Chili di CO2 nascosti nei nostri piatti , da "Le Figaro"

I consumatori hanno scelto : tutto, subito, sempre. Questa è la loro valuta nel settore alimentare come per tutto il resto. Non colpisce più nessuno il fatto di poter mangiare qualsiasi frutto o verdura indipendentemente dalla stagione ed ovunque. Pero', queste esigenze diventate norme di vita ordinaria, hanno un costo ecologico elevato: comportano emissioni sempre maggiori di gas a effetto serra.


Le quantità di prodotti alimentari consumate non variano. Gli europei non mangiano più oggi di quanto non facessero trenta anni fa. “E nello stesso periodo, il peso dei prodotti alimentari trasportati è più o meno restato di 70 kg all'anno e pro capite “, spiega Jean-Stéphane Devisse, specialista delle questioni climatiche presso il WWF.
Ciò che è cambiato, è il tipo di prodotti, e le distanze che percorrono. Ormai, i prodotti alimentari (…) fanno il giro del mondo prima di arrivare nel piatto. Si gustano fragole e fagiolini a Natale, ciliege ad Ogni Santi, porcini in aprile… I gamberetti vengono dal Madagascar, il manzo è argentino, gli ananas sono del Ghana, come molta altra frutta e verdura che viene dall'Africa o dall'America latina. Si gusta vino cileno, australiano, ecc..
L& apos;elenco è infinito ed i chilometri percorsi esplodono, tenendo presente ogni tipo di trasporto. “In una trentina di anni, il numero di autocarri e la distanza percorsa in Europa sono stati moltiplicati per quattro “, prosegue l'esperto. Crescita esponenziale anche per le barche e gli aerei cargo. Secondo la Direzione generale dell'aviazione civile (DGAC), il trasporto aereo di merci crescerà anche più rapidamente del trasporto di passeggeri negli anni futuri. “Il trasporto è diventato uno dei principali impatti ambientali del consumo alimentare “, precisa Elisabeth Laville fondatrice dell'ufficio di consulenza Utopia.
Pero', gli autocarri, le barche o gli aerei non inquinano nelle stesse proporzioni. Per una tonnellata di prodotti alimentari trasportata per un chilometro, una nave emette 15 – 30 grammi di CO2, un autocarro 200 – 450 grammi (di più se è un autocarro refrigerato) ed un aereo 500 – 1600 grammi. “Importato in aereo dal Ghana, un chilo d& apos;ananas equivale a cinque chili di emissioni di CO2, contro 50 grammi se è importato con una nave”, spiega ancora Laville. Inoltre uno studio svizzero mostra che “i meloni che vengono dalla Guadalupa per aereo causano una domanda in risorse energetiche non rinnovabili diciassette volte più elevata dei meloni importati dal Brasile in nave. E quasi cinquanta volte tanto che i meloni di Cavaillon…”.
I calcoli non si fermano qui. Indirettamente, consumare carne incoraggia le emissioni di gas a effetto serra. E soprattutto il vitello ed il manzo, grandi consumatori di mangimi a base di cereali. “Duecento grammi di pollame emettono dieci volte meno gas a effetto serra che la stessa quantità di manzo”, garantisce un opuscolo dell'associazione Clima-Francia. Peggio ancora, l'agenzia dell'ambiente e del controllo dell'energia (Ademe) sottolinea alcune aberrazioni del commercio : nel 1999, la Francia ha esportato 3515 milioni di tonnellate di latte. Quest& apos;anno, ne ha importate1641 milioni !
“Mangiare locale” [Manger citoyen, in francese] e' l'appello degli ecologisti, occorre ritrovare il ritmo delle stagioni, il gusto del consumo delle produzioni della propria regione. E ciò senza attendere che l'esplosione dei prezzi del trasporto ci costringa. (…) [Marielle Court (Francia, quotidiano) – a cura di agra press]

Fonte: www.aiab.it

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