Arrivano i GAS, dal produttore al consumatore qualità e lotta agli sprechi

Periferia di Firenze, casa del popolo, un martedì sera qualunque. è il momento della distribuzione della merce. Lucia ha portato le cose consegnate dalla Manuela, piccola coltivatrice con un podere in collina: sono insalate, bietole, ravanelli, bellissime ciliegie e uova fresche. Fernanda è arrivata coi sacchetti già confezionati e prezzati da Poggio di Camporbiano, che è un'azienda biodinamica vicino a San Gimignano: sono latte fresco, formaggi, verdure varie di un'azienda modello, condotta secondo una logica rigorosamente contadina, senza chimica, né antibiotici o altre diavolerie per gli animali.

 Simone stavolta ha il carico di cibo biologico per gatti e di sabbietta per le lettiere dei felini; Leonardo ha i pacchi di carta igienica ecologica; Giulia si è procurato il caffè, le banane, lo zucchero nella bottega del commercio equo e solidale; Oliver ha portato un grande sacco di carta gialla con dentro il pane. è tutto un pesare su bilance portate da casa, sacchetti da riempire, commenti sulla bontà e sui difetti delle consegne della settimana prima.

è un'ordinaria serata di consegna in un gruppo d'acquisto solidale (Gas): questo si chiama Gassolotto, in omaggio al quartiere in cui è stato fondato (Isolotto); ne fanno parte una ventina di famiglie, alcune si procurano tutto così e non mettono mai piede al supermercato, altre integrano la spesa con qualche puntata al negozio sotto casa. I prezzi sono simili, spesso inferiori, a quelli di mercato per prodotti di pari qualità (cioè alta). Ma partecipando a un Gas ti accorgi che il risparmio è altrove: compri solo quello che ti serve davvero e lo usi o consumi per intero, senza sprechi e senza i consumi indotti da pubblicità e supermercati.

Il movimento dei Gas si sta espandendo, per varie ragioni. Molti cercano per questa via garanzie reali sulla qualità del cibo che mangiano. Altri entrano in un ‘gas' per ragioni, diciamo così, politiche: è un modo per opporsi alle logiche consumiste imposte dal “sistema”, scegliendo la sobrietà, il sostegno alla piccola impresa contadina travolta dal business dell'agro industria. Per altri ancora c'è una specifica ragione ambientale: produzioni bio, sostegno alla cura del territorio.

Anche per i fornitori ci sono motivazioni in qualche modo politiche: i Gas sono un'alternativa concreta alle perverse logiche della grande distribuzione, che impone prezzi bassi, forniture certe e regolari e quindi spinge verso colture mirate. Ci sono così piccole aziende che non “vanno sul mercato” ufficiale, perché tutti i clienti sono gruppi d'acquisto: è il caso della citata Camporbiano e di molte altre. Per dire, una volta al mese arrivano a Firenze — tappa di un viaggio che tocca altre città del Nord Italia — Claudio e Tommaso, coltivatori diretti di Alcamo (Trapani), con un camion carico di arance e altre specialità siciliane: forniscono solo ‘gas', coi prodotti loro e di altri piccoli coltivatori e cooperative del circondario.

I Gas guardano all'economia solidale, a un modello di sviluppo a basso consumo di risorse naturali. I ‘gassisti' inorridiscono all'idea che fragole, pesche, zucchine, peperoni (e mille altre cose) si trovino in commercio tutto l'anno o che le patate arrivino dal Cile, i pomodori dalla Cina e l'acqua minerale dall'Abruzzo. Loro hanno riscoperto la stagionalità, i veri sapori di verdure, latte, uova, formaggi. è la logica della ‘filiera corta', che sta tornando in auge nel mondo agricolo: basti pensare al lavoro di Slow Food o ai ‘ristoranti a chilometri zero' supportati da Coldiretti.

I Gas hanno riscoperto anche il gusto della convivialità. Il Gassolotto, ad esempio, tutti gli anni organizza la ‘pomodorata': due giorni tutti insieme, nella casa di campagna di un gassista, a passare pomodori. Ma c'è chi autoproduce il brodo vegetale, chi il sapone, e alcuni Gas hanno anche affittato pezzetti di terra per mettere su un orto. Sono nate anche piccole aziende: una, a Rimini, produce detersivi biologici e rifornisce i gruppi di tutt'Italia (si chiama Officina Naturae).

Insomma, c'è un piccolo mondo che cresce all'ombra della recessione globale, ed è fatto di relazione stretta con la terra, solidarietà fra consumatori e verso i produttori, autentico rispetto dell'ambiente, superamento del consumismo sfrenato. Nel loro piccolo, i ‘gassisti' ci provano.

di Lorenzo Guadagnucci

Fonte La Nazione

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