Caro, per favore, stirami le camice

Intervista pubblicata sul portale delle donne www.dols.it

 

Caro, per favore, stirami le camicie

Lei medico, lui casalingo. Mentre in Tv e nelle edicole c'e' ancora chi ripropone vecchi stereotipi, ecco come vive una coppia che ha scelto di rispettare la libertà di entrambi Daniela Terigi, 44 anni, medico, e' la moglie diFiorenzo Bresciani, presidente dell'associazione Uominicasalinghi
La loro scelta di vita ribalta la classica suddivisione dei ruoli: donna-angelo del focolare e uomo-guerriero. Per questo abbiamo chiesto a Daniela di parlarcene. Come ha accolto la scelta di suo marito di occuparsi a tempo pieno del vostro ménage familiare?
E' stato un piacere infinito. Fin in da piccola ho sofferto di questa obbligatoria suddivisione di ruoli. Vedere che un uomo, da solo, prendeva una simile iniziativa senza nessuna forzatura, mi è sembrata una cosa di una tale maturità che me lo ha mostrato davvero grande, qualora ce ne fosse stato bisogno. Questo dal punto di vista umano e concettuale.
Da quello pratico naturalmente ha risolto diversi problemi di gestione del privato, che non è una cosa da poco affidarlo ad un componente della
famiglia piuttosto che ad un estraneo.

 Come se la cava?
Molto bene e io sono orgogliosa di avere un uomo così. C'è stato o c'è attrito tra i ruoli?
No, perchè fra noi tutto si svolge in piena libertà e nessuno di noi si sente obbligato o forzato. Ci muoviamo all'interno della casa nel rispetto delle esigenze di entrambi. Ma non dovrebbe essere una cosa naturale? Talvolta mi chiedo come sia possibile che non sia per tutti così.

 Le pesa che suo marito non “lavori”, nel senso che comunemente si attribuisce a questa parola?
No, anzi mi sento onorata che abbia deciso di lavorare per noi in questo modo. E non avrei preferito certamente il contrario altrimenti non avrei scelto una professione tanto impegnativa come la mia: sono medico omeopata per passione, e' un lavoro che mi prende molto. Quindi non posso essere, come succede ai maschi, nella terribile
contraddizione che li fa sentire umiliati se si dedicano a ruoli domestici ma non esitano poi a pretendere che li svolgano le loro compagne. E come possono allora stimarle se si dedicano a quello che loro non farebbero mai? Siamo lontani dal rispetto basato sulla persona anzichè sull'attività svolta.

Come hanno reagito i suoi amici?
Contrariamente a quanto avrei creduto, vista la visibilità che ha ottenuto negli ultimi tempi, non è davvero un problema rilevante, anche se gli ammiccamenti ci sono inevitabilmente in ogni realtà che esca dall'usuale. E& apos; comunque faticoso spiegare cose che per lui sono evidenze mentre per altri sono buffonate o perdite di prestigio o di virilità. C'è molto da crescere ancora.

Ci parli un po' di lei, del suo lavoro.
Sono medico per vocazione. Quando l'attività di anestesista non mi e' bastata più in termini di rapporto umano, ho abbracciato l'omeopatia perchè mi consente di rivolgere uno sguardo molto più ampio a tutto l'individuo di cui la malattia rappresenta solo l'ultimo tratto del percorso. E a me interessa invece capire le radici della sofferenza.
Così mi dedico con grande attenzione a tutti gli aspetti più sommersi del problema.
Far questo mi crea un dispendio di forze notevolissimo ma non potrei ormai concepire la medicina se non in quest'ottica.Togliere solo il sintomo è come tagliare rami secchi senza domandarsi perchè la pianta stia seccando. La medicina è più un arte che una scienza. E siccome lei mi chiede un ritratto di me le posso dire che non sono certo insensibile all'arte. Infatti sono alla pubblicazione del mio secondo libro di poesie il primo dei quali ha vinto il primo premio nazionale “Città di Roma” nel 1990. Inoltre sonoun'appassionatissima fotografa e mi dedico quando posso alla pittura di foglie e conchiglie.

Avete figli?
No, per problemi di salute intercorsi ad entrambi nel corso della vita. Ma tutto ciò che capita è da inserire in un progetto molto più ampio e molto più alto per cui è inutile opporsi, meglio accettare e attraversare il ponte fino all'altra parte del fiume. Così penso io. E possibilmente attraversarlo senza recriminazioni.

Articolo pubblicato: www.dols.it

 

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