Casalingo appassionato del suo lavoro, perde la passione della sua vita. Una storia vera.

Eccesso di zelo. Mi presento: sono Michele, ho 48 anni. Stato civile: non coniugato. Professione: casalingo e collaboratore domestico. Posso dire di essere un casalingo a pieno titolo giacché mi occupo della mia e di numerose case altrui per quanto concerne le faccende domestiche.

 Sono già diversi anni che, per scelta, ho deciso di trasformare quella che io ritengo una vera passione in lavoro vero e proprio, andando a svolgere questa attività a casa di altre persone, lavorando per loro come hanno sempre fatto e fanno in genere le donne: come colf.
Lo so che può suonare strano ma è solo perché non abbiamo consuetudine a considerarla un'occupazione maschile.
Io invece svolgo il mio compito con grande passione, guadagno onestamente quanto mi occorre per vivere e mi sento appagato perché faccio il lavoro che mi piace.
Mi sento anche molto libero perché è un lavoro che mi consente di avere degli spazi personali, non mi affligge con orari troppo rigidi e posso gestirlo al pari di un libero professionista.
Certo ho un difetto: sono molto molto pignolo ed estremamente preciso. Perché lo considero un difetto? Perché lo è, o almeno perché a me è costato caro.
Per questo ho perso l'amore più grande della mia vita.
Eccedevo nella pignoleria, volevo sempre tutto in ordine e la obbligavo a rimanere in casa la Domenica perchè era il giorno nel quale mi potevo dedicare alle pulizie di fino.
E' evidente che un simile atteggiamento abbia finito per stancarla e così oggi non siamo più insieme.
Da questa storia, che mi ha segnato profondamente, ho imparato a gestire gli eccessi e se ancora amo tanto questo mestiere per nessuna ragione al mondo sacrificherei più un rapporto d'amore come ho fatto ciecamente in passato.
Forse mi aveva preso un po' troppo la mano o forse non capivo che a tutto c'è un limite, anche alle faccende domestiche.

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