Congedi parentali. A casa con il bebè

Non sempre è facile conciliare famiglia e lavoro. Soprattutto quando si hanno bimbi piccoli o in arrivo. Donne in gravidanza, lavoratori con figli e/o parenti con disabilità sono però agevolati e tutelati dal nostro ordinamento giuridico, che prevede congedi e permessi. E non solo per le lavoratrici dipendenti: dalla fine del 2007 il diritto al congedo di maternità e all'astensione anticipata dal lavoro è stata estesa anche alle donne iscritte alla Gestione separata (quella di riferimento, ad esempio, per chi ha un Co.Co.Pro., ovvero un contratto a progetto) che abbiano determinati requisiti contributivi.

La maternità

La maternità è regolamentata dal D.lgs. n.151/01, che garantisce i diritti della donna e del bambino per un'adeguata assistenza prima e dopo il parto.

Il congedo per maternità. La legge prevede che la donna lavoratrice usufruisca, per il periodo della maternità, di 21 settimane di congedo, pari a cinque mesi, e che smetta di lavorare a due mesi dalla data presunta del parto e per i tre mesi successivi. La scelta per la futura mamma può essere anche quella di lavorare fino all'ottavo mese, se ciò non crea problemi alla sua salute o a quella del nascituro, e, così, di rientrare al lavoro al quarto mese di vita del bimbo. Nel caso di nascita anticipata i giorni non goduti prima del parto vengono recuperati dopo. è possibile anche chiedere un congedo anticipato presentando domanda all'Ispettorato del lavoro del luogo di residenza, indicando i motivi della richiesta e allegando il certificato di gravidanza rilasciato dal medico. Durante il periodo di maternità, l'indennità giornaliera erogata è pari all'80% dell'ultima retribuzione, per tutto il periodo di assenza dal lavoro. Anche nel caso di adozione o affidamento è previsto un congedo di maternità/paternità di 5 mesi. Rispetto al passato non esistono limitazioni in riferimento all'età del bambino adottato.

Permessi per allattamento. Una volta rientrata al lavoro e fino al compimento del primo anno di vita del bambino, alla donna lavoratrice spettano due periodi di riposo al giorno, della durata di un'ora ciascuno, per l'allattamento. Si tratta di permessi cumulabili fra loro, ma che vanno comunque concordati con l'azienda in base alle esigenze di servizio. Sono escluse le lavoratrici a domicilio e le domestiche. Nel caso in cui la neomamma utilizzi una struttura messa a disposizione dal datore di lavoro (un asilo o una nursery), i periodi si riducono a mezz'ora ciascuno. Se l'orario giornaliero di lavoro è inferiore a 6 ore è previsto un unico riposo. Se l'evento è stato reso lieto dall'arrivo di gemelli, la durata del permesso è invece raddoppiata. E in questo caso, le ore aggiuntive possono essere utilizzate anche dal padre. Sono comunque considerate ore lavorative a tutti gli effetti e quindi regolarmente retribuite.

Il congedo dei parenti

Durante i primi 8 anni di vita del bambino, sia il padre che la madre, purché non lavoratori a domicilio o domestici, hanno diritto anche contemporaneamente ad assentarsi dal lavoro per “congedo parentale”, per garantire cure e presenza al figlio. L'assenza dal lavoro può essere continuativa o frazionata, ma in ogni caso non può superare in totale per entrambi i genitori i dieci mesi. Si arriva a undici mesi se il padre decide di usufruire di un periodo di assenza superiore ai tre mesi, anche frazionato. Nel caso dei genitori adottivi il congedo parentale può essere richiesto entro gli otto anni dall'ingresso del minore in famiglia e fino ai 18 anni del bambino. Il trattamento economico e previdenziale è diverso a seconda del periodo in cui viene utilizzato il congedo e dell'ammontare del reddito individuale del lavoratore che lo richiede. In particolare è prevista:

un'indennità pari al 30% della retribuzione per un periodo complessivo di congedo fra i due genitori di massimo sei mesi a prescindere dal reddito;

un'indennità pari al 30% per la durata del periodo di congedo a patto che il reddito personale del genitore che lo richiede sia inferiore a 2,5 volte l& apos;importo del trattamento minimo di pensione che per il 2009 è pari a 458,20 euro.

