Banana 10 e lode? I frutti bacati di Chiquita

Tra pesticidi, deforestazione, violazioni dei diritti umani e gruppi paramilitari, il gruppo Chiquita si becca un zero in condotta. La Chiquita Brands International Inc, una delle maggiori produttrici di banane al mondo, opera in Amarica Latina dal secolo scorso. Associazioni ambientaliste e per la difesa dei diritti umani denunciano i pesanti impatti ambientali, sociali e sulla salute derivanti dal massiccio uso di pesticidi, e le violazioni dei diritti umani legate alla militarizzazione dei territori e l'uso di pratiche violente da parte di gruppi armati finanziati dalla multinazionale.

Il colpo di stato in Honduras

Diescendente dalla United Fruit Company, Chicquita ha una storia di ingerenze violente nel continente sudamericano. Per proteggere le grandi piantagioni e assicurare bassi salari, la United Fruit Company sovvenzionava colpi di stato e dittatori compiacenti (il termine “repubblica delle banane viene proprio da qui).

Il lupo perde il pelo ma non il vizio: le associazioni sindacali dell'Honduras accusano la Chiquita di essere dietro il colpo di stato nel piccolo paese centroamericano. Il governo del presidente Zelaya infatti, aveva varato una legge che definiva il salario minimo, valido anche per i lavoratori delle piantagioni. Il salario minimo è stabilito dal contratto nazionale in tutti i paesi democratici, ma molti osservatori hanno fatto notare come per il gruppo Chiquita questa misura fosse inaccettabile. “Chiquita non ha avuto alcun ruolo in questi eventi.” ha commentato George Jaksch, di Chiquita Brands International, sottolineando la “politica di non intervento nelle locali dispute politiche”.

Secondo molti analisti, la Chiquita – United Fruit Company dagli anni cinquanta svolgerebbe invece un ruolo essenziale nei processi politici del piccolo paese, centro-americano e il suo peso non è diminuito negli ultimi anni. Sarebbe impossibile immaginare un rivolgimento politico tanto radicale senza il consenso di un attore così potente. Intanto Chiquita ha intascato dal presidente golpista Micheletti l'affondamento della proposta di innalzare il salario minimo.

Nei campi della Colombia

& lt;P>Anche in Colombia, le associazioni della società civile accusano la Chiquita Brands International Inc. di finanziare gruppi paramilitari incaricati di reprimere con violenza qualsiasi forma di protesta all'interno delle piantagioni, ormai sottoposte a costante militarizzazione e alla sistematica violazione dei diritti umani.

Secondo Jaksch, Chiquita è stata la prima multinazionale ad aver siglato un accordo quadro con IUF (International Unionof Foodworkers) e con COLSIBA (Coordinadora de Sindicatos Bananeros), che garantisce a tutti i dipendenti nelle piantagioni di banane il rispetto delle Convenzioni Internazionali dell' ILO. Dal 2004, inoltre, tutte le divisioni agricole di proprietà in America Latina sono certificate Sa8000, lo standard volontario di riferimento in materia di lavoro che si basa sulle convenzioni dell'ILO (International Labor Organization), la Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo e la Dichiarazione delle Nazioni Unite sui Diritti del Fanciullo.

Nel giugno 2007 i famigliari di 173 cittadini colombiani assassinati dai paramilitari dai gruppi paramilitari hanno denunciato la Chiquita per aver concesso finanziamenti illeciti agli stessi gruppi.
Nell'aprile 2008 l'arresto di Raul Hazbun, imprenditore bananiero legato ai gruppi paramilitari, fa emergere il coinvolgimento del gruppo Convivir di Urabá, finanziato Chiquita, nel massacro di San José de Apartadó, Uraba del 1998.

L'anno precedente, nel 2007, il tribunale di Washington ha condannato la Chiquita ad una multa di 25 milioni di dollari per aver pagato, negli anni compresi tra il 1997 al 2004, 1.700.000 dollari ai paramilitari dell'Autodefensas Unidas de Colombia (Auc), per difendere i propri interessi e stroncare le proteste dei bananeros che chiedevano condizioni di lavoro migliori.

Sono in molti però a discutere sulla piena applicazione di questo impegno. Intanto le fumigazioni aeree continuano a spargere su campi e sui villaggi pesticidi proibiti negli Stati Uniti e nell'Unione Europea. E' il caso del Bitertanol (commercializzato col nome di Baycor), o del Chlorpyrifos (commercializzato come Lorsban), il Carbofuran ( nome commerciale: Furadan). Ricerche condotte dall'Università Nazionale di Heredia (Costa Rica) rivelano indici di avvelenamento tre volte maggiori nelle zone bananiere rispetto al resto del paese.

www.salvaleforeste.it

Fonte:www.promiseland.it

Condividi questo articolo