Case popolari, lo Stato non può vendere

Sconcertante, assurdo, gravissimo. O come minimo male informato. Queste le reazioni all'annuncio del presidente del consiglio, Silvio Berlusconi, circa un piano per la cessione delle case popolari. Parlando ieri dinanzi all'assemblea dell'Ance, il premier aveva tirato fuori dal cilindro un'idea a dir poco originale.

 Cedere tutti gli alloggi popolari esistenti in Italia offrendo agli attuali inquilini mutui a tassi “vantaggiosissimi” grazie ad accordi con gli istituti di credito. Obbligando però gli acquirenti a ristrutturare subito dopo gli appartamenti così acquistati.
Un'idea che, nelle intenzioni del premier, avrebbe dovuto incontrare il plauso dei costruttori, beneficiari della gran mole di lavori di restauro che l'iniziativa avvierebbe.

Oltre al silenzio della platea, la proposta di Berlusconi si è scontrata con un fitto muro di reazioni negative, provenienti non solo dai “soliti sospetti” come i sindacati inquilini ma anche dai diretti interessati, vale a dire gli enti che gestiscono il patrimonio di edilizia residenziale pubblica.

Federcasa, che riunisce i 116 entri che in Italia gestiscono i circa 900 mila alloggi popolari (800mila in locazione e 81mila a riscatto), ha ricordato infatti che lo Stato, anche volendolo, non potrebbe vendere queste case, che sono di proprietà delle regioni. Gli enti, poi, in alcuni casi sono stati trasformati in società, in altri casi il patrimonio è stato trasferito ai comuni.

E poi, dicevamo, i sindacati. A un Paese colpito dal caro-affitti e dallo stallo regressivo della edilizia sociale – commenta il segretario generale del Sunia, Luigi Pallotta – “si risponde con un ulteriore disimpegno pubblico dal settore abitativo lasciando ulteriormente sole le famiglie che non trovano una casa in affitto a costi sostenibili”. Ma per il Sunia c'è di più: lo scenario che le parole del presidente del consiglio configurano “comporta un ulteriore indebitamento delle famiglie degli attuali inquilini pubblici non solo per l'acquisto della casa ma per le obbligatorie ristrutturazioni. Come dire: il degrado e l'abbandono del patrimonio pubblico abitativo dovuto all'incuria degli enti proprietari ed ai mancati finanziamenti per le opere di manutenzione straordinaria viene scaricato sulle famiglie”.

Nettamente contrario si dichiara anche il Sicet. Per far fronte alla tensione abitativa in atto nel nostro paese – spiega ils segretario Ferruccio Rossini – “occorrono almeno 2 milioni di alloggi pubblici”. Alle case popolari avrebbero diritto le “100 mila famiglie sfrattate che cercano casa a canoni non usurai”.
In Europa, ricorda infine Rossigni, la Francia con una popolazione come l'Italia ha 3,5 milioni di case popolari; la Gran Bretagna ha 4 milioni di alloggi pubblici con una popolazione di 60 milioni.

Fonte:MiaEconomia

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