Casalingo? Sì, ma non lo dico…

Sono 22.600 gli uomini che pagano l'assicurazione INAIL ma le stime dicono che a occuparsi a tempo pieno delle faccende domestiche sono 18mila in più. Colpa di antichi retaggi culturali, che rendono un'ammissione del genere un motivo di imbarazzo. Anche se, a ben vedere, i vantaggi di questo lavoro posso anche essere diversi

ROMA – Sono sempre più numerosi gli uomini che – nel quotidiano – si occupano esclusivamente delle faccende domestiche. Ma sono pochi quelli che lo riconoscono senza pudore e imbarazzi. Colpa della società, e del permanere di retaggi ancestrali che fanno ritenere disdicevole per un maschio ammettere di essere il principale responsabile della gestione dei fornelli e della pulizia del pavimento.

Ne è convinto Fiorenzo Bresciani, fondatore e presidente dell'Associazione Uomini Casalinghi (Asuc), che commenta i dati del rapporto Istat sul lavoro in famiglia, secondo il quale oltre 76% è a carico delle donne. “In Italia sono almeno 40mila gli uomini casalinghi e 22.600 sono regolarmente iscritti all'Inail e pagano i bollettini”, afferma. “I maschi si concentrano sui lavori domestici, scoprendo così che possono essere anche piacevoli. Io credo che il dato del rapporto Istat sia influenzato da risposte non reali: la cultura maschile fa sì che l'uomo non si riconosca anche come “casalingo”, oltre a lavorare come avvocato o medico. Ma anche gli uomini – e lo so con certezza – fanno la spesa, cucinano, stendono i panni. Insomma, collaborano nelle faccende domestiche”.

Eppure, realizzare quel “salto mentale” verso il quale gli uomini nutrono ancora così forti resistenze potrebbe essere anche un modo per vivere al meglio la vita di coppia. “I miei corsi sono frequentati da uomini e da giovani coppie in procinto di sposarsi o appena sposate”, sostiene Bresciani. “Lavorare in casa dà soddisfazione, si guadagna tempo e tranquillità per entrambi e ne guadagna tantissimo anche il rapporto sotto tutti i punti di vista. E' questione di cultura, gli uomini non si riconoscono pubblicamente nei panni del casalingo anche se nella realtà, magari, sono molto collaborativi in casa con la propria moglie o compagna”.

Fonte: www.inail.it

11 novembre 2010.

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