Caffé a rischio rincaro

è tempo di rincari e anche per la classica tazzina di caffé si prospettano nuovi aumenti, causati soprattutto da fattori internazionali. Rialzi che non devono però pesare sui consumatori, sentenzia Carlo Pileri, presidente dell'Adoc, secondo il quale “i consumatori hanno già pagato negli ultimi 4 anni gli aumenti che ancora devono manifestarsi”.

E infatti numeri alla mano dal 2002 ad oggi il costo di una tazzina di caffé al bar ha subito in media un aumento del 41% toccando picchi del 42% a Milano, del 48% a Genova, del 40% a Roma, mentre a Napoli, la città del caffé, l'aumento è stato di solo, si fa per dire, il 26%.

Cifre snocciolate dall'Associazione dei consumatori Adoc, che evidenzia come molto di questi rincari dipende da pura speculazione: al barista infatti una tazzina di caffé costa circa 10 centesimi. In media con 14,5 euro si acquista un chilo di caffé, una quantità che permette di preparare almeno 142 tazzine.

Al costo di produzione, tuttavia, bisogna aggiungere “altre spese come l& apos;acqua, lo zucchero, la pulizia di tazzine e cucchiaini, le spese di personale e elettricità”, sottolinea sempre il numero uno dell'Aodc, una serie di servizi che ovviamente sono a carico dei consumatori.

E così il prezzo medio di una tazzina lievita fino anche a 80-90 centesimi. Ma a conti fatti solo il 12,91% corrisponde al prezzo della materia prima, vale a dire del caffé. Tanto vale allora, sottolinea sempre l'Adoc, prepararselo a casa, dove tra materia prima e altro, un buon caffé può costarci al massimo 68 centesimi.

Fonte: Mia economia

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