Celiachia Il 90% dei malati Non sa di esserlo

Adriano Pucci, presidente dell'associazione italiana dei celiaci: “Bisogna aumentare la conoscenza tra i cittadini, nelle istituzioni ma anche nella classe medica” Una malattia caratterizzata dall'inconsapevolezza della stragrande maggioranza di coloro che ne soffrono. Per i pochi consapevoli, una vita senza pane, pasta e pizza. Niente cornetti a colazione e biscotti con il tè.


Questa è la sorte per 400-550 mila italiani colpiti da celiachia, ai quali e' vietato mangiare cibi con glutine. Ma solo un 10% sa di essere malato. Non a caso l'Associazione italiana celiachia (Aic) ha come motto 'Siamo in tanti ma nove su 10 lo sanno'. Le nuove diagnosi sono comunque in aumento. Segno che, anche se faticosamente, una maggiore consapevolezza della malattia si sta radicando.
''Per questo bisogna aumentare le conoscenze sulla celiachia. Non solo tra i cittadini e nelle istituzioni, ma soprattutto fra la classe medica''. A parlare è Adriano Pucci, presidente nazionale dell'Aic, intervenuto oggi al convegno su 'Celiachia e carenza iodica', in corso al ministero della Salute a Roma, alla presenza del sottosegretario alla Salute Cesare Cursi e del presidente della Commissione Sanità del Senato, Antonio Tomassini. ''La conoscenza della malattia – lamenta Pucci – è scarsa soprattutto tra i medici di famiglia. Perchè la celiachia, malattia genetica che ha bisogno di un fattore ambientale per manifestarsi, non sempre dà sintomi evidenti non appena si ingerisce il glutine. E invece – aggiunge – sarebbe meglio diagnosticarla il prima possibile, in modo da non avere serie complicanze''.
Questo non significa che l'Aic chieda uno screening di massa della popolazione, ''perchè non sarebbe giustificato''. Ma ''esami sui soggetti a rischio, per familiarità o malattie associate alla celiachia''. Segnali spesso fraintesi dai medici sono ''l'osteoporosi precoce, infertilità non spiegabile dal ginecologo, ripetuti aborti spontanei, anemia cronica, diabete mellito, casi di epilessia''. Oltre ai sintomi tipici, tra cui diarrea, diminuzione del peso, dolori addominali, astenia, vomito.
Per diagnosticare la celiachia bastano pochi esami. Innanzitutto un test specifico del sangue. In caso di risultato positivo è necessario effettuare una biopsia intestinale in cui si preleva una piccola porzione del tessuto da cui si è in grado di verificare se la mucosa è normale o atrofica. ''Oggi -prosegue Pucci – per fortuna, la legge 123 del 2005 tra i punti più qualificanti ha messo proprio la formazione e l'aggiornamento medico. Sono state stanziate risorse economiche che andranno alle Regioni per assicurare, da parte degli enti territoriali, moduli formativi sulla celiachia''.
''La legge 123 – interviene Cesare Cursi – riconferma l'erogazione gratuita dei prodotti dietetici senza glutine tramite il Servizio sanitario nazionale. Ma per la prima volta – aggiunge – riconosce la possibilità di ottenere la somministrazione di pasti ad hoc anche nelle mense pubbliche. Una misura che servirà a far sentire i celiaci persone normali, favorendo il loro inserimento a scuola, a lovoro, nello sport''. Discorso a parte per la ristorazione privata. In attesa di una diffusa sensibilità al problema, l'Aic ha messo a disposizione sul proprio sito (www.celiachia.it) l'elenco di ristoranti, pizzerie e gelaterie dove è possibile incrociare coltello e forchetta senza brutte sorprese. E in un'altra sezione esiste, invece, una lista dei prodotti venduti nei negozi in cui è certificata l'assenza di glutine.
Cursi ha anche ricordato la nascita, all'interno della Consulta nazionale sulla sicurezza alimentare, di un gruppo di studio di cui fanno parte l'Istituto superiore della sanità e l'Istituto nazionale per la ricerca e la nutrizione, oltre a università e associazioni di pazienti. Tomassini ha sottolineato la ''peculiarità di questo Governo di aver trattato argomenti che generalmente sono 'figli di un dio minore'''. Tra queste, appunto, la legge a favore dei malati di celiachia e quella per i malati di tiroide. ''Leggi importanti per i pazienti, ma che costituiscono anche l'applicazione di diritti costituzionali e un risparmio per lo Stato, perchè eviteranno spese dovute alle complicanze di queste patologie'.

Fonte: Tuo quotidiano

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