Arriva il wi-fi sharing: i pro e i contro secondo Altroconsumo

Nell’era della sharing economy non poteva mancare il wi-fi sharing. Cos’è? E’ la possibilità di usare il wi-fi anche fuori casa, collegandosi alla rete di altri utenti, del nostro stesso gestore, che hanno aderito al servizio. I primi ad offrirlo sono statiTiscali (Social WiFi), Vodafone (WiFi community) e ora è il turno di Fastweb (Wow-Fi). Altroconsumo ha analizzato pro e contro di questa iniziativa per capire se vale davvero la pena aderire.

I pro:

  • La nostra privacy viene tutelata perché ad essere condivisa non è la nostra rete personale (quella cioè di casa nostra), ma viene creata una seconda rete wifi dedicata proprio a questo servizio.
  • Si ha sempre la priorità di utilizzo sulla rete di casa propria. Gli altri utenti collegati, quindi, non ci sottraggono banda.

I contro:

  • Nei condomini e nelle città, le reti si sovrappongono e si fanno interferenza a vicenda peggiorando il servizio per tutti. Aumentando il numero di reti attive (ogni utente avrebbe sia la rete personale che quella pubblica dedicata appositamente al servizio di wifi sharing) la situazione non può che peggiorare. Inoltre, chi abita ai piani alti di una palazzina difficilmente riuscirà a essere raggiungibile dalla strada: continuerà, quindi, a tenere in piedi una rete inutile.
  • Un altro aspetto negativo è che questi servizi sono abilitati automaticamente per tutti gli utenti dei gestori che hanno dei dispositivi compatibili. Chi desidera rinunciarvi, non solo perde anche la possibilità di usufruire del servizio solo come utente, ma deve attivarsi con il proprio gestore attraverso il sito internet.

Secondo Altroconsumo l’idea non è malvagia sulla carta: la possibilità di avere accesso a internet sfruttando la rete di altri utenti senza dover per forza ricorrere alla rete 3G/4G, è sicuramente interessante. Bisogna, però, considerare alcuni aspetti.

  • Si tratta di sistema chiusi, riservati agli abbonati. Sarebbe auspicabile che ci fosse un sistema unificato che funzionasse con tutti gli operatori e non tanti sistemi chiusi. E’ infatti possibile che un iniziativa del genere possa naufragare, ancora prima che per problemi tecnici, per la mancanza di una “massa critica” di utenti poiché la comunità rimane troppo frammentata.
  • Il wifi non è il metodo migliore per offrire un servizio del genere. Questa tecnologia nasce per servire un numero limitato di utenti confinati in piccoli spazi. Sarebbe meglio (anche dal punto di vista della copertura e della velocità) pensare al WiMax: una rete municipale messa a disposizione dalle istituzioni per coprire tutte le zone ancora scoperte.

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