Co.co.pro. senza assegno familiare

Dura la vita per i co.co.co, anche in versione co.co.pro.: come noto, la legge riconosce loro ” oltre alla pensione ” alcune prestazioni previdenziali minori (a fronte del versamento di una contribuzione dello 0,50%) come quelle a tutela degli infortuni, della maternità e in caso di ricovero ospedaliero.


C'è però un'altra prestazione, quella dell'assegno al nucleo familiare (ANF), per la quale sono sorti dei problemi. La legge n.449/1997 (art.59 comma 16) prevede, infatti, che “l'assegno non spetta se la somma dei redditi derivanti dalle attività indicate all'art.2, comma 26, della legge n.335/1995, è inferiore al 70% del reddito complessivo del nucleo familiare”.
L'assegno spetta ” prosegue la norma ” anche al nucleo a composizione reddituale mista che raggiunga il requisito del 70% del reddito complessivo con la somma dei redditi da lavoro dipendente e da lavoro parasubordinato.

Le disposizioni applicative di questo articolo da parte dell'Inps ” su indirizzo dei Ministeri vigilanti – prevedono che sia riconosciuto il diritto all'assegno ad un soggetto il cui nucleo faccia valere un reddito misto derivante cioè da lavoro dipendente e da attività parasubordinata, ma il 70% non sia raggiunto in alcuna delle gestioni.

Tale interpretazione, oltre a sollevare parecchie perplessità all'interno dell'Istituto (in particolare del comitato amministratore della gestione), ha provocato un notevole contenzioso amministrativo. La suddetta interpretazione, infatti, finisce per escludere il riconoscimento della prestazione nel caso in cui, nel periodo di riferimento, il 70% del reddito complessivo derivi soltanto da lavoro dipendente.

In tal senso, infatti, in sede di comitato, sono stati respinti dei ricorsi di lavoratori divenuti co.co.pro. dopo essere stati dipendenti a tempo indeterminato fino all'anno precedente. Non è stata riconosciuta, allora, la prestazione, nonostante l'avvenuto versamento dei contributi.

L'Inps ha, nei mesi scorsi, compiuto un passo formale ” l'invio di una lettera – verso i ministeri vigilanti (Welfare ed Economia) allo scopo di ottenere la modifica dell'interpretazione. Nella lettera (Prot. 213 dell'11 novembre 2005) si fa notare che la norma – nell'indicare che il requisito del 70% del reddito complessivo può essere raggiunto con la somma dei redditi derivanti da lavoro dipendente e non – non si sofferma a stabilire quale debba essere la misura dei due redditi per il cumulo. Pertanto ” si aggiunge ” il requisito potrebbe essere considerato soddisfatto indipendentemente dal valore degli addendi (al limite basterebbe la somma di 69 + 1 euro).
Ne consegue, secondo questa nuova interpretazione dell'Inps, che l'ANF potrebbe essere erogato anche ad un lavoratore parasubordinato iscritto alla gestione separata, nel cui nucleo, nell'anno di riferimento, il 70% del reddito complessivo sia derivato unicamente da lavoro dipendente. Il che troverebbe conferma, secondo l'Inps, anche ai sensi dell'art.34 della legge n.342/2000, dove è stabilita, a decorrere dal 1° gennaio 2001, l'assimibilità fiscale dei redditi derivanti da collaborazioni coordinate e continuative a quelli da lavoro dipendente.

L'Inps fa altresì presente che tale nuova interpretazione avrebbe un carattere di equità nei confronti dei lavoratori subordinati, nel contesto dell'attuale realtà del mercato del lavoro. Non vi sarebbero poi ” sostiene l'Istituto ” aggravi di costi dal momento che, nelle stime a suo tempo valutate, sono considerati possibili beneficiari dell'assegno tutti gli assicurati tenuti al versamento dell'aliquota contributiva dello 0,50%, ivi compresi quei lavoratori parasubordinati che nel periodo di riferimento sono stati titolari di un reddito da lavoro dipendente. Inoltre, la spesa sarebbe assai modesta ed inferiore alle previsioni.

Vedremo che cosa risponderanno i ministeri interpellati. Certo, sarebbe opportuno poter sistemare una palese ingiustizia solamente con una circolare interpretativa. A noi sembra, però, che la tesi dell'Inps ” vista la lettera della legge - sia abbastanza ardita e che forse sarebbe stato meglio (e ancora lo sarebbe) lavorare per una chiara interpretazione di carattere legislativo.

Giuliano Cazzola
Fonte: Miaeconomia

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