Cibo: sempre più bello ma meno nutriente

La Food Commission, l'organismo di controllo del Regno Unito sulla qualità dei cibi, ha appena pubblicato sulla rivista Food Magazine i risultati di uno studio in cui si comparano diversi dati tratti da “The composition of Foods” (la composizione dei cibi) di Mc-Cance e Widdowson.

 Quello che ha lasciato tutti sorpresi è stata la grande differenza che molti dei cibi in esame hanno mostrato nelle due annate di riferimento. Per esempio, si legge che i livelli di ferro contenuto in una bistecca sono precipitati del 55%, mentre quelli del magnesio del 7%. Un altro esempio è quello del latte e dei suoi derivati: il ferro contenuto nel latte è precipitato del 60%, e di oltre il 50% nella panna e in otto tipi di formaggio. Come è dunque possibile una tale differenza? Il direttore della Food Commission, Tim Lobstein, sostiene che è dall'Ottocento che i minerali sono facili da individuare e misurare, per cui non può certo essere questo fattore a spiegare una tale differenza. Piuttosto, sostiene, sono i metodi dell'agricoltura moderna che non permettono al suolo di arricchirsi, oltre al fatto che l'uso di fertilizzanti chimici non riesce a sostituire l'ampia varietà di elementi nutritivi di cui hanno bisogno gli esseri umani e le piante. La Soil Association, che riunisce i produttori biologici, è dello stesso parere: i fertilizzanti chimici “fanno fare marcia indietro alla biologia del suolo. Mantenere vitale la popolazione dei migroorganismi nel suolo è vitale”.
Anche il direttore del consorzio del parmigiano, Leo Bertozzi, ammette che pur non essendo cambiato il metodo di produzione del parmigiano, il latte nel 1940 era decisamente diverso rispetto a quello odierno. Basti pensare al fatto che le mucche producono cinque o sei volte di più e il loro mangime è assolutamente diverso.

 (La Stampa/Sloweb)

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