Consegne a domicilio, Adoc: pizza batte sushi. Consumatori disposti a pagare di più per rider tutelati

 Margherita batte sushi e ravioli al vapore. Anche nelle consegne a domicilio gli italiani si affidano in maggioranza alla pizza, il cibo più ordinato per cenare a casa, al primo posto nella scelta delle famiglie, prima della cucina cinese, di quella giapponese e di tutte le varianti, dall’hamburger alla cucina indiana. A dirlo è un’indagine dell’Adoc  sulle consegne a domicilio. In epoca di gig economy, dice l’associazione, il 57% dei consumatori si dichiara disposto a pagare di più se rider e fattorini della gig economy fossero regolarizzati e tutelati.

Sono il 65% le famiglie che ordinano take away almeno una volta al mese. La pizza è la scelta preferita dal 43% degli italiani (con una spesa media di 24 euro per tre persone), seguita dal cibo cinese scelto dal 26% delle famiglie (42 euro per tre persone) e dalla cucina giapponese scelta dal 21% delle famiglie (la più cara con una costo medio di 63 euro per tre persone). I panini sono il cibo meno scelto dai consumatori e si fermano all’8%, con una spesa media di 18 euro.

Complessivamente, il 65% circa delle famiglie ordina a casa almeno una volta al mese, per una spesa media di circa 34 euro, secondo l’indagine dell’Adoc. Oltre alla comodità di riceverla a casa, la preferenza per la pizza take-away è dovuta anche ai costi, in media inferiori del 30% rispetto alla classica pizzeria.

“Le consegne a domicilio di cibo stanno registrando un boom tra le famiglie italiane, circa il 65% la ordina almeno una volta al mese, una su quattro almeno una volta a settimana – dichiara Roberto Tascini, presidente dell’Adoc – la pizza rimane il cibo favorito, scelto dal 43% delle famiglie, mentre il 26% opta per il cibo cinese, il 21% per quello giapponese, solo l’8% sceglie di mangiare panini e hamburger. Oltre al gusto e alla tradizione, a far propendere i consumatori italiani per la pizza a domicilio è il costo più contenuto, sia rispetto ai concorrenti (una cena per una famiglia di tre persone a base di cibo cinese costa 42 euro, al giapponese ben 63 euro, contro i soli 24 euro di una cena a base pizza) sia rispetto alla variante classica della cena fuori: per una pizza consegnata a casa si spende in media il 30% in meno rispetto a quella consumata in un locale. Differenze percentuali simili anche per i fritti, che a casa costano in media il 26,5% in meno rispetto alla pizzeria. Ad ogni modo, sia a domicilio, sia al locale, la pizza rimane il cibo preferito dagli italiani, nonostante l’aumento medio di poco meno il 10% dal 2007, inizio della crisi, ad oggi. Undici anni fa una pizza in un locale costava in media 5,85 euro, oggi si spendono mediamente 6,40 euro.”

Legato a doppio filo con le consegne a domicilio è il discorso sui fattorini e, più in generale, sulla gig economy, la cosiddetta economia dei lavoretti. “Come consumatori dobbiamo chiederci se prezzi bassi e comodità siano barattabili con diritti e dignità dei lavoratori – continua Tascini – Secondo noi, no. Il consumo deve essere sostenibile e non ledere i diritti altrui e così la pensa più di un italiano su due, considerando che il 57% sarebbe ben disposto a corrispondere un prezzo più alto, sia per i prodotti che per il servizio di consegna, se il fattorino fosse regolarizzato e tutelato. Noi riteniamo che i cosiddetti “riders”, sia che lavorino tramite le app sia che lavorino direttamente per il locale, debbano avere maggiori tutele e diritti. Diritti che non possiamo e non dobbiamo comprimere in nome del low cost. Così il sistema non è sostenibile né eticamente accettabile.”

 

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