Casalinghi: siamo i peggiori d' Europa

VITA DI COPPIA Più di 20 italiani su 100 non contribuiscono ai lavori domestici e quelli che lo fanno s'impegnano poco, preferiscono cucinare e odiano l'aspirapolvere. Un sondaggio spiega come se la cavano (male) gli uomini in casa.

 

Negli Stati Uniti «il nuovo che avanza» procede anche a colpi di ferro a vapore: Barack Obama stira camicie e pantaloni, Hillary chissà. E il consenso attorno all'apporto maschile alla vita domestica appare alto anche al di qua dell'oceano: lo approvano ben 9 italiani su 10. Almeno negli intenti, come indica il Monitor Henkel, un'indagine a cura dell'istituto lard che fotografa il rapporto fra le coppie italiane under 40 e la casa (tabelle in queste pagine). Dall'indagine risulta che in Italia la resistenza maschile a impegnarsi concretamente in casa è, in realtà, la più alta d'Europa: non spostano neppure uno sgabello 23 mariti su 100, mentre la virile minoranza di quelli che collaborano (36 per cento) si impegna, mediamente, per 1ora e 26 minuti al giorno, lasciando ricadere sulla compagna, a prescindere dalla sua occupazione extradomestica, oltre tre quarti del tempo necessario alle mansioni di casa.

Questo squilibrio di ore ed energie secondo la sociologa Shannon Davis, della George Mason University, autrice di un'indagine condotta fra il 2006 e il 2007 su oltre 17 mila persone in 28 nazioni diverse, è fonte di stress, conflitto e contrattazione per nove coppie su dieci. In tutti i paesi del mondo, visto che «i parametri con cui viene stabilita la divisione dei lavori domestici sono gli stessi a ogni latitudine, dagli Stari Uniti alla Germania, all'Italia» osserva Davis.

Cerco, rispetto ai padri oggi gli uomini parteci- pano. Però alle loro condizioni. E secondo le loro attitudini. Per esempio: si occupano della lavastoviglie, considerata un elettrodomestico maschile («Mia moglie la riempie, io la carico come se fosse un computer» si vanta Luca Sofri, giornalista e marito di Daria Bignardi), 10 maschi su 100, mentre 9 preferiscono mettersi alla prova ai fornelli, con paste e arrosti. Quasi tutti, invece, si tengono a distanza di sicurezza da polveri e aspirapolvere e solo pochissimi (4 per cento) accettano di rifare il letto. Uno che lo fa «molto spesso e per necessità» è Romano Prodi. Con professorale precisione, si racconta. Ma trovarlo già fatto non gli dispiace, anzi. Va detto che i numeri non fotografano appieno la realtà. «Gli uomini» sostiene la sociologa Arianna Barazzetta, che ha curato la ricerca per lard, «tendono a sopravvalutare il loro apporto domestico. Che quasi sempre è occasionale». Cucinano, sì, ma non tutti i giorni: quando ci sono gli amici. E la lavastoviglie forse la caricano una volta a settimana. Mentre quello che pesa è l'impegno quotidiano, che continua a gravare sulle spalle delle donne.

Intanto qualcuno osserva che molti uomini hanno iniziato a fare marcia indietro. Un po' perché, dopo la fiammata del femminismo, ormai lontana, non tutti riescono più a credere fino in fondo a modelli che non sono quelli dei loro padri e che non sentono propri. E un po' perché, soprattutto al Sud, sopravvive in alcune donne una sorta di resistenza a delegare ai compagni il proprio ruolo.

«Qualunque cosa io faccia, mia moglie mi critica» obietta Gerardo Bianco, deputato che aderisce alla neonata Rosa bianca. Quindi si astiene da ogni collaborazione. Come tanti mariti, soprattutto nelle regioni del Sud, dove il ruolo della donna è ancora molto forte e soltanto uno su quattro da una mano nei lavori di casa. Al Centro (43 per cento) e al Nord (39) cultura e anni di femminismo hanno forgiato le cosiddette «coppie innovative»: più collaboranri e non necessariamente sposate. Già, «la fede al dito rende pigri gli uomini» avverte Davis. E il dato è uguale in tutto il mondo.

Una questione psicologica comune, evidentemente. Mauro Pecchenino, direttore dell'Osservatorio della famiglia, la interpreta così: «Chi va a convivere è maggiormente predisposto a uno stile di vita più egualitario. E in un'unione che non è contrattualizzata anche la collaborazione non viene vissuta come obbligatoria». Anche se l'uomo che si occupa delle faccende domestiche difficilmente lo fa per aderire a una scelta che corrisponde alle sue più profonde aspirazioni. Può accadere, cerco. Ma allora diventa un caso mediatico. Come i 4 mila casalinghi dell'AsUC, l'Associazione uomini casalinghi, fondata nel 2003 e presieduta da Fiorenzo Bresciani, che frequentano i corsi di nome management per imparare i trucchi del mestiere.

O Marco Benatti, imprenditore di successo ed ex marito di Marina Salamon (l'unione è naufragata 2 anni fa), che pur potendosi permettere nurse e governanti nel 2000, con il quarto figlio in arrivo, decise di vendere le sue aziende per dedicarsi a tempo pieno alla casa e alla famiglia, perché «non tutti gli uomini hanno le stesse ambizioni, non tutte le donne hanno gli stessi desideri». Un evento che porta a rinegoziare i ruoli all'interno della coppia è sicuramente l'arrivo di un figlio. Oltre metà delle donne che lavorano (55 per cento) vede crescere, con la maternità, la collaborazione da parte dell'uomo. Purtroppo soltanto per ciò che attiene alla cura dei figli, visto che, qualche volta, l'uomo, diviso tra gli impegni di lavoro e il biberon, può lasciar addirittura a desiderar ancora di più nella partecipazione alla gestione della casa. Spiega Fausto Manara, psichiatra e sessuologo: «II maschio, per tradizione, sente meno proprio il ruolo domestico, mentre i figli sono cosa propria, già a partire dal nome. In questo senso si possono fare senza fatica anche cose che non si sono mai fatte, come cambiare i pannolini o lavarli, e sentirle come testimonianza di una nuova creatività, oltre che di affetto. E, contemporaneamente, caricare con maggiore difficoltà la lavatrice, che viene sentita come un banale servizio reso in un luogo, la casa, che non è mai stato proprio».

Amore paterno o no, i papà italiani, a differenza di quelli svedesi o tedeschi, non rinunciano al lavoro per dedicarsi alla cura dei figli. Lo dicono i dati Inps, appena resi pubblici: nel 2007 soltanto 10.797 padri hanno chiesto qualche settimana di congedo per fare i papà. La cifra più bassa di tutta l'Europa. La questione non è tanto di numeri quanto di sostanza. Nel momento in cui si discutono politiche sociali e misure per incentivare l'ingresso delle donne nel mercato del lavoro, sarebbe bene non dimenticare quanto la produzione domestica pesi ancora sulle lore spalle. In particolare quelle delle italiane.

RUOLI IMMUTABILI

Nelle tabelle in queste pagine, i risultati dell'indagine

condotta dall'istituto lard, che ha coinvolto coppie con figli o senza al di sotto dei 40 anni.

(sondaggio realizzato dalla lard per conto delte Henkel Italia. Metodo Cati, campione di 1.597 individui tra (' 20 e i 40 anni rappresentativo dell'universo a livello nazionale. Perìodo rilevazione: settembre

2007. Testo su www.agcom.it )

Di Mariella Boerci

Stirare: una delle attivitàmeno amate

Pubblicato da Panorama 21 febbraio 2008 annoxlvi n° 8

Pubblicato da: fiore

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