Consumi, Confesercenti: con la crisi giù la spesa per alimenti di qualità

Dal 2007 al 2015 la spesa media annuale delle famiglie italiane è diminuita del 3,6%. A guardare nel dettaglio, quello che emerge è il diverso modo in cui si sono distribuite le spese: la crisi economica ha cambiato i bilanci delle famiglie, col risultato che nel tempo si è ridotta la spesa per gli alimenti di qualità – si acquista meno carne, meno pesce, meno pane – mentre è aumentato il peso delle bollette e delle spese fisse legate alla casa, all’acqua, all’elettricità e al riscaldamento. I dati vengono da una recente analisi sui consumi elaborata da Confesercenti a partire dai dati Istat. “La crisi ha fatto fare agli italiani un passo indietro sull’alimentazione di qualità, la moda e perfino la formazione e l’istruzione”, dice la sigla.

L’analisi delinea un quadro di persistente difficoltà. Nonostante la lieve ripresa dei consumi registrata nel 2015, i bilanci e le spese degli italiani continuano ad essere distanti dai livelli pre-crisi: nell’anno appena concluso, infatti, la spesa media annuale delle famiglie si è attestata su 22.882 euro, ancora 855 euro in meno rispetto al 2007, mentre i risparmi familiari, nello stesso periodo, si sono contratti del 25%. Aumentano dal 2007 al 2015 le spese fisse, che assorbono parte consistente del budget familiare: le famiglie spendono molto di più per le uscite legate alla casa, all’acqua, all’elettricità e ai combustibili per il riscaldamento (+536 euro, pari al 16,1% rispetto al 2007), ma anche per le spese sanitarie e per la salute (+142 euro per un aumento di quasi il 12%). Questo andamento ha dunque portato le famiglie a tagliare su altre voci di spesa. E un dato che evidenzia l’orientamento verso il basso della spesa e dei consumi emerge prima di tutto dal dettaglio dei prodotti alimentari: sono in calo soprattutto quelli di maggior qualità. Cresce infatti la spesa per frutta e ortaggi (+164 euro rispetto al 2007, un aumento del 16,% rispetto al 2007) e per zuccheri e dolciumi (+91 euro, più 23,2%), ma diminuiscono le risorse destinate a tutti i prodotti di maggior costo e pregio: in primis la carne (-100 euro pari a una flessione del 7,9%) e il pesce (-74 euro in calo del 14,7% rispetto al 2007), ma alla revisione di spesa non sfuggono nemmeno pane e cereali (-69 euro, meno 7,2%), olio, latte, formaggi e uova, bevande.

Fuori dal comparto dell’alimentare spicca invece il calo di abbigliamento e calzature (-512 euro rispetto al 2007 pari a una flessione del 27,3%), ma anche della spesa per mobili, articoli e servizi per la casa (-475 euro, meno 27,8% sul 2007) e il crollo del budget per alberghi e ristoranti. Praticamente dimezzato pure il budget riservato all’istruzione, che tra il 2007 ed il 2015 passa da 304 a 173 euro, con un crollo del 43%. Si tratta di un dato, spiega Confesercenti, su cui pesa la rinuncia a libri, corsi privati e formazione, ma su cui incide anche il calo di iscrizioni di giovani alle università.

Il calo maggiore, però, è registrato da trasporti e carburanti: nel 2015 le famiglie italiane hanno speso lo scorso anno per questa voce ben 1.290 euro in meno rispetto al 2007, pari a una flessione del 29,4%. Un taglio dovuto in parte alla diminuzione dei prezzi dei carburanti avvenuta nell’ultimo anno, ma che è da accreditare per la maggior parte ad un minor consumo di carburanti e al mancato rinnovo del parco auto. Aumentano, invece, le spese per la cura della persona, i servizi di assistenza sociale e assicurazioni (+945 euro), quelle per spettacoli e comunicazioni, voce che include smartphone e contratti di telefonia. “La ripresa dei consumi rilevata nel 2015 rispetto al 2014 è ancora troppo debole per permettere il recupero del crollo della spesa registrato nei tre anni precedenti – ha detto Massimo Vivoli, presidente Confesercenti – Bisogna inoltre ricordare che il ritorno in territorio positivo dei consumi avvenuto lo scorso anno ha riguardato soprattutto i beni durevoli, le cui vendite sono cresciute del 7% nel solo 2015, mentre il resto è rimasto al palo. Anzi: la diminuzione di vendite registrata in molti comparti suggerisce che la domanda dei consumatori sia in questa fase più debole di quanto previsto. In questo scenario, dobbiamo prepararci a correre ai ripari, anche perché uno stimolo importante alla crescita del Pil può provenire solo dai consumi, visto che gli investimenti hanno ancora bisogno di tempo per manifestarsi. C’è bisogno di un intervento coraggioso, che dia un po’ di ossigeno alle famiglie e aiuti la ripartenza della spesa”.

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