Collaboratori domestici: il lato oscuro tra infortuni domestici, sommerso e poche tutele

1,5 milioni di colf e badanti nelle case italiane:+42 per cento dal 2001. Per il 62 per cento lavoro in nero o evasione contributiva parziale. Il 44 per cento ha avuto un incidente nell'ultimo anno, spesso non denunciato alle famiglie.

Nelle case degli italiani lavorano 1,5 milioni

di colf. Sono aumentati del 42 per cento dal 2001. Le famiglie italiane che ricorrono ai servizi di collaboratori domestici sono 2 milioni 412mila (una famiglia su dieci). è quanto ha appurato il recente Rapporto del Censis 'Dare casa alla sicurezza' con il contributo del ministero del Lavoro.

Il collaboratore domestico costituisce ormai

una presenza stabile in molte case italiane. è una figura sempre più centrale del tessuto sociale del nostro Paese, spina dorsale del welfare 'fai da te' e sostegno indispensabile per una popolazione che invecchia, ma anche componente sempre più integrata del nucleo familiare.

I RISCHI POCO CONOSCIUTI SUL LAVORO.

Dietro l'apparente senso di sicurezza trasmesso dall'ambiente casalingo si nascondono numerosi rischi per i lavoratori domestici, che spesso sfuggono alle statistiche ufficiali. Nel 2008 sono stati registrati 3mila 576 infortuni riguardanti il personale domestico, di cui 2 mortali. Il Rapporto del Censis rivela cifre molto più preoccupanti. Il 44,3 per cento dei lavoratori intervistati dichiara di avere avuto almeno un incidente sul lavoro nell'ultimo anno. E tra gli stranieri l'incidentalità è più alta: il 46,3 per cento contro il 39,6 degli italiani.

GLI INFORTUNI.

Gli episodi più frequenti sono bruciature (18,7 per cento), scivolate (16,1 per cento), cadute dalle scale (12,2 per cento), ferite provocate dall'utilizzo di coltelli (8,6 per cento), strappi e contusioni (7,6 per cento), intossicazioni con prodotti per la pulizia (4,2 per cento) e scosse elettriche (3,6 per cento). Si tratta di incidenti che causano spesso (nell'84,5 per cento dei casi) conseguenze fisiche per il lavoratore, principalmente contusioni o lussazioni (29,5 per cento), ferite (20,8 per cento), ustioni (18,8 per cento) e anche fratture (9 per cento). Ma in molti casi i danni sono di lieve entità e non comportano l'inabilità al lavoro (48,6 per cento). Per il 31,5 per cento si determina una inabilità temporanea parziale, totale nel 18,2 per cento dei casi, l'inabilità permanente per l'1,7 per cento. Una quota non trascurabile di infortuni (il 28,5 per cento), oltre a produrre effetti sulla salute, rende necessaria l'assenza dal lavoro: superiore a tre giorni nel 18,8 per cento dei casi, superiore alla settimana nell'11,9 per cento dei casi.

LA SOTTOVALUTAZIONE DEL RISCHIO.

Le principali cause degli incidenti sono la disattenzione di colf e badanti, la mancanza di esperienza o i comportamenti azzardati, la mancata o cattiva manutenzione di oggetti e impianti, eventi imprevisti come la rottura di strutture, oppure la disattenzione altrui. secondo il Censis risulta ancora bassa la consapevolezza sui rischi del mestiere e sulle possibili conseguenze per la propria salute, come conferma l'alta frequenza dei comportamenti imprudenti dei collaboratori domestici. Spesso continuano a lavorare anche in caso di stanchezza o malessere fisico, effettuano piccole riparazioni elettriche senza curarsi di staccare la corrente, utilizzano nuovi elettrodomestici senza leggere le istruzioni, non verificano la data di scadenza degli alimenti che cucinano per la famiglia, solo il 25,8 per cento indossa scarpe antiscivolo quando necessario, il 24,7 utilizza apparecchi elettrici con le mani bagnate, il 12,8 per cento non usa guanti maneggiando prodotti nocivi, al 10 per cento capita di spegnere apparecchi elettrici tirando i fili della spina, al 7,6 per cento di dimenticare il ferro da stiro acceso. Sul fronte dei lavoratori immigrati c'è un problema di lingua: solo il 37,7 per cento dichiara di capire pienamente il significato di istruzioni ed etichette, mentre il 15,3 per cento ne comprende solo una piccola parte o nulla.

POCA PREVENZIONE.

Il 12,4 per cento dei collaboratori domestici dichiara di non preoccuparsi più di tanto della propria sicurezza, e chi lo fa preferisce le soluzioni 'fai da te': per tutelarsi dai rischi si affidano esclusivamente all'esperienza o al fatto di essere concentrati durante lo svolgimento delle mansioni, e solo il 22,9 per cento dichiara di informarsi sulla materia. Spesso le famiglie, se assenti durante l'infortunio, restano all'oscuro dell'infortunio (27,5 per cento): nel 18 per cento dei casi i lavoratori domestici non lo comunicano perché l'incidente è di lieve entità e privo di conseguenze, ma anche per paura di essere rimproverati (5 per cento) o licenziati (4,5 per cento). Le famiglie, dal canto loro, avvertono il problema sicurezza solo in parte. Infatti, un lavoratore su tre denuncia di non ricevere alcun supporto in tale senso da parte dei datori di lavoro (32,6 per cento).

PROFILO DEL COLLABORATORE DOMESTICO.

Donna, giovane, immigrata: è questo il profilo del collaboratore domestico che emerge dall'indagine del Censis. In prevalenza provengono dall'Europa dell'Est: Romania (19,4 per cento), Ucraina (10,4 per cento), Polonia (7,7 per cento) e Moldavia (6,2 per cento). Numerosi sono anche i filippini: il 9 per cento del totale. Il 51,4 per cento ha meno di 40 anni (il 57,3 per cento tra gli stranieri). Il livello di istruzione di colf e badanti straniere è più alto delle loro colleghe italiane: il 37,6 per cento possiede un diploma di scuola superiore e il 6,8 per cento una laurea, contro rispettivamente il 23,2 per cento e il 2,5 per cento dei collaboratori domestici italiani. La maggioranza lavora per una sola famiglia, mentre il 44,6 per cento è 'pluricommittente', lavora cioè per due o più famiglie. Il 26,5 per cento alloggia presso la famiglia per cui lavora. La paga mensile media è di 900 euro netti.

LAVORO IN NERO ANCORA DIFFUSO.

Solo il 38,2 per cento del campione dichiara di svolgere un lavoro totalmente in regola, l'irregolarità contrattuale continua a rappresentare una condizione molto diffusa, che riguarda il restante 61,8 per cento di colf e badanti. Se la regolarizzazione del settembre 2009 ha fatto emergere circa 300mila lavoratori sommersi, il 39,8 per cento degli intervistati dichiara di essere totalmente irregolare e il 22 per cento si muove in una giungla di rapporti a volte regolari, altre volte no, o rispetto ai quali vengono versati contributi per un orario inferiore a quello effettivamente lavorato. A lavorare completamente in nero sono il 53,9 per cento dei collaboratori domestici italiani e il 34,7 per cento degli stranieri, interessati ad avere un contratto per ottenere il permesso di soggiorno. Questo si traduce anche in evasione contributiva. Su 100 ore lavorate, infatti, sono soltanto 42,4 quelle per cui vengono effettivamente versati i contributi.

Silvia D'Ambrosi

Fonte: www.nannimagazine.it

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