Colf e badanti a chiamata

Colf e badanti regolarmente assunte, ma a tempo, anzi “a gettone”. Magari solo per il cambio degli armadi tra una stagione e l'altra o per accudire la nonna che ha bisogno di aiuto perché si è presa l'influenza. E la formula (elastica e senza problemi legali) potrebbe convincere molte italiane senza un impiego fisso a tentare la strada del lavoro domestico che, oggi, è affidato quasi totalmente alle straniere, spesso senza nessuna tutela né contributi. è l'idea rivoluzionaria lanciata a Genova da Federcasalinghe: un vaucher, per un'ora di servizio, da acquistare presso i centri per l'impiego della Provincia singolarmente o in carnet da dieci. E se il costo di un singolo tagliando potrà essere di 10 euro, nove andranno alla collaboratrice occasionale, il decimo servirà per i versamenti Inps e Inail.

Alla fine, si spera, saranno tutti contenti: il datore di lavoro che avrà l'aiuto richiesto in modo del tutto regolare ma senza bisogno di un commercialista per stipulare un contratto. E la domestica (ma niente impedisce che sia un domestico) che avrà parecchie occasioni di impiego in più, con tanto di contributi e assicurazione.

«Abbiamo già presentato l'iniziativa in altre Regioni, cominciando da Puglia, Basilicata e Toscana – dice l'onorevole Federica Rossi Gasparrini, presidente nazionale Federcasalinghe – ora abbiamo chiesto un incontro al presidente Claudio Burlando per discutere le modalità di attuazione in Liguria, pensando alle caratteristiche molto particolari della vostra terra». Le peculiarità che hanno motivato la massiccia immigrazione latinoamericana a Genova (e sono alla base dell'iniziativa delle casalinghe organizzate) sono ben note: tanti anziani soli e famiglie sempre meno stabili e più povere.

Il primo dato che emerge è una richiesta che viene dal mercato – continua Rossi Gasparrini – c'è bisogno di addette per i lavori domestici e di cura. Il secondo è la presenza di molte donne ancora attive e senza un impiego, donne che possono provenire da un'esperienza da casalinga, o da un lavoro subordinato interrotto dal licenziamento o dal prepensionamento. Persone, comunque, che vorrebbero integrare il reddito familiare o trovare un'attività che le faccia sentire utili, però alla condizione di un impegno che non impedisca loro di occuparsi dei figli, dei genitori anziani, dei lavori a casa propria».

La prima risposta all'idea del vaucher-colf arriva da un sondaggio curato da Eurispes per Federcasalinghe. Alle domande ha risposto un campione qualificato di 1036 donne (delle quali 150 liguri). Alla domanda per sapere se esiste un interesse a rientrare nel mondo del lavoro, la grande maggioranza ha risposto sì. Alla successiva, se cioè sarebbe accettabile anche un impiego nel campo dei servizi di cura in famiglia, la risposta è stata ugualmente affermativa, anche se molte donne hanno detto che preferirebbero attività all'interno di strutture alberghiere e turistiche. La conseguenza è chiara: esiste un potenziale esercito di donne che, per necessità se non per libera scelta, sono pronte a mettersi sul mercato del lavoro in concorrenza alle badanti straniere.

Il varo dei vaucher-colf si inserisce in un piano più ampio, il “progetto di rientro” nel mondo del lavoro rivolto a donne che, per svariati motivi, intendono trovare un'occupazione dopo una lontananza più o meno prolungata dal mercato. «Si articola in tre fasi – riprende Rossi Gasparrini – orientamento e valutazione delle competenze delle aspiranti lavoratrici, completamento della formazione e infine avvio dell'attività, dipendente o autonoma. In Liguria, il nostro progetto prevede due esperienze- campione, una alla Spezia nel settore del turismo e dell'artigianato, l'altra a Genova centrata proprio sul lavoro di cura familiare».

Ma nel mercato del lavoro sempre più stretto, di fronte all'economia, stagnante, si andrà verso un conflitto di interessi tra badanti ecuadoriane e aspiranti colf italiane? Leon Pablo Aviles Salgado, console ecuadoriano a Genova, è convinto che non sia così: e annuncia che quasi cento ecuadoriani “genovesi” hanno già aderito al piano varato dal governo di Quito per favorire il rimpatrio degli emigrati, mentre si moltiplicano («con molta fatica») i casi di imprenditoria femminile latinoamericana a Genova.

«Alcune hanno aperto attività commerciali, qualcuna si è lanciata nel campo della ristorazione – dice – anche se restano tantissime le mie connazionali che avevano una professionalità e una formazione universitaria, in patria, e qui fanno le badanti per vivere. Si adattano, ma solo perché il riconoscimento dei titoli di studio è già difficile tra diversi Paesi europei, diventa impossibile quando in mezzo c'è l'oceano. No, non credo che le donne italiane si presteranno così numerose a svolgere lavori domestici…».

Di Bruno Viani

Fonte: www.ilsecoloxix.it

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