Come è cambiato il matrimonio

Da quando la legge e la Chiesa hanno allentato il giogo sulle coppie sposate, ci siamo liberati dall'obbligo di rimanere a tutti i costi in un'istituzione avvelenata o infelice, vuoi per il bene dei figli che per questioni d'immagine.

Negli ultimi 10 anni in Italia la percentuale di separazioni e divorzi è aumentata del 10% (fonte Istat). Lo stesso nucleo familiare classico – coppia eterosessuale con figli – ha subito trasformazioni così radicali che sembra naturale chiedersi non tanto se l'istituzione del matrimonio abbia un futuro, ma se valga la pena sposarsi.
Se una volta ci si sposava per motivi pratici ed economici, adesso vogliamo un partner che rifletta i nostri gusti e il nostro status, che ci veda per quello che siamo, che ci ami per i “giusti” motivi e ci aiuti a far emergere il nostro potenziale più vero.

Se da un lato ci siamo sbarazzati di un rigido controllo sociale, dall'altro lato ci siamo accollati un'altrettanto onerosa responsabilità: quella di trovare l'anima gemella. Tutto quello che si discosta un minimo porta a chiederci: Sono felice come dovrei essere? E se ci fosse in giro qualcuno di meglio? Queste domande ci fanno diventare vittime di grandi aspettative. Cerchiamo l'uomo o la donna capaci di compensare le nostre debolezze, potenziare le nostre forze e darci un instancabile supporto. Quanto è realistico? Sono ben pochi i matrimoni o le storie che corrispondono a questo ideale.

 Il risultato è una sorta di limbo dell'impegno, nel quale ci prendiamo cura del nostro partner ma di nascosto teniamo un piede fuori dal nostro cuore. In questo modo, sottoponiamo il rapporto a un'incessante verifica: sarei più felice, più sereno, comunque migliore con un'altra persona? Percorsa da incertezze che viaggiano al ritmo di un nanosecondo, la nostra società necessita sempre piu' di un legame stabile.
Qual è il futuro del matrimonio?
Tra il modello arcaico, di un'unione sacra e indissolubile, e quello postmoderno, usa e getta, c'è ancora spazio per qualcos'altro? Secondo il filosofo francese Olivier Abel la risposta è sì, che in un breve saggio in un breve saggio intitolato appunto Le mariage a-t-il encore un avenir? invita i lettori a riflettere sul senso del matrimonio, sulla sua ricchezza e fragilità. Con un po' di sana leggerezza e ironia, i coniugi dovrebbero formulare qualche dubbio sull'amore, imparare a litigare e a crescere insieme.

Estremizzando, secondo il filoso, il matrimonio avrebbe valore solo legato al divorzio.
La libertà di rompere rende possibile l'alleanza ” anche amorosa ” tra due persone: “proprio perché ci possiamo separare, possiamo stare insieme liberamente”. Certo, è difficile immaginare una storia durevole, quando si afferma che il matrimonio può esistere solo a condizione di poterlo rompere. Soprattutto oggi che della separazione c'è un abuso. Basta la prima lite per incrinare il rapporto.


La nuova idea di matrimonio che Olivier Abel suggerisce è quella di un'unione in cui uomo e donna parlano, litigano, si confrontano. Mentre, nella coppia postmoderna, non c'è spazio per il conflitto. La coppia, diretta discendente dell'amore romantico inteso come pacifista e rassicurante, fugge il dissapore. I coniugi, invece, devono poter anche litigare, per stare insieme.


Come cambia la famiglia in relazione al matrimonio postmoderno?
Nel vecchio matrimonio indissolubile (prima che la legge e la Chiesa allentassero le catene), erano i figli a emanciparsi e a partire, mentre oggi è esattamente il contrario. E, visto che la società ha bisogno di punti fissi, la prole diventa l'oggetto di tutte le attenzioni. Con tanti effetti perversi: i ragazzi non si emancipano più dai genitori, non si separano più da loro, prolungano la condizione di figli all'infinito.

Fonte: Focus on Woman

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