Per Sangalli gli aumenti dell’Iva previsti dalle clausole di salvaguardia, che nel 2019 sarebbero pari a circa 200 euro a testa per ogni cittadino, “finirebbero per essere una beffa, oltre che la fine certa delle già modeste prospettive di ripresa”. Secondo il presidente di  Confcommercio “alla base del ricorso ‘salvifico’ all’Iva, c’è un grave e diffuso pregiudizio nei confronti della domanda interna” e la battaglia contro gli aumenti è sì “una battaglia di Confcommercio”, ma anche “una battaglia a favore di tutto il Paese”. Insomma, “sull’Iva non si tratta e non si baratta“.

La richiesta di bloccare gli aumenti dell’Iva è del resto trasversale. Lo hanno ribadito anche oggi Federconsumatori e Codacons di fronte ai dati dell’Istat sul calo delle vendite al dettaglio, temendo consumi in picchiata. Secondo Federconsumatori l’aumento dell’Iva comporterebbe un aggravio medio di 795 euro a famiglia, fra i quali 272 euro legati al rincaro Iva per gli alimentari.

“Vogliamo fatti concreti, perché si rischia una stangata da mille euro annui a famiglia”: così il Codacons  sull’annuncio di Di Maio. “Siamo felici che Di Maio voglia disinnescare la clausole di salvaguardia ma nonostante da mesi i politici ripetano che nel 2019 l’Iva non aumenterà,  ancora non si è visto alcun provvedimento concreto su tale fronte – ha detto il presidente Codacons Carlo Rienzi – Non basta promettere di disinnescare la clausole di salvaguardia: i cittadini vogliono fatti concreti, perché il rischio concreto è quello di una stangata da 1.000 euro annui che, nel caso di incremento delle aliquote, si abbatterà su ogni singola famiglia tra costi diretti e indiretti. Di Maio deve dire dove troverà le risorse per impedire il ritocco dell’Iva e la conseguente crisi dei consumi che si innescherà in Italia in caso di aumento delle aliquote, con le vendite che diminuiranno del -0,7% nel primo anno e minori acquisti per quasi 25 miliardi di euro, e rassicurare i cittadini attraverso misure concrete”.