Bologna/ Uomini casalinghi e donne muratore: con la crisi i ruoli si ribaltano

Maschi che fanno le pulizie in casa e femmine che lavorano nei cantieri. A Bologna cambiano i mestieri e la crisi economica ribalta i classici ruoli uomo/donna. Una rivoluzione sociale testimoniata dagli avviamenti al lavoro nei primi sei mesi di quest'anno pubblicati dalla Provincia.


Secondo quanto riportato dal Corriere di Bologna nei primo semestre del 2011, le donne impiegate nelle costruzioni sono aumentate del 53% (più 25 unità) rispetto allo stesso periodo dell'anno passato. Ancora più sorprendenti gli avviamenti degli uomini nel lavoro domestico: più 70% con una crescita, anno su anno, di 61 unità. In totale, nel primo semestre 2011, i contratti hanno raggiunto quota 15.644, in calo di quasi il 2%. A livello assoluto ci sono stati 316 accordi in meno rispetto allo stesso periodo del 2010.

A bloccare il crollo dei nuovi contratti sono stati quelli femminili. In maggioranza quelli del primo semestre 2011 sono stati firmati da donne (8.040) mentre i maschi si sono fermati a 7.604. I contratti rosa sono aumentati di 245 unità (più 3,14%) contro il meno 561 registrato per gli uomini (in calo del 6,87%).

Ma se alle donne vengono fatti più contratti il problema è che sono sempre più precari (e peggio pagati rispetto ai maschietti anche a parità di mansione). Delle 1.651 assunzioni a tempo indeterminato che sono state siglate a Bologna nei primi sei mesi del 2011 solo 497 sono state rosa. Questo vuol dire che ogni cento posti fissi solo 30 vanno a una donna. Un calo vertiginoso anche per le donne assunte a tempo indeterminato nella pubblica amministrazione. Nei primi sei mesi dell'anno nuovo sono state solo 24, con un calo di 91 unità, che vale una flessione del 79% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

Crescono invece tutte le altre tipologie di lavoro instabile: apprendistato (più 9,70%), la collaborazione coordinata (più 18,18%), il lavoro intermittente (più 47%) e anche il tirocinio (più 17%). Mentre le partite Iva rosa sono quasi sparite. Rispetto allo stesso periodo del 2010 a giugno di quest'anno ne sono scomparse 125 (in calo del 53%). In diminuzione, anche se con ritmi più blandi, anche gli uomini liberi professionisti: meno 63 unità che in percentuale vuol dire una flessione del 16%.

«Passata l'onda lunga della crisi metalmeccanica — ha spiegato l'assessore provinciale al Lavoro, Giuseppe De Biasi — la discriminante femminile è tornata un'emergenza». Perché nonostante la flebile ripresa del mercato del lavoro registrata nel 2010 e nei primi vagiti del 2011 «sono sempre più le donne a pagare le difficoltà del mercato, le differenze di genere emergono ancora nella scarsa accettazione della maternità, nella difficoltà di accettare la conciliazione tra lavoro e famiglia. Questo ha sconvolto la tipologia dei mestieri e dei distinzione classica tra lavoro maschile e femminile». Così, in barba ai luoghi comuni, si trova la donna-muratore e l'uomo-badante « e vediamo crescere, in maniera consistente rispetto al passato, le donne ingegneri o avvocato perché c'è la necessità riconvertirsi in mestieri sostanzialmente non legati al proprio genere».

L'altra faccia della medaglia sono i Centri per l'impiego. Anche qui le donne la fanno da padrone. Le iscrizioni rosa sono 39.000, con un aumento del 3,38%, contro i 31.000 maschi (meno 1,45 rispetto al 2010). Rispetto a giugno del 2010 le persone in stato di disoccupazione sono cresciuti di 9.572 unità (più 15%) raggiungendo quota 70.636. A trainare l'aumento sono state le donne (più 5.732) che rappresentano il 55% è senza mestiere tra Bologna e provincia. Ad essere maggiormente penalizzate sono le donne con i livelli d'istruzione più elevati: il 69% delle persone laureate in cerca di lavoro sono donne.

http://affaritaliani.libero.it

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