Bebè, il bonus della discordia

Chi, pur non avendo i requisiti per farlo, ha incassato il bonus bebè di mille euro – previsto dall'ultima Finanziaria – dovrà restituirlo con un versamento pari a 1.001,81 euro. A comunicarlo è il ministero dell'Economia che mette così fine ad una lunga querelle iniziata lo scorso dicembre con le famiglie di extracomunitarie.

La storia è nota.
Il 22 dicembre, con il sì definitivo alla manovra (Legge n° 266/2005, articoli 1, commi 331, 332 e 333), è stato previsto lo stanziamento di 1.000 euro per ogni figlio nato o adottato nel 2005, per ogni secondo o successivo figlio nato nel 2006 e per ogni figlio adottato nel 2006. Il cosiddetto bonus bebè di cui possono beneficiare solo i residenti in Italia, di cittadinanza italiana o comunitaria che appartengono ad un nucleo familiare con un reddito lordo complessivo non superiore a 50.000 euro.

Compito del ministero dell'Economia sarebbe quindi stato comunicare ai genitori – entro il 15 gennaio 2006 – l'ufficio postale di zona nel quale riscuotere l'assegno. Ma la comunicazione – come si ricorda- arrivò sotto forma di lettera firmata dal presidente del Consiglio il quale recapitò la missiva a tutti i bambini nati nel 2005. Quindi sia a coloro che hanno diritto al bonus, sia gli esclusi.

Le autorità spigarono quindi che spettava alle famiglie verificare se rientravano nei requisiti per riscuotere l'assegno. Un passaggio, questo imposto dell'autocertificazione, che è diventato la pietra dello scandalo. Il centro-sinistra e i sindacati infatti parlarono subito di scandalo, poiché l'invio delle lettere – secondo le accuse mosse – rappresentava solo “chiari intenti elettoralistici”. Ma la cosa ancor più grave – aggiunsero – è che “la si stava inviando anche ai cittadini extra comunitari esclusi ingiustamente dal beneficio”.

Un'accusa che ben presto si è trasformata in un fatto di cronaca che ha visto protagonisti 140 extracomunitari della provincia di Cuneo i quali avrebbero indebitamente incassato il bonus bebè da 1.000 euro per denunciare la “politica discriminatoria nei confronti dei figli di cittadinanza straniera nati in Italia e l'attuale campagna di disinformazione”.

Ma per il governo italiano si tratta invece di una falsa dichiarazione di cittadinanza, con i carabinieri del comando provinciale che hanno avviato un'indagine nei confronti di settantotto cittadini extracomunitari, ai quali è stata contestata la truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche.

Ed ora il ministero dell'Economia richiede la restituzione di tutti i bonus bebè indebitamente riscossi da persone che non sono in possesso dei requisiti previsti dalla legge tramite un versamento di 1001,81 euro sul conto corrente n. 31617004 intestato alla Tesoreria centrale dello Stato – Roma, indicando nella causale ‘versamento al capo X, cap. 2368 – restituzione bonus bebè”.

Dura le critiche che arrivano alle modalità di gestione del bonus.
Per Cgil, Cisl, Uil, Acli e alcune associazioni dei consumatori si tratta infatti di una vicenda paradossale di fronte alla quale è stato anche annunciato il ricorso alla Corte Costituzionale, sollevando proprio dubbi di costituzionalità su una norma che – spiegano i sindacati – è palesemente discriminatoria.

Patrizia De Rubertis

Fonte: Mia Economia

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