Boom di convivenze, raddoppiate in dieci anni

Il matrimonio ha sempre meno attrattiva fra i giovani italiani. Aumenta fra le nubili e i celibi la voglia di convivere senza formalizzazioni: in dieci anni la percentuale delle unioni libere è raddoppiata. Erano 227 mila nel 1994, sono diventate 555 mila nel 2003. In un caso su due si tratta di coppie formate da celibi e nubili (47,6% contro il 29,5%) a conferma della scelta e non del ripiego. è la novità che riguarda la famiglia italiana – che l'avvicina al modello europeo – secondo il rapporto annuale dell'Istat che ha evidenziato un aumento generale, di ben del 5%, di nuove forme di convivenza familiare rispetto a quella tradizionale.

Per l'Istat, ''la società italiana ha mostrato di essere più dinamica rispetto all'economia'' e, sebbene la famiglia tradizionale resti il modello prevalente (22 milioni le famiglie nel totale), ci sono diversi tipi di famiglie ''da non poter trascurare''. Si tratta di single, di genitori soli non vedovi, di coppie di fatto: nel complesso 5 milioni di nuclei familiari che rappresentano il 23% del totale.

Fra le altre tendenze nella famiglia italiana, l'Istat segnala che continuano ad aumentare i giovani che vivono con la famiglia di origine: passano dal 28,8 al 34,9%, sorpassando anche la percentuale dei coetanei che vivono in coppia con figli (dal 41,9 al 27,9%). Fenomeno che esprime ancora un problema di tipo occupazionale (diminuiscono coloro che dicono di stare bene in famiglia, -5,5%), anche se tra questi giovani cresce sia la quota degli occupati (ma lavoro non stabile) sia degli studenti.

L'Istat si sofferma sulle unioni di fatto che ormai – dice – si configurano come ''modello alternativo al matrimonio'' e non più ad esso precedente; tant'è vero che la quota di donne con meno di 65 anni che dichiara che all'attuale convivenza seguirà sicuramente un matrimonio passa, in soli cinque anni, dal 41,6 al 32,2% mentre coloro che la escludono aumenta di 6,7 punti.

Diminuiscono le coppie di fatto con figli (dal 48% al 45,1%). Quasi i 2/3 degli uomini e delle donne che vivono more uxorio è costituito da individui che non si sono mai sposati mentre il 30,5% dei primi e il 26,2% delle seconde è rappresentano da separati o divorziati. Nel 12,4% dei casi nelle libere unioni sono formate da almeno un vedovo.

Le unioni libere hanno assunto negli ultimi 20 anni un peso sempre più rilevante tanto da triplicare: sono passate dall'1,3 al 3,8% sul totale delle coppie. Le convivenze more uxorio sono diffuse specialmente nel nord del paese (5-6% delle coppie) mentre nel mezzogiorno si mantengono al di sotto del 2%. I partner (quasi il 40%) hanno per lo più almeno un diploma di scuola media superiore (contro circa il 30% dei coniugati). Le occupate che vivono nelle unioni di fatto sono il 61,4% contro il 36,6% delle coniugate mentre le casalinghe sono meno della metà rispetto alle donne sposate (il 19,2% contro il 42,1%).

Diminuiscono le famiglie a due o più generazioni (dal 58,8 al 53,2%); all'opposto aumentano le famiglie con una sola generazione (dal 41,3 al 46,8). In calo le coppie con figli (dal 48 al 41,9%). In crescita anche le famiglie ricostituite. Erano poco più di 1/4 nel 1994, hanno raggiunto il 40,3% nel 2003, ossia 724 mila unità.

Sono 3 milioni e 136 mila gli individui non vedovi che vivono da soli (il 5,5% della popolazione) con una presenza più diffusa nel centro-nord (6,5%). La maggioranza dei single sono uomini (53,5%). Le famiglie composte da un solo genitore non vedovo con figli sono aumentate dal 3,9 al 5,6% in dieci anni, complessivamente 930 mila nuclei familiari. 796 mila riguardano madri. Sono poi triplicate le famiglie con almeno un componente straniero. Significativo il dato di 2.500.000 di 'pendolari della famiglia' ossia le persone che nel corso dell'anno (150 giorni) vivono con regolarità in un luogo diverso dalla propria abitazione.

Fonte: Miaeconomia

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