Confcommercio, consumi in picchiata: a maggio -2,3%

Consumi in picchiata. A maggio un ulteriore calo: – 2,3% sul 2011 e – 0,9% su aprile (che aveva già registrato una riduzione del 5,4%). Prosegue quindi la caduta libera iniziata ad ottobre 2011. A ridursi ancora è la spesa delle famiglie italiane per i beni (-3,3%): in calo abbigliamento e calzature (-3,9%), alimentare (-1,7%), beni e servizi per la casa (-2,6%). Sono dati fortemente negativi quelli resi noti oggi dall'Indicatore dei Consumi Confcommercio (ICC).

L'Ufficio studi “evidenzia lo stato di estrema criticità” di “una delle fasi più difficili della nostra recente storia economica”. Il quadro italiano è sempre più critico e il sentimento di famiglie e imprese è ai livelli minimi mai raggiunti (non si riesce ad intravedere a breve un miglioramento). A maggio è aumentata leggermente, dello 0,6%, la domanda relativa ai servizi ma si è ridotta del 3,3% la spesa per i beni (-3,3%). “La contrazione dei volumi acquistati dalle famiglie nel mese di maggio si inserisce in un contesto che vede ormai da mesi una situazione di continuo ridimensionamento della domanda, che ha assunto nel mese di aprile toni preoccupanti”.

In ulteriore diminuzione anche i consumi per alberghi, i pasti e le consumazioni fuori casa (-1,0%). Continuano a fare eccezione alla generalizzata tendenza alla riduzione, i consumi per i beni e i servizi per le comunicazioni (+2,3%). Il settore ha comunque subito una decelerazione rispetto al passato.

Infatti la componente di spesa più penalizzata dalla scelta delle famiglie, nel mese di maggio, risulta essere proprio quella relativa ai beni e servizi per le comunicazioni (-4,7%). Un contenuto ridimensionamento è segnalato anche per i beni e servizi per la casa (-0,2%). Per quanto riguarda l'indice dei prezzi al consumo, per luglio 2012 si stima una variazione congiunturale nulla: il dato porterebbe ad una riduzione del tasso di crescita tendenziale, stimato attestarsi al 3,1% a fronte del 3,3% registrato a giugno.

“Il quadro è desolante in ogni settore ” commenta il Codacons secondo cui i commercianti hanno una sola possibilità: sfruttare l'inizio del periodo dei saldi, che scatterà sabato prossimo 7 luglio, e fare sconti straordinari. “Le famiglie sono talmente in crisi che hanno già deciso di rinviare gli acquisti a tempi migliori. A pesare le tasse appena pagate, dall'Imu all'Irpef, ma anche l'incertezza sulle future tasse ancora non definite, dall'aumento dell'Iva di ottobre, o comunque di gennaio 2012, al conguaglio dell'Imu ancora indefinito ” commenta il Presidente del Codacons Carlo Rienzi - Solo sconti eccezionali, pari al 40% effettivo (non camuffato con il falso aumento del prezzo vecchio!!!!), potrebbero indurre i consumatori a cambiare una decisione già presa e a sfruttare l'occasione, purché sia realmente imperdibile”. Altrimenti il Codacons stima, anche per i saldi estivi, una flessione media delle vendite del 20% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

Intanto ad inaugurare la stagione dei saldi estivi sono state già il 2 luglio scorso  Basilicata e Molise. Sabato prossimo, il 7 luglio, seguiranno tutte le altre. I saldi dureranno in media 2 mesi con varie differenze regionali. Per esempio, in Campania saranno di 90 giorni, in Liguria di 45 giorni e nel Lazio di 6 settimane.

Sull'entità dei saldi risponde Roberto Manzoni, Presidente della Fismo, l'Organizzazione del settore moda di Confesercenti: “Non abbiamo bisogno di suggerimenti: siamo perfettamente consapevoli della situazione attuale dei consumi. Per questo ci saranno supersaldi, con sconti anche superiori al 50% per la necessità di rientrare in qualche modo dell'effetto devastante della crisi economica sui consumi”.

Negli ultimi mesi i negozi di abbigliamento hanno registrato un calo medio delle vendite di circa il 20% ed i magazzini si sono gonfiati. “Le imprese sono in ginocchio” e Manzoni si auspica che con i saldi si possa recuperare un andamento stagionale tutt' altro che roseo, dove i costi spesso hanno superato i ricavi. “Ma soprattutto ” conclude il Presidente della Fismo ” c'è da sperare che non venga attuato il previsto aumento dell'Iva che vorrebbe dire affossare definitivamente il settore distributivo e creare un danno enorme all'economia italiana”.

Condividi questo articolo