Assegno di maternità

Per venire incontro alle esigenze delle neomamme, comprese le donne extracomunitarie purché in possesso del permesso di soggiorno, la legge ha previsto anche un sostegno economico che va sotto il nome di “assegno di maternità”. Viene erogato alla donna che:

ha un rapporto di lavoro in essere e almeno tre mesi di contribuzione nel periodo compreso fra i 18 e i 9 mesi precedenti la nascita del bambino (o il suo inserimento in famiglia, nel caso di adozione o affidamento);

si è dimessa volontariamente dal lavoro durante la gravidanza e abbia almeno 3 mesi di contribuzione nel periodo compreso fra i 18 e i 9 mesi precedenti la nascita del bambino (o il suo inserimento in famiglia, nel caso di adozione o affidamento);

precedentemente ha avuto diritto a una prestazione Inps (per esempio per malattia o disoccupazione) per aver lavorato almeno tre mesi, purché non sia trascorso un determinato periodo di tempo, diverso a seconda dei casi, ma mai superiore ai nove mesi. La domanda va presentata all'Inps.

Esiste anche un assegno concesso dai Comuni alle donne il cui reddito familiare non superi il tetto previsto dall'ISEE (l'indicatore della situazione economica) che per il 2008 è di 31.223,51 euro per una famiglia di tre persone. La domanda va presentata al Comune di residenza. Le prestazioni non sono cumulabili fra loro e vanno richieste entro 6 mesi dalla nascita o dall'ingresso in famiglia in caso di adozione o affidamento.

Quando il bimbo sta male

In aggiunta ai congedi di maternità, paternità e parentali, entrambi i genitori hanno diritto, alternativamente fra loro, di assentarsi dal lavoro durante le malattie dei figli dietro presentazione del certificato medico rilasciato da un medico del Servizio sanitario nazionale. Se solo uno dei genitori è un lavoratore subordinato basterà presentare, insieme al certificato medico, un'autocertificazione attestante che l'altro genitore non ha diritto al permesso.

Se entrambi i genitori sono subordinati, chi intende utilizzare il congedo dovrà presentare un'autocertificazione dalla quale risulti che l'altro genitore non è assente dal lavoro negli stessi giorni per il medesimo motivo. Il diritto al congedo per la malattia del figlio non spetta alle lavoratrici e ai lavoratori a domicilio e ai lavoratori domestici. L'assenza per malattia del bambino non è retribuita, ma vale ai fini dell'anzianità di servizio.

I permessi per disabilità

Fino al terzo anno di età del bambino con grave disabilità, la madre, o il padre, ha diritto al prolungamento del congedo parentale oltre quello ordinario con un'indennità pari al 30% della retribuzione. In alternativa i genitori hanno diritto a due ore di permesso giornaliero retribuito.

Fino al primo anno di vita del bambino le ore di permesso sono quelle previste per l'allattamento. Dal secondo al terzo anno di età i riposi sono alternativi al prolungamento del congedo, quindi il genitore che se ne avvale può utilizzarli anche durante l'eventuale congedo ordinario dell'altro genitore e/ o congedo per malattie del bambino.

Fino ai 18 anni, i genitori hanno diritto a tre giorni di permesso mensile retribuito. I permessi possono essere goduti anche contemporaneamente purché le assenze non siano superiori per entrambi a tre giorni al mese.

Al raggiungimento della maggiore età, la madre e il padre hanno diritto a tre giorni di permesso lavorativo al mese, retribuiti e coperti da contribuzione figurativa, per assistere il figlio. A una condizione: che siano conviventi oppure che l'assistenza al figlio sia continuativa ed esclusiva.

& lt;P>Cosa spetta ai papà

Paternità. Il neopapà (compreso quello adottivo) può assentarsi dal lavoro nei primi tre mesi dalla nascita del figlio in caso di:

morte o grave infermità della madre

abbandono del figlio da parte della madre

affidamento del bambino al padre in via esclusiva

Assenza per allattamento. Gli uomini hanno diritto ai periodi di riposo per allattamento in caso di:

morte o grave infermità della madre

affidamento del bambino al padre in via esclusiva

in alternativa alla madre dipendente che non si avvalga del permesso o non ne abbia diritto

lavoro autonomo della madre

parto plurimo

Non ne hanno diritto:

quando la madre non svolge alcuna attività lavorativa

nei periodi in cui la madre è in congedo di maternità o parentale< /P>

In Italia buone tutele, ma non basta

Il nostro ordinamento prevede complessivamente buone tutele per i lavoratori, sia uomini che donne. Ad esempio, a fronte delle 21 settimane concesse dall'Italia alle donne per la maternità, la Francia ne prevede 16, la Svezia 15 e gli Usa 12. E nell'ottobre 2008 una direttiva Ue ha aumentato da 14 a 18 le settimane per il congedo minimo di maternità. Nonostante questo, in Italia occorrerebbe però compiere ulteriori passi avanti, anche sul piano sociale, per snellire la burocrazia e rendere veramente non discriminati certi lavoratori: si pensi ai problemi incontrati dalle lavoratrici al rientro dalla maternità, dall'ottenere il part-time al fare carriera.

Fonte: www.altroconsumo.it

 

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