Consensi sulla proposta di Storace contro le liste d'attesa nella sanità

Un coro di sì, ma con qualche distinguo, all'idea del ministro di rimborsare i cittadini vittime di disservizi Rimborsi ai pazienti costretti a fare i conti con i disservizi del Servizio sanitario nazionale.

Primo tra tutti le lunghe liste d'attesa. La proposta avanzata martedì dal neo ministro della Salute Francesco Storace raccoglie consensi. Anche se con qualche distinguo. “Per raggiungere l'obiettivo dell'abbattimento delle liste ” ha dichiarato l'esponente di Alleanza nazionale alla commissione Sanità del Senato ” serve individuare le responsabilità dirette e lavorare anche per la creazione di centri di prenotazione unica regionali o anche transregionali, dove le condizioni lo permettano”. Uragano Storace si potrebbe dire.
A pochi giorni dal suo insediamento nel ministero di Lungotevere a Ripa, ecco una serie di annunci da tagliare il fiato. Il più eclatante, la volontà di riaprire il ‘capitolo' sulla terapia Di Bella, su cui si scatenò la bagarre politica e scientifica qualche anno fa. Altra dichiarazione ‘a effetto', riguarda la volontà di voler rivedere la politica dei prezzi dei farmaci a carico dei cittadini. Ma certo l'idea di equiparare i servizi sanitari a quelli “dei treni, che in caso di ritardo garantiscono un rimborso”, ha fatto discutere.
Il Codacons ha promosso a pieni voti la proposta. “Si tratta di un'ottima idea ” ha affermato il presidente dell'associazione a tutela dei consumatori, Carlo Rienzi – in quanto solo rimborsi e risarcimenti agli utenti possono rappresentare un'adeguata forma di incentivo per il miglioramento delle prestazioni, anche nel campo sanitario”. E anzi, in Codacons ha suggerito di prevedere, in caso di ritardi superiori a 5 giorni per analisi ed esami diagnostici, un bonus da 50 euro per ogni giorno di ritardo, da versare al cittadino sotto forma di denaro, di servizio ospedaliero. Oppure attraverso medicinali o sconti sui farmaci. “Nei casi in cui la responsabilità di ritardi e disservizi può essere attribuita esclusivamente ai sanitari ” ha incalzato l& apos;associazione – su di essi ci si dovrà poi rivalere”.
Più cauto, sulla proposta del ministro Storace, è apparso il Tribunale per i diritti del malato-Cittadinanzattiva. “Pensiamo pure a nuovi strumenti ” ha spiegato in una nota firmata dal suo responsabile nazionale Stefano Inglese – ma facciamo applicare anche quelli già esistenti”. Insomma, per il Tdm l'idea di prevedere dei rimborsi per i disagi subiti dai cittadini nell'accesso all'Ssn pur essendo “un'ottima idea”, dovrebbe seguire l'obiettivo prioritario, cioè “l'applicazione delle norme in vigore. Già dal 1998 ” ha spiegato Inglese – sono state introdotte, infatti, misure che consentono ai cittadini di ottenere dalla propria Asl l'autorizzazione per esami diagnostici e visite specialistiche senza aggravio di spese, qualora non siano rispettati i tempi massimi fissati da ogni Regione, mettendo a carico del servizio pubblico la differenza di costo sopportata rispetto al pagamento del ticket. Prima di pensare a nuovi strumenti, quindi, è necessario applicare quelli già esistenti. A cominciare dalla garanzia dell'informazione nei confronti dei cittadini sui tempi massimi in ogni Regione. Tempi che ” ha precisato il Tdm – dovrebbero essere affissi al pubblico in tutti i centri di prenotazione, o comunque comunicati al cittadino ogni qualvolta la struttura non sia in grado di rispettarli”.
Infine, ha concluso il Tribunale per i diritti del malato, sarebbe necessario il “sostegno da parte di ministero e Regioni, con i necessari investimenti, alla pratica della utilizzazione dell'intramoenia, senza costi aggiuntivi per l'utente, ogni qualvolta non si sia in grado di rispettare i tempi massimi fissati”.

Fonte:Tuoquotidiano

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