilità di prevenire il primo evento della catena che si sussegue quando gli estrogeni danno inizio al processo che porta al cancro. Noi crediamo che questo potrebbe fermare l'intera serie di fenomeni da cui scaturisce il tumore al seno», sottolinea la Rogan. Il suo team ha misurato, su un vetrino da laboratorio, l'effetto del resveratrolo sulle funzioni cellulari note per contribuire al carcinoma mammario. Gli scienziati pensano che molti tipi di tumore al seno siano innescati da un aumento degli estrogeni, che reagisce con molecole del Dna per formare «addotti del Dna» (un marker biologico ampiamente usato come indicatore di danno genotossico in soggetti esposti a composti cancerogeni e mutageni). Ebbene, il team ha scoperto che il resveratrolo è in grado di sopprimere la formazione di questi addotti.


Ora la ricerca dal laboratorio si sposta all'uomo
«Una cosa eccezionale, anche perché siamo stati in grado di ottenere questo risultato con concentrazioni basse di resveratrolo nelle cellule che abbiamo studiato», scrivono i ricercatori. Inoltre gli studiosi hanno visto che l'integratore è in grado di sopprimere l'espressione del CYP1B1 e la formazione del 2,3,7,8-tetraclorodibenzo-p-diossina, due fattori di rischio per il cancro al seno. Lo studio è dunque molto promettente. Ma, ammoniscono gli stessi ricercatori, è stato condotto su cellule in laboratorio e dovrà essere confermato da ulteriori e più vaste ricerche, direttamente sull'uomo.

Fonte. www.lastampa.it

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