Carote e radicchio a peso d'oro

Carote e radicchio sono venduti al consumo come gemme preziose, tanto che dal campo alla tavola i rincari gonfiano i prezzi anche di venti volte.

La denuncia arriva dalla Confederazione italiana agricoltori (Cia): mentre sul campo il prezzo degli ortaggi è di 0,06 e di 0,22 centesimi al chilo, sulle nostre tavole arrivano a costare anche 1,20 e 2,10 euro, con aumenti del 1.900% per i tuberi arancioni e dell'850% per la verdura trevigiana.

In particolare, il viaggio della filiera prevede cinque o sei passaggi: dal produttore all'intermediario, per poi passare attraverso il grossista, il mercato generale e concludersi al dettaglio. E proprio durante questi fasi i prezzi si gonfiano. Sui listini finali di un prodotto fresco – avverte la Cia – la percentuale relativa all'agricoltore è minima: varia infatti dal 9 al 30%.
In proposito la Cia ha calcolato che sulla quotazione finale della carota l'incidenza del produttore è appena del 9%, mentre il restante 91% si ripartisce a vantaggio delle altre componenti della filiera: all'ingrosso va il 36%, al dettaglio il 55%.
Stesso discorso per il radicchio. La produzione incide per l'11%, l'ingrosso e il dettaglio pesano invece per il 45% e per il 43%.

Così per assicurare al produttore e al consumatore la trasparenza sul prezzo la Confederazione ha promosso “La petizione popolare sul doppio prezzo” (origine e consumo) sui cartellini di vendita dei prodotti agroalimentari. L'iniziativa prevede altresì l'istituzione di un organismo indipendente di sorveglianza e di controllo, in grado di monitorare il mercato.

Ma la fotografia scattata dalla Cia sul consumo ortofrutticolo fornisce anche un altro dato: l'80% degli italiani ha modificato le abitudini alimentari condizionati dalla minore disponibilità economica o dalla sicurezza dei prodotti. Una scelta che – secondo la confederazioni – è tipica di un consumatore disorientato e in grave difficoltà.

Così anche se gli italiani sono diventati più attenti al rapporto prezzo-qualità, continua a prevalere la ricerca del prodotto più conveniente a discapito della stessa qualità. Nell'ultimo anno, infatti, sono aumentati i consumi dei prodotti ortofrutticoli lavorati e confezionati (+28%), in netta controtendenza rispetto all'andamento generale del comparto ortofrutticolo.

Fonte:MiaEconomia

